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Rassegna stampa: che si dice di Hamilton in Ferrari

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Grazie a www.loslalom.it ecco una rassegna stampa di quello che hanno raccontato i giornali attorno all’affare Hamilton… La notizia occupa le prime pagine di tutti in quotidiani italiani (tranne Repubblica, il quotidiano di famiglia, strano). Non poteva che essere altrimenti. e’ il colpo dell’anno, forse del decennio, forse di sempre in Formula 1

Secondo il Guardian esistono parallelismi con il passato di Hamilton che è impossibile ignorare. Anche quando lasciò la McLaren per andare in Mercedes, la scelta fu messa in discussione e derisa. La McLaren era una squadra collaudata, la Mercedes era trincerata a centrocampo. È un suicidio per la carriera, pensarono alcuni, ma solo un anno dopo Hamilton vinse il titolo e ne seguirono altri cinque, mentre la scuderia vinse otto campionati costruttori consecutivi. Hamilton si era unito a loro in base a ciò che il team principal, Ross Brawn, e l’ex campione del mondo Niki Lauda avevano promesso di fare in Mercedes alla luce dei nuovi regolamenti del 2014. Hamilton aveva apprezzato e confidato nel suo istinto

Ora, scrive il Guardian, diventa impossibile non immaginare che dietro questa nuova mossa ci sia un ragionamento simile. Esiste un elemento di romanticismo, senz’altro, ma Hamilton non vuole aggiungere la Ferrari al curriculum prima di smettere. Hamilton va dove crede di poter vincere un titolo. Le aspettative dei tifosi – scrive il Guardian – saranno fuori scala con un pilota del suo calibro e della sua esperienza. Nigel Mansell vinse solo tre GP per la scuderia in due stagioni, ma i tifosi ne ammirarono la determinazione e la tenacia, tanto da soprannominarlo Il Leone. Immaginate come potrebbero reagire se Hamilton dovesse finalmente rivincere il campionato. Per la Ferrari è un colpo immenso. Avranno la migliore coppia di piloti sulla griglia. La migliore per costruire verso il 2026. Un’ossessione diventata realtà secondo il Daily Mail.

Secondo il Telegraph Toto Wolff è stato colto di sorpresa 24 ore prima che la notizia emergesse, anticipata in Italia dal Corriere della sera. Tom Cary scrive che questo matrimonio era in preparazione da 20 anni. Hamilton e la Ferrari – dice – flirtano tra loro da sempre. La carta vincente di Wolff è sempre stata una Mercedes molto più forte. Perché Hamilton sarebbe dovuto andare alla Ferrari quando vinceva i campionati a Brackley? Ora non è più così. Hamilton ha chiaramente stabilito che la Mercedes non può offrirgli alcuna garanzia di una macchina vincente nei prossimi due anni. Soprattutto, non gli garantirebbe nemmeno un contratto per arrivare fino al 2026, il primo anno del nuovo regolamento. Nemmeno la Ferrari può dargli una macchina che vince subito. Ma è stata pronta a dargli la seconda cosa: la migliore possibilità per Hamilton di conquistare l’ottavo titolo mondiale che desidera così disperatamente.

Il Telegraph ospita anche un intervento del campione del mondo Damon Hill, lui stesso convinto del fatto che il fascino della Ferrari era troppo grande perché Lewis Hamilton potesse rifiutarlo. Tutti sognano di guidare per la Scuderia ma non è una mossa sentimentale, il sette volte campione del mondo vuole maggiori possibilità di conquistare l’ottavo titolo.

Secondo Hill si tratta di un’ottima notizia per tutta la Formula Uno e una storia d’amore per Hamilton – questa supernova che ha bruciato così intensamente per così tanto tempo – che conclude la sua carriera con la Ferrari. Penso che dia allo sport una grande spinta soprattutto negli Stati Uniti. Se stavate cercando una buona notizia per distogliere l’interesse dal rifiuto piuttosto brutale verso l’ingresso di Andretti, questa fa piuttosto bene il suo lavoro.

