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Arthur Leclerc: quando il rumore delle F1 mi faceva piangere

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Da Monaco 1950 a Monaco 2025: sono 75 anni che la Ferrari corre e ogni tanto vince (10 successi) sulle strade del Principato. Con Charles Leclerc gioca in casa e sogna di ripetere in bis (alquanto improbabile). Ma a Monte Carlo qualche volta esce pure lo zero.

La parola passa a Arthur, fratellino di Charles che l’anno scorso ha debuttato nelle prove del venerdì.

Da monegasco, puoi spiegare qual è l’importanza di questa gara per il Principato? E per te in particolare, cosa significa vedere tuo fratello correre su queste strade?

Essere monegasco e guardare il Gran Premio di Monaco è qualcosa di incredibile. Seguo questa gara da tantissimi anni, praticamente da quando sono nato, ed è davvero qualcosa di speciale per tutti i nostri amici e la nostra famiglia. Ovviamente, vedere Charles guidare aggiunge sempre qualcosa in più. L’anno scorso è riuscito a realizzare il sogno di vincere la gara, quindi in un certo senso sembra aver chiuso il cerchio. Di sicuro per tutti i monegaschi è sempre una giornata magica quella del Gran Premio.

Qual è il tuo primo ricordo di questa gara? Cosa facevi durante il GP da bambino?

Il primo ricordo del Gran Premio di Monaco sono io bambino che guardo la gara insieme ai miei genitori e ai miei fratelli. È passato davvero tanto tempo! Eravamo alla chicane della Piscina e ricordo che i motori di Formula 1 all’epoca erano così rumorosi che mi misi a piangere! I miei genitori dovettero comprarmi dei tappi per le orecchie perché mi facevano male…

Che impatto pensi possa avere la nuova regola dei due pit stop obbligatori in gara?

Penso che sia positivo avere due soste obbligatorie, perché porterà un po’ più di azione e imprevedibilità alla gara, e permetterà anche ai piloti di spingere di più con le gomme. Negli ultimi anni tutto ruotava troppo intorno alla gestione degli pneumatic

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