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La Formula 1 riparte dal Gran premio Giappone, per la prima volta anticipato ad aprile nel periodo della fioritura dei ciliegi. Una festa in Giappone. A Suzuka si era sempre corso ad ottobre e novembre, anche se già l’anno scorso il Gran premio era stato anticipato al 24 settembre. Si è giocato d’anticipo per ridurre gli spostamenti, inserendo la gara di Suzuka tra l’Australia e la Cina. I giapponesi non hanno gradito tanto. Ma era l’unico modo di ridurre un po’ i voli… anche se poi in calendario qualche follia resta…
Quello di Suzuka è uno dei tracciati preferiti dai piloti. E’ divertente, completo, molto importante per capire come va davvero una monoposto. E correrci ad inizio stagione dà ancora più gusto, perchè fornisce indicazioni preziose. Quando ci si arrivava a fine stagione (qui si sono decisi tanti Mondiali) ormai si era già capito tutto.
Per la Ferrari è un weekend da esame decisivo dopo la vittoria australiana: qui si capirà se la SF-24 può avere ambizioni vere o se si tornerà al dominio di Verstappen.
Istruzioni per l’uso
- Di proprietà della Honda, l’impianto dispone anche di un parco divertimenti e di un centro di educazione al traffico oltre alle Honda Racing School per la guida sui kart, le monoposto e le moto.
- Secondo i tecnici Brembo il Suzuka International Racing Course da 5.807 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti scarsamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 1 nonostante la presenza di 10 frenate al giro. Tuttavia in metà di queste la decelerazione è inferiore a 60 km/h e la frenata dura meno di un secondo. Sono soltanto 2 le frenate della categoria High.
- La curva più dura del Suzuka International Racing Course per l’impianto frenante è la 16, teatro di una perdita di velocità di poco inferiore ai 200 km/h, da 289 km/h a 92 km/h. Per riuscirci i piloti frenano per 2,19 secondi, affrontando una decelerazione di 4,5 g con un carico sul pedale di 141 kg. Durante la frenata che sprigiona una potenza di 2.250 kW, l’auto avanza per 103 metri.
- Sono state finora 37 le edizioni del Gran Premio del Giappone fin qui disputate, di cui 33 a Suzuka: le quattro rimanenti furono ospitate sul tracciato del Fuji, di proprietà della Toyota. Il pilota più vincente è ancora Michael Schumacher con sei successi: il tedesco è anche primo nella classifica delle pole position (8) e dei piazzamenti sul podio (9). Per quanto riguarda le squadre, la McLaren ha il maggior numero di vittorie (9) mentre la Ferrari guida quella delle pole position (10).
- E’ il primo Gran Premi del Giappone disputato in aprile nella storia della Formula 1. Le 37 gare corse fin qui sono andate in scena principalmente in ottobre (31 volte), anche se in tre occasioni si è gareggiato in settembre e in altre tre in novembre.
- Il Mondiale ha fatto tappa nel Paese del Sol Levante in aprile: accadde nel 1994 quando sul piccolo tracciato di Aida, ora noto come Okayama, si disputò il Gran Premio del Pacifico, vinto da Michael Schumacher con la Benetton. Fu l’ultima gara di Ayrton Senna prima di Imola.
- Verstappen può diventare il primo pilota a conquistare la pole nelle prime quattro gare di una stagione da quando Lewis Hamilton lo fece nove anni fa, nel 2015.
- Il circuito di Suzuka ha 18 curve, alcune delle quali – come la Spoon, la 130R e la combinazione in salita fra la 2 e la 7 – sono fra le più note del calendario iridato. Lo sono meno le due Degner, che prendono il nome da Ernst Degner, un corridore di moto tedesco degli anni Cinquanta e Sessanta.
- Suzula mette a dura prova gli pneumatici, sia in termini di usura (l’asfalto ha livelli di rugosità e abrasività elevati ) sia in termini di forze e carichi cui vengono sottoposti, considerate le diverse tipologie di curve che lo compongono.
- Pirelli ha selezionato il tris di mescole più duro fra quelle a disposizione, composto dalla C1 come Hard, dalla C2 come Medium e dalla C3 come Soft. Si tratta fra l’altro della stessa selezione utilizzata in Bahrain per la prima gara della stagione.
- Solitamente la gara si sviluppa su due soste, considerato appunto lo stress cui vengono sottoposte le gomme e il loro degrado termico: peraltro, le eventuali temperature più basse rispetto al passato potrebbero essere un suo fattore mitigante e creare così le condizioni, soprattutto per vetture e piloti particolarmente gentili nella gestione dei pneumatici, per provare ad arrivare al traguardo fermandosi solamente una volta per l’obbligatorio cambio di mescola.
- Il rovescio della medaglia sta nella maggior difficoltà che si potrebbe incontrare nel portare alla giusta temperatura d’esercizio le gomme, soprattutto dopo la ripartenza dai box: ciò diminuirebbe anche l’efficacia dell’undercut, di solito molto utile su questo tracciato, anche alla luce del fatto che le mescole preferite per la gara sono tradizionalmente Hard e Medium.

