“Chiedo scusa non correrò più. Torno in ferramenta”. Romano Fenati (da La Repubblica)
Premesso che non è mai troppo tardi per prendere le decisioni giuste, sulla vicenda Fenati, ultra commentata in questi giorni mi vengono da dire ancora due tre cose.
Fenati è stato un folle, ma purtroppo non è il solo a far follie quando si mette un casco in testa. Vogliamo parlare di quanto fece Vettel con Hamilton lo scorso anno a Baku? Vogliamo parlare di quando Coulthard ostacolò Schumacher sotto il diluvio di Spa? Liti da strada. Le peggiori. Con milioni di persone che ti guardano e magari ti prendono da esempio.
Fenati è stato fermato per due gare. Un’altra follia. Per fortuna sono intervenute le sue squadre. Quella di oggi è quella di domani. Lo hanno lasciato a piedi. Bravi. Bravissimi. E guardate che Fenati non è Valentino, ma non è neppure una pippa.
Fenati è stato lapidato dagli odiatori di professione. E qui scatta la difesa. Perché augurare il peggio a un ragazzo con evidenti problemi di tenuta sotto pressione è come schiacciare il freno del motociclista che ti corre di fianco.
Non lo voglio difendere perché un gesto così non sarà mai difendibile anche se arrivato dopo una provocazione. Ma un ragazzo che un bel mattino si alza, prende il furgone e corre ad Amatrice a scavare, ad aiutare senza che nessuno glielo avesse chiesto, non può essere tutto da buttare.
Non so se il pilota sia recuperabile dopo quello che ha combinato, ma anche un ferramenta può essere pericoloso con un cacciavite in mano. Qui va aiutato il ragazzo prima del pilota. Perchè certe reazioni non facciano più parte della sua vita. #salavatefenati (ovviamente da se stesso).