Negli USA. Luke Smith su The Athletic lo considera un giorno che molti pensavano non sarebbe mai arrivato e la chiama una delle storie più importanti della F1 per i prossimi due anni. Hamilton è stato spesso frustrato dai limiti della sua vettura, costretto a sopportare un’altra stagione senza vittorie mentre Verstappen e Red Bull hanno dominato. La decisione di abbandonare la nave ora suggerisce dubbi sulla capacità della Mercedes di cambiar rotta e tornare alla vetta da cui una volta guardava dall’alto in basso la competizione di F1. Se Hamilton fosse stato pienamente fiducioso che la Mercedes è il posto giusto per vincere l’ottavo titolo che desidera, non avrebbe preso in considerazione l’idea di andare altrove, soprattutto visti i legami emotivi che ha con la squadra.

La conseguenza di questo strappo è il lungo addio al quale sarà condannato fino al 2024,  compreso l’imbarazzo della squadra che pianifica il dopo senza il suo coinvolgimento, eliminandolo gradualmente dalle riunioni di alto livello

Cosa potrà offrigli la Ferrari, secondo il magazine americano, è il grande punto interrogativo sul trasloco. La Ferrari ha sempre goduto di un’aria mitica in F1. Pensi alla F1 e pensi alla Ferrari. Vale la pena ricordare che quando Hamilton lasciò la McLaren per la Mercedes nel 2013, la scuderia tedesca aveva ottenuto una sola vittoria da quando era tornata in F1. La decisione fu ampiamente messa in dubbio. Si è rivelato un colpo da maestro.

Umberto Zapelloni sul Foglio  dice che vedere il pilota più vincente della storia sposarsi con la scuderia più vincente della storia è più di Messi che lascia il Barcellona, di Cristiano Ronaldo che va alla Juve o di Ibra che va e torna dal Milan. Ha avuto il coraggio di farsi guidare dal cuore accettando la sfida che da anni gli proponevano da Maranello, senza però mai trovare il momento giusto. Chi glielo faceva fare di lasciare una squadra imbattibile come quella Mercedes. L’attimo fuggente è arrivato proprio quando meno ce lo aspettavamo. Pochi giorni dopo l’annuncio del rinnovo del contratto, quasi eterno, di Charles Leclerc, indicato come l’uomo del futuro e soprattutto diversi mesi dopo il rinnovo biennale di Lewis con la Mercedes, rinnovo però che conteneva una clausola. Lewis poteva liberarsi dopo la prima stagione. La Mercedes credeva l’avesse voluta scrivere per ritirarsi. Invece è diventata una maestosa via di fuga

Paolo De Laurentiis sul Corriere dello Sport-Stadio considera che per la Mercedes è la sconfitta delle sconfitte, il figlio che se ne va da casa senza neanche salutare e sceglie di vivere con il vicino antipatico

Daniele Sparisci sul Corriere della sera lo chiama scossone e racconta una serie di retroscena, per esempio come pochi giorni fa fossero arrivati dei piccoli segnali, tipo la scelta di rompere con la società di management americana Copper per richiamare uno dei suoi uomini più fidati. Marc Hynes, ex campione britannico della Formula 3, che lo aveva seguito nel suo ciclo d’oro fino al 2021. Hynes era solito presentarsi ai circuiti di l venerdì per capire su cosa e dove intervenire. Secondo il Corriere della sera Hynes con la sua influenza può aver avuto un ruolo nella scelta.  

È probabile – scrive Sparisci – che provando la nuova monoposto al simulatore, che rendendosi di come il piano di riorganizzazione interno richiedesse tempo per recuperare lo svantaggio dalla Red Bull, si sia lasciato convincere dalle attenzioni ferrariste. con lui potrebbero arrivare altri tecnici, che si sentivano poco utilizzati a Brackley. In ogni caso è soltanto l’inizio di una rivoluzione.

