“Non ti dimenticare Max, usa la testa”. L’unico che ha cercato di frenare Verstappen durante il Gran premio del Belgio è stato il suo ingegnere di pista. Quando al tredicesimo giro ha schiacciato il bottoncino per mettersi in contatto con il suo pilota e chiedergli di non esagerare, Gianpiero Lambiase ha risvegliato l’audience che stava per lasciarsi sopraffare dal classico abbiocco da Formula 1 in quest’era dominata dalla Red Bull dell’olandese.
Gianpiero Lambiase, conosciuto nel paddock semplicemente come GP, è nato a Londra da genitori italiani il 14 ottobre 1980 ed è entrato in Formula 1 poco dopo la sua laurea all’Imperial College. Se lo guardate bene potreste scambiarlo anche per Checco Zalone. Non per quello che dice, ma per una certa somiglianza fisica. Lui il suo posto fisso accanto a Verstappen ce l’ha dalla prima gara di Max in Red Bull che poi è anche quella della sua prima vittoria in Formula 1.
Dopo aver lavorato 15 anni in Jordan (ha lavorato con Liuzzi e Fisichella tra gli altri), con tutti i cambiamenti di nomi avuti dal team, è arrivato in Red Bull per seguire Sebastian Vettel che però se ne è andato in Ferrari. Così, dopo poche gare accanto a Daniil Kvyat, è diventato l’angelo custode del ragazzino che ha soffiato al russo di Roma prima il posto in Red Bull e poi la fidanzata.Verstappen e Lambiase sono ormai una coppia di fatto, tanto che Christian Horner dopo uno dei loro battibecchi trasmessi in mondovisione a inizio stagione aveva detto: “Il rapporto tra Verstappen e Lambiase è simile a quello di una vecchia coppia sposata che litiga per cosa guardare alla televisione”. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini per quelli di una certa età. Francesco Totti e Ilary Blasi, almeno fino al furto dei Rolex, per i più giovani.
Si dicono cose che altri non fanno. Non lo facevano Schumacher e Ross Brawn che pure avevano un rapporto simbiotico. Non lo fanno Lewis Hamilton e Bono che pure si stuzzicano spesso. Max e GP sono un fratello minore e un fratello maggiore. “Ogni tanto litighiamo, ma sappiamo di avere lo stesso obiettivo: far andare più veloce la macchina e vincere più gare possibili”, racconta Max che dopo aver vinto il suo primo Mondiale disse pubblicamente: “Se smette lui, smetto anche io. Gliel’ho già detto, quando deciderà di smettere in Formula 1 lascerò i Gran Premi anche io, voglio lavorare solo con lui”.
Sabato durante la qualifica sprint Lambiase si è sentito dire: “Avremmo dovuto fare due giri come ti avevo detto” e dopo avergli risposto “Sei passato Max”, si è sentito aggredire: “Non me ne frega un c** se siamo in decima posizione. E’ stata semplicemente un’esecuzione di m**”. Senza perdere la calma, GP ha concluso dicendo: Ma dimmi cosa vuoi fare in Q3 e lo faremo. Setup, carburante, piano corsa”. Tanto che a fine qualifica, dopo la pole nella gara Sprint, Max si è scusato: “Scusa sono stato molto maleducato”. Frase che ha prodotto il fantastico “Mi sto lentamente abituando a te Max”, di Lambiase. Lo show è poi continuato in gara fino al doppio richiamo di usare la testa prima al 13° e poi al 33° giro: “Queste gomme avevano avuto un degrado ragionevole nel primo stint. Ti chiederei di usare la testa un po’ di più”. Che ha innescato la provocatoria risposta di Max: “Posso anche mettermi a spingere di più e fare poi un’altra sosta. Facciamo un po’ di allenamento sui pit-stop?”. Un duello verbale chiuso con il tranquillissimo “No, non questa volta”. Uno spasso. Fin che si vince.

