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Il flop #Ferrari, visto dalla stampa: dove è il presidente?

GP STYRIA F1/2020 - DOMENICA 12/07/2020 credit: @Scuderia Ferrari Press Office

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La crisi della Ferrari vista attarverso la stampa italiana e non solo… grazie alla collaborazione di loslalom.it

Il GP della Ferrari è durato tre curve. Charles Leclerc, bello carico, ha danneggiato Sebastian Vettel a centro gruppo nel tentativo di passarlo. Poi si è scusato. Ma la corsa di entrambi è finita lì. Magnifica sintesi in prima pagina de l’Équipe che titola “Tutto semplicemente nero”. Perché vale sia per le Mercedes già imprendibili sia per la Ferrari che non ne azzecca una. Frédéric Ferret all’interno gioca con termini da roulette: “Rouge, impairs e manque” per Maranello.

Su il Giornale, io ho sottolineato che “la Ferrari aveva bisogno di fare chilometri per capire se le novità portate qui in tutta fretta avevano funzionato. Il predestinato, travestito da kamikaze, ha rovinato tutto. Partire in mezzo al gruppo aumenta in modo esponenziale i rischi nei primi giri. Il vero problema è una macchina che non ha prestazioni né sul l’asciutto né sul bagnato e che non solo è inferiore a Mercedes e Red Bull, ma anche a McLaren, Racing Point e probabilmente Renault. Un problema descritto anche dal fatto che dopo 86 gran premi non c’è un motore Ferrari in zona punti”.

Giorgio Terruzzi su Corriere della sera coglie segnali inquietanti: “Abbiamo usato gli esclamativi per celebrare un ragazzo dotato di talento, grazia e intelligenza. Così, vederlo svalvolare all’alba di una gara che doveva dare chilometri e punti, verifiche tecniche e consolazioni, comporta considerare l’esistenza di una parte misteriosa preoccupante del campione che è. Qualcosa che ha a che fare con una insofferenza distruttiva quando l’ambizione viene frustrata, con un pizzico di cieca presunzione. Sono termini che spesso hanno inchiodato Vettel alle proprie responsabilità. Quell’immagine del suo muso perso, puntato contro una Rossa identica alla sua, ha offerto un controcampo sconcertante, dato il momento difficile della propria famiglia, data la responsabilità che gli tocca, in quanto capitano in pista del Cavallino”.

Ho visto un buco e ci ho provato. Ho Ho visto un buco e ci ho provato. Ho sbagliato e mi prendo tutta la responsabilità”.

Charles Leclerc

Alessandra Retico su la Repubblica ha scritto: “Non regge tutta la Ferrari, di fronte a un’immagine di se stessa così vera e crudele, e crudele perché vera. Fortunata e coraggiosa 7 giorni fa, rimane una creatura azzoppata: nata da un progetto sbagliato, con un motore “sfiatato” e due piloti di cui uno è ex (Vettel) e l’altro (Charles) cui può capitare di sbagliare e anche di molto, vista anche l’esuberanza e la non completa esperienza dovuta all’età”.

Paolo Brusorio su la Stampa analizza lo stato più generale dei rapporti dentro la scuderia: “Aver caricato tutto sulle spalle di Mattia Binotto è stato un azzardo: l’ingegnere ha già i propri grattacapi nel rendere competitive le monoposto, gli servirebbe un manuale di psicologia per governare i due piloti ma non è, a ragione, il suo mestiere. È uno sporco lavoro chiudere in uno stanzino Leclerc e Vettel e ricordare loro il patrimonio che rappresentano (e a volte dilapidano) ma chi lo fa? Appunto: Maranello abbiamo un problema, ma non mister Wolf. Né con una né con due effe”. Mauro Coppini su Corriere dello sport-Stadio ricorda la rassegnazione mesta di Binotto già dal sabato. “Ancor prima del disastro al via il team principal aveva riconosciuto con sconcertante genuinità che le prestazioni della vettura non erano all’altezza. Una presa d’atto priva di quella rabbia pronta a trasformarsi in rivincita che è alla base di ogni competizione. Verrebbe da dire riferendosi a un recente passato siamo passati da un Arrivabene a un “parte male”. E non direi che la Ferrari ci abbia guadagnato”.

Luigi Perna su la Gazzetta dello sport ha scritto che “la morte di Sergio Marchionne è stata uno spartiacque. Da allora, la Ferrari ha fatto retromarcia“.

Benny Casadei Lucchi su il Giornale invita esplicitamente il presidente John Elkann a prendere il comando della situazione. “Se nel varco, nel buco, se là dove si erano posati occhi e mirino Leclerc avesse anche solo intravisto il maglioncino scuro estivo che Sergio Marchionne indossava nei debriefing post Gran premio o la giacca blu e camicia bianca di Luca di Montezemolo, quel varco gli sarebbe parso sempre attraente ma da abbordare con minor leggerezza”. Scrive che occorre una guida meno industriale e più passionale. “Montezemolo l’aveva e l’ha nel dna in quanto manager nato nello sport. Marchionne aveva imparato in corsa. John Elkann dovrà ora affrettarsi. La lontananza può fare disastri quando si deve risalire e recuperare”.

Arianna Ravelli su Corriere della sera guarda al futuro e commenta: “La domanda vera è: quanto un progetto nato male può essere stravolto? L’esperienza dice: poco. E allora prepariamoci a una traversata nel deserto, con finale 2022, visto che nel 2021 i regolamenti e le vetture restano questi”.

Leo Turrini su Resto del Carlino è durissimo. Parla di macchina imbarazzante: “Questa crisi non è un mistero avvolto nell’enigma. Almeno sulle origini del flop mi aspetterei risposte precise”.

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