Alla fine Mattia Binotto ha deciso di levare il disturbo. Ha capito di non avere più la fiducia della presidenza e prima di farsi cacciare ha deciso di dare le dimissioni. Dimissioni indotte, sia ben chiaro, ma sempre meglio di farsi esonerare. Per la Ferrari non è un bene, tutt’altro. La stabilità in Formula 1 paga. Ha sempre pagato.
La notizia anticipata dal Corriere (vedi qui) non è ancora stata confermata ufficialmente. Ma stanno arrivando conferme da ogni parte.
Il tira molla durava dall’inizio stagione. Le prime voci che qualcosa non funzionasse tra John Elkann e Mattia Binotto erano emerse dopo le prime vittorie quando dal Presidente non erano arrivati ne complimenti ne altro. Strano. Cominciarono a circolare strane voci che pian piano sono aumentate fino a deflagrare la scorsa settimana alla vigilia dell’ultima gara.
Quattro righe di tweet non bastavano a dare la fiducia. Ci voleva altro. L’ho scritto e detto. Binotto ha provato a resistere, ha mandato dei messaggi. Anche domenica dopo aver chiuso il campionato al secondo posto aveva detto: “Avete visto chiaramente con chi sta la squadra”. La squadra aveva giocato per il vecchio allenatore. Il silenzio presidenziale però è proseguito. Assordante come solo i silenzi possono essere.
Nel pomeriggio il silenzio Ferrari e’ proseguitò. Nessuna comunicazione ufficiale. Quindi Messina smentita questa volta. Ormai siamo alla resa dei conti.
L’unica notizia è stata una frase pronunciata dal ceo Benedetto Vigna quattro giorni fa e rilanciata oggi da Cnbc… una frase in cui boccia il secondo posto in campionato
Notizia in aggiornamento

