Anche la MotoGp ha il suo Verstappen, solo che è italiano: Pecco Bagnaia. Il due volte campione del mondo della Ducati è ripartito con calma nella Sprint Race di sabato, poi domenica ha dato una lezione a tutti con un’aggressività rara che lo ha proiettato in testa fin dal via quando in un flash è scattato dalla quinta posizione alla vetta, senza più mollarla.
Pecco ha voluto dimostrare subito al mondo di avere sempre la stessa fame. Due mondiali non gli sono bastati. Quest’anno gli hanno alzato l’asticella, mettendogli Marquez sulla stessa moto e lui ha messo subito in chiaro chi è il re. Ha marcato il territorio. Nella sprint ha lasciato sfogare Martin come al solito, poi in gara si è ripreso il bastone del comando.
“La strategia era la stessa – ha spiegato Pecco – ma nella sprint non sono riuscito a ottenere un buono stacco dalla frizione, in gara invece sì. La differenza più grande è stata come ho gestito la performance, perché nella sprint provavo a fare tutto in percorrenza ed è arrivato un chattering incredibile, mentre in gara ho provato a fare una strategia diversa che ha funzionato molto meglio. Sicuramente la sprint ci è servita per individuare qual era il problema e oggi nel warm up lo abbiamo risolto“.
Pecco ha raccontato di aver studiato a tavolino la strategia da adottare un gara: “Il primo giro? Lo avevamo studiato con la squadra, provando a sfruttare anche di più le gomme rispetto a quanto servirebbe, perché era troppo importante. Appena ho visto un varco alla curva 2 mi sono buttato dentro . In ogni caso avrei fatto di tutto per finire il primo giro in testa e poi da lì iniziare a gestire di più”.
La differenza tra lui e Max è che Pecco per vincere deve lottare. Non gli basta salire in moto e schizzare via come fa Max, lui deve comunque impegnarsi sempre al massimo per tenere dietro avversari che hanno moto simili alla sua. Il dominio di Max è dolce, nel senso che il vantaggio della Red Bull sulla concorrenza è ancora notevole e l’unico che guida un’auto come la sua non è un avversario vero. Per Pecco il discorso è differente. Per imporsi deve fare di più. Deve inventarsi qualcosa per battere avversari che usano le sue stesse armi.
Max può prendere il largo in attesa che gli avversari si riavvicinino, cosa altamente improbabile quest’anno a meno di un’implosione del team per le note vicende. Pecco deve prendere il largo quado vede una chance perchè sa che in MotoGp i rischi sono sempre dietro la curva (ricorda bene Barcellona) e soprattutto i suoi avversari siono vicinissimi. Gli basta un’incertezza per scivolare indietro. Per lui è più impegnativo, più difficle e alla fine forse più gratificante.