Una rivoluzione che non resterà limitata alla pista, fa notare Giulia Zonca su la Stampa. Abbinare la notorietà della Ferrari alla globalità di Lewis Hamilton significa creare un’attrattiva che probabilmente la Formula 1 non ha mai visto prima, che lo sport produce raramente. Hamilton non è mai stato solo un pilota. Non è un predicatore, è una stella internazionale che fa surf e snowboard e posta qualsiasi esperienza e ne chiede di più «c’è vita oltre le corse». Hamilton indossa le magliette con sopra le cause sociali e poi se ne esce dal motorhome con le scarpe Dior a edizione limitata, una sfilata dopo una dichiarazione d’intenti. Si è disegnato le dita: una rosa, un ufo, un pianeta, mamma, vita. Si è costruito addosso una mappa di piccoli segni e parole essenziali che si collegano al disegno sulla schiena ispirato a Tupac, rapper ammazzato in strada nel 1996, all’angelo sul braccio, alla Vergine sul deltoide. Sacro e profano, famiglia e libertà, senza nessuna confusione.

Il tempo farà chiarezza anche sulle gerarchie dentro la squadra. Seconda guida? E chi lo sa. Impossibile assegnare una gerarchia o chiedere a un sette volte campione del mondo di fare la seconda guida. Deciderà soltanto il cronometro per il Corriere della sera. Leo Turrini sul Resto del Carlino aggiunge che Hamilton porterà in Italia non solo talento e know how: potrà anche favorire l’arrivo di tecnici legati al suo speciale carisma. Schumacher, quasi trent’anni anni fa, fece esattamente la stessa cosa, tirandosi dietro mezza Benetton. Carletto sapeva e va bene, ma con Hamilton in squadra il ruolo di primo pilota te lo scordi. Allacciate le cinture…

Gianluca Gasparini sulla Gazzetta dello sport dice che la macchina dovrà essere alla sua altezza, ma non solo. Pensa anche lui a Leclerc e scrive che non sarà una convivenza facile, nonostante i due abbiano in comune l’amore per la musica, la moda e gli sport estremi e siano anche vicini di casa a Montecarlo. Hamilton è andato molto d’accordo con piloti inferiori a lui, ma quando c’è stato da menar le mani con Alonso in McLaren e Nico Rosberg in Mercedes non si è certo tirato indietro. una mossa molto rischiosa, davanti a una Red Bull come quella vista nel 2023. Di sicuro la Ferrari si mette in casa un uomo dal carisma incommensurabile, del quale deve imparare però a rispettare la libertà e le prese di posizione su temi anche scottanti. Un bene, se tutto andrà come sperano in Ferrari. Un male, se la struttura di Maranello non si dimostrerà all’altezza della situazione. Finirà in trionfo o resteranno le macerie. Ma il gioco, questo è sicuro, vale la candela.

Jarno Trulli, intervistato da Repubblica, sostiene che questo sposalizio fa più bene a Lewis che alla Ferrari. «Puoi metterci i campioni che vuoi, ma il risultato non cambierà se macchina e team non riusciranno a competere. Hai preso un fuoriclasse, con grandissima esperienza e una certa età. Ma non hai garanzie di vincere».

Un rilievo più decisamente critico arriva invece da Benny Casadei Lucchi sul Giornale, quando scrive che siamo di fronte a due debolezze.  Se da una parte è vero che non puoi dirti fenomeno in F1 se non metti una Ferrari nel curriculum, dall’altra, se sei la Ferrari e riesci ad attrarre un fenomeno solo quando il fenomeno ha quarant’anni, vuol dire che da un po’ qualcosa non stava funzionando per il meglio. E questo al netto di una innegabile operazione di marketing di portata stratosferica. Da una parte c’è un pilota che fugge scommettendo sul nome, sul blasone, sulla storia e se poi ci sarà anche il colpo di reni tecnico della Rossa tanto di guadagnato e dall’altra una scuderie che quasi non si sentisse in grado di tornare grande senza un pilota icona, e che un po’ replica la mossa della Juventus con Cristiano Ronaldo. Andrea Agnelli sentiva di avere una squadra non apparecchiata per la grande Europa e fece il passo più lungo della gamba. sente che per stare a tavola in F1 come vorrebbe lui serve quel nome alla Ferrari. Come per il cugino, un misto di grandeur e debolezza.

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