La Ferrari aspettava Napoleone e invece e’ arrivato il sosia di Alvaro Vitali. Così alcuni media italiani accolsero l’arrivo di Jean Todt alla Ferrari nell’estate del 1993. La scomparsa dell’attore che per anni è stato simbolo della commedia scollacciata italiana (e non solo va detto), mi fa tornare in mente come venne accolto Jean Todt.
Però ricordo anche come Todt mai se la prese con la stampa italiana. Se ce l’aveva con qualcuno semplicemente non rispondeva alle sue domande, in pratica lo squalificava, ma mai lo teneva lontano dalle conferenze (o lo allontanava dai pranzi di Natale). Lo ricordo perché capitò spesso anche se poi il nostro rapporto migliorò molto e Todt mi riconobbe una certa onestà intellettuale.
Se c’erano fughe di notizie Todt non accusava i giornalisti (e men che meno spediva la polizia a fare dei sequestri). lavorava all’interno per capire da dove arrivava l’attacco.
Se c’era da prendersi delle colpe se le prendeva e dopo la doppia squalifica del 1999 in Malesia (poi rientrata) offrì le sue dimissioni.
Non parlava italiano, ma prima di arrivare a Maranello, lo imparò e dal primo giorno cominciò a colloquiare nella nostra lingua.
Se c’era da andare sul mercato prendeva il meglio: Ross Bran, Rory Byrne vi dicono qualcosa? Ci fosse stato un Newey sul mercato non se lo sarebbe lasciato scappare.
Anche i primi anni di Todt non furono semplici, fu massacrato dalle critiche anche dopo l’arrivo di Schumacher. Ma reagì in modo decisamente diverso e poi i risultati arrivarono.
Consiglio a Vasseur di a darsi a rileggere la storia di Todt. Gli servirebbe.
Rip Alvaro Vitali e scusi se l’ho tirata in ballo.

