Il 15 maggio è il giorno dell’addio a Elio De Angelis. Era il 1986 quando dopo un incidente a Le Castellet, se ne andò. Ecco il ricordo che scrissi in occasione del trentesimo anniversario della sua scomparsa. Rip Elio.
Elio de Angelis era una ragazzo gentile ed educato. E un pilota terribilmente veloce.
Elio aveva appena compiuto 28 anni. Era nel pieno della sua maturità. Come uomo e come pilota e come pianista visto che suonava quasi da professionista. Romano, figlio di una famiglia decisamente benestante (il padre Giulio, costruttore e campione di motonautica, fu uno dei primi rapiti in Italia), aveva cominciato coi kart, proseguito con le formule minori (campione italiano di F3) poi era arrivato in F1 con la Shadow, era passato alla Lotus che ai tempi era quella vera di Colin Chapman per poi approdare alla Brabham di un certo Bernie Ecclestone dove faceva squadra con Riccardo Patrese. Con la Lotus vinse due gare (108 Gp) in Austria nel 1982 e a Imola nel 1985. Era veloce. Troppo ingombrante per il giovane rampante che in quegli anni stava emergendo con la Lotus: Ayrton Senna. Così Elio preferì cambiare e accettare l’offerta di Ecclestone, solo che quella Brabham maledetta nacque malissimo….
A Elio, aveva offerto di guidare una monoposto a Fiorano anche Enzo Ferrari. “Gli avevo offerto per primo di provare una Formula 1 – scrisse nel suo Piloti che gente – intuendone la grande volontà. Ho sempre visto in lui una positiva continuità di veloce regolarista e mi auguravo che la sua affermazione piena andasse bel oltre la soddisfazione di due Gran Premi vinti. Non ne ha avuto il tempo. E’ terribile perdere così un giovane serio e buono”.
Era della generazione di Andrea De Cesaris e Alessandro Nannini, un po’ più giovane di Patrese e Alboreto. Erano comunque anni di grandi piloti italiani. Anni che ci mancano come i loro interpreti.

