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Rassegna stampa dalla Tempesta Rossa: #Binotto va aiutato dalla proprietà

GP BELGIO F1/2020 - GIOVEDÌ 27/08/2020 credit: @Scuderia Ferrari Press Office

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Rassegna stampa dalla Tempesta Rossa. Ecco come amici e colleghi della stampa italiana aggrediscono la crisi ferrarista. La pensiamo in modo abbastanza simile: c’è bisogno di un segnale forte dalla proprietà. Oggi è inutile cacciare Binotto, piuttosto bisogna rinforzarlo. A parer mio ci vorrebbe un ad che capisca di Formula1 e non solo di business e una campagna acquisti tecnica di un certo peso.

Ecco grazie a loslalom.it la rassegna stampa di oggi

Gianluca Gasparini sulla Gazzetta dello sport trova che “Mattia Binotto, che dirige oggi la rossa in pista, può aver anche commesso qualche errore ma non è mai stato spalleggiato da dirigenti così forti. Mancano idee e coraggio. Mentre altre squadre – compresa la Mercedes dominatrice – hanno rivoluzionato motore e telaio, la Ferrari ha solo sviluppato la monoposto di quel 2018 senza riuscire a correggere i difetti di aerodinamica e il feeling incostante con le gomme. Cui si è aggiunto il calo di potenza della power unit, in seguito alle note vicende regolamentari”.

Paolo Bramardo su Tuttosport ricorda: “Bisogna tornare indietro di 40 anni per trovare una stagione della Ferrari negativa come questa. Con una differenza non da poco: nel 1979 la Scuderia aveva vinto il Mondiale piloti con Scheckter (davanti al compagno Villeneuve) e quello costruttori. Un’annata di transizione era, se non giustificabile, sopportabile. … Si rischia di fare naufragio e, allo stato attuale, Monza non sembra affatto un porto sicuro”.

Giorgio Terruzzi su Corriere della sera comincia a guardare cosa accade alle spalle delle Ferrari e scrive: “Non si tratta di dare scosse psicologiche perché l’aerodinamica di una F1 non si evolve cambiando gli umori. Ma alla Ferrari non è consentito correre in castigo. Tra il quarto e l’ultimo posto ballano pochi decimi. Sono quelli che, in questo momento gramo contano di più. Vanno ricercati, conservati e protetti al pari del tesoro di San Gennaro”.

Benny Casadei Lucchi su il Giornale chiama in causa la proprietà della Ferrari e traccia un parallelismo con le vicende della Juventus. “Come mai – si domanda – un allenatore che vince lo scudetto con un gioiello di famiglia viene esonerato poco dopo perché reo di avere mancato, come i predecessori, la Champions, regalando brutte figure oltre confine a società e tifosi? Come mai a Torino nessuno mette invece mano a un altro gioiello di famiglia, peraltro fortemente voluto, in quanto originariamente non proprio di famiglia? Un gioiello che non solo perde, ma sta facendo scempio di se stesso in giro per l’Europa e il mondo. Come mai la Juventus senza soldi può permettersi di pagare milioni indicando in fretta e furia la porta all’incolpevole Sarri? Come mai invece la Ferrari, realmente colpevole di essersi persa e che di soldi ne ha e produce, bancomat del Gruppo torinese fu definita in tempi neppure tanto lontani, sembra dopo ogni disgraziato Gran premio restare fuori dalle rotte della proprietà sabauda? Quasi non esistesse. Dimenticata. … La Ferrari F1 è molto più che un’azienda e una squadra di calcio. È una nazionale. E il suo rosso vergogna riguarda tutti”.

Anche Leo Turrini sul Resto del Carlino si rivolge a John Elkann e scrive: “Credo gli dispiaccia e non poco: magari amerà più il mare dell’asfalto, ma c’è il suo nome, su questo imbarazzante presente. Qui c’è il mezzo il prestigio del marchio, qui si incrina una tradizione gloriosa, nella quale tradizione sempre hanno trovato posto anche le sconfitte, eppure c’è modo e modo. Se John Elkann ha la consapevolezza del ruolo e se ha ancora fiducia in Mattia Binotto, beh, provveda a mettergli a disposizione tutte le risorse che si rendono necessarie per invertire la rotta. Se servono ingegneri stranieri bravi, li si ingaggi, a cominciare dall’ex capo dei motoristi Mercedes Cowell, che è sul mercato. Se invece ci fossero perplessità su chi governa il reparto corse (sempre Binotto), eh, allora ci si muova con la fermezza necessaria. La Ferrari vista ieri in Belgio fa torto alla sua leggenda”.

La vicenda dei motori Ferrari 2019 ci ha lasciato un retrogusto amaro. Basta vedere le loro prestazioni di adesso

Christian Horner Red Bull

Mauro Coppini sul Corriere dello sport-Stadio commenta: “La Ferrari non c’è più. Annegata nelle accoglienti acque termali di Spa Francorchamps. Sfrattata dalla casa della Formula 1. Ridotta a sostare fuori dal supermercato”. Francesco Paone per il sito OA Sport tocca due temi. Il primo: “La speranza è che a Maranello non si stia lavorando affatto, perché se quello che lo staff tecnico ha partorito è la SF1000, allora è meglio non muovere un dito. Infatti è evidente come le disgrazie attuali non siano solo figlie del depotenziamento della power unit, ma anche di qualcosa andato dannatamente storto nel Reparto Corse delle Rosse. Le varie novità, vedi nuovi alettoni, nuovi musi, scatole del cambio più robuste, nuovi pacchetti aerodinamici, non hanno portato da nessuna parte, indice di come la Ferrari sia completamente alla deriva. Francamente, è difficile avere fiducia nell’attuale Reparto Corse anche in ottica futura”. Il secondo: “Da diversi giorni si vocifera apertamente di una prossima campagna acquisti da effettuare sul fronte tecnico, allo scopo di portare a Maranello nuove menti”.

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