Abu Dhabi sede del primo Ferrari World non è un circuito favorevole alla Ferrari… non lo era negli anni d’oro…La Ferrari non ha mai vinto ad Abu Dhabi e, anzi, ha quasi sempre vissuto gare non facili, come purtroppo si prospetta anche quella di quest’anno. A rendere ancora più complicato il weekend, ci sarà anche la penalizzazione di tre posizioni sulla griglia di partenza inflitta a Charles in seguito all’incidente del primo giro nello scorso Gran Premio di Sakhir.
Q&A con Diego Ioverno Responsabile Operazioni AutotelaioFra le tante aree di miglioramento su cui la Scuderia Ferrari deve sicuramente lavorare in vista della prossima stagione c’è quella dei pit-stop. Alla vigilia dell’ultimo appuntamento della stagione la percentuale di pit-stop di durata superiore ai tre secondi e mezzo – una soglia oltre la quale internamente il cambio gomme viene definito come un errore serio – è del 22%, ben lontana da quella delle squadre più performanti in questo campo. L’andamento della stagione non sarebbe sostanzialmente cambiato se ci fosse stato un numero inferiore di pit-stop senza errori gravi ma, probabilmente, ci sarebbe qualche punto in più all’attivo.
“È vero che il numero di soste superiore ai 3,5 secondi è troppo alto per quelli che sono storicamente gli standard della Scuderia ma il più delle volte le cause che hanno portato a un rilascio della vettura tutt’altro che ottimale sono dovute ad un problema specifico, legato al dado della ruota – spiega Diego Ioverno, Responsabile Operazioni Autotelaio della Scuderia –. La filettatura non è robusta abbastanza, il che ha provocato più volte lo spanamento del dado stesso. È un problema di affidabilità su cui stiamo lavorando alacremente per cercare di risolverlo per il prossimo anno”.
La consapevolezza del problema genera altre conseguenze, giusto?
“Sì, è così. È chiaro che i ragazzi sentono anche inconsciamente che, dovendo agire su un componente più a rischio, il margine d’errore nell’innesto della pistola sul dado è molto più ristretto, il che comporta un effetto perverso che rallenta complessivamente tutte le operazioni. Lo si vede anche nel tempo medio dei pit-stop definiti buoni, che è di 2.73 secondi: c’è anche qui un po’ di margine di miglioramento”.
Che altre azioni si possono fare?
“Innanzitutto vale la pena sottolineare che la nostra è una squadra giovane anche in questo settore specifico. Nell’ultimo biennio è iniziato un importante processo di rinnovamento, sia nei ruoli operativi che in quelli di coordinamento. È ovvio quindi che ci sia bisogno di un po’ di tempo per migliorare l’amalgama fra tutti i componenti del team del pit-stop perché non c’è operazione in questo sport in cui la sincornizzazione fra il lavoro di oltre venti persone sia più importante. Non è un caso che le crew migliori siano formate da un organico ormai stabile da tanti anni. Oltre al già citato lavoro sull’affidabilità bisogna quindi lavorare su questo fronte, sia attraverso allenamenti specifici che con sessioni di training psico-fisici: un’altra priorità dell’inverno che ci porterà al 2021”.

