Lewis Hamilton è un caso. Prima ancora di noi commentatori lo ammette lui quando dice che gli ci vorrebbe “un trapianto di cervello” per adattarsi alla Sf-25 una monoposto con cui è entrato in sintonia solo per le qualifiche e la gara Sprint di Shanghai.
Ma il caso Hamilton va risolto in fretta per non disperdere tutta quell’energia che si e’ portato dietro arrivando a Maranello.
“Charles guida questa macchina da molto tempo e dunque la conosce molto bene. Dai dati si vedono molte cose, di sicuro. Onestamente non sembra che i dati siano molto diversi, a parte che sono più lento in curva”, la sua ammissione confermata sovrapponendo i tracciati delle loro telemetrie.
“Abbiamo assetti leggermente diversi, devo capire se il mio piace alla macchina. Ma lui e la sua parte del box stanno sicuramente facendo un lavoro migliore”. Hamilton e lo racconta la sua storia non e’ uno che si arrende. E’ abituato a trasformare l’impossibile in possibile e non sarà certo questa Ferrari a fargli cambiare abitudini. Anche se c’e’ una frase che inquieta un po’:“Spero che nel 2026 con un minor effetto suolo, le cose possano cambiare un po’”. Ecco non vorrei che cominciasse già a pensare all’anno prossimo quando non è per nulla scontato che la Ferrari possa sfornare un’auto vincente. Perché oggi la domanda da farsi è anche questa: come faranno a progettare un’auto vincente partendo da zero gli uomini che non sono riusciti a sviluppare una monoposto che non era lontana dall’essere la migliore?
Ma torniamo a Hamilton. Che soffra in qualifica purtroppo non è una novità: l’anno scorso contro Russell chiuse 19-4. Si disse che non trovasse più la motivazione con una macchina che non valeva le prime file. Poi però in gara Lewis riusciva ad avere un ritmo diverso e a vincere addirittura due volte anche se in Ungheria solo per la squalifica del compagno.
Quindi quello che sorprende non sono le mancate prestazioni in qualifica rispetto a Charles, ma il fatto che in gara Lewis non riesca a emergere e fare la differenza. Se fosse bollito o demotivato non avrebbe risposto come ha fatto agli attacchi di Norris a Gedda.
Per ora (Sprint race a parte) il suo apporto alla causa ferrarista è stato solo lo sprone che ha dato a Charles. La Ferrari ora deve lavorare per recuperarlo. Non può permettersi una squadra a due velocità.

