Campione del Mondo. E sono sei. Lewis Hamilton festeggia il titolo. Atre gare dalla fine del campionato con un secondo posto alle spalle del compagno di squadra Bottas. Sparita dai radar la Ferrari.
Grande, grandissimo Hamilton. Voleva vincere tutto, si è accontentato. Aveva scelto una strategia un po’ folle con uno stop solo al 24° giro e alla fine ha dovuto cedere a Bottas, ma fino a 4 giri dalla fine è rimasto al contado contro ogni previsione visto che partiva lontano, oltre le due prime file.
Il sesto Mondiale è arrivato a tre gare dalla fine del campionato, un po’ come da tradizione in casa Hamilton che solo nelle prime due occasioni era rimasto in lotta fino all’ultima gara, nel 2008 addirittura oltre, visto che il campionato di Massa era già finito da 35” quando lui gli strappò la corona.
Il sesto è però un Mondiale diverso, è quello ad esempio in cui ha ottenuto decisamente meno pole position (4), addirittura battuto dal suo compagno di squadra come solo Rosberg nel 2014 era riuscito a fare. Ma le 4 pole sono il minimo sindacale per Lewis che al minimo si era fermato a 7. Ha cambiato il suo focus, ha lavorato sulla gara più che sulla qualifica evidentemente. E il risultato non è mancato.
Ora è a un titolo e a 8 vittorie da Schumacher. Il 2020 può essere l’anno dell’aggancio? Non dipenderà tutto da Lewis, ma dai suoi avversari.
Per la Ferrari la gara americana è tutta da dimenticare. Vettel ha avuto problemi fon dal via e dopo pochi giorni si è arreso con la sospensione posteriore destra rotta come un grissino. Va capito il perché. Anche Leclerc non è mai stato in gioco neppure per il podio.
Ha incassato subito un distacco enorme e non ha mai trovato il ritmo giusto. Si è consolato con il giro più veloce montando gomme morbide e fresche nel finale. Amara, amarissima consolazione nel giorno del 50° compleanno di Binotto. Era dall’Ungheria che la Ferrari non andava così male. Era da Spa che almeno una Rossa era sempre finita sul podio.

