La Ferrari si è fatta sette nemici. Non uno, sette. Tutti i team che non montano un motore made in Maranello: Mercedes, Red Bull, Racing Point, McLaren, Alpha Tauri, Williams e Renault. Il comunicato congiunto apre la guerra.
Il motivo del contendere è il comunicato della scorsa settimana che annunciava l’accordo raggiunto tra la Fia e la Ferrari alla conclusione dell’inchiesta sulla power unit del Cavallino.
Il regista dell’attacco alla Rossa che in questo caso non è un attacco al potere (visto che chi vince da un pezzo è la Mercedes) è Toto Wolff che ha inviato una mail ai team principal di Formula 1 che non sono legati alla Ferrari, vale a dire tutti tranne Alfa Romeo e Haas, proponendo di agire insieme per un’azione congiunta che vada contro il famigerato patto segreto che ha rotto gli equilibri del paddock.
Ed ecco che sono usciti i sette team con un comunicato contemporaneo e condiviso chiedendo chiarezza sull’accordo FIA-Ferrari minacciando di andare a un tribunale al di fuori dello sport.
Mercedes, quindi, ha l’intenzione di far valere il suo potere di persuasione anche su Liberty Media, il promotore del campionato, per niente disposto a perdere la squadra campione del mondo per sei anni fila.
Se l’accordo FIA-Ferrari doveva mettere la parola fine a un anno di accuse e indagini, va detto che non ha raggiunto minimamente l’obbiettivo, lasciando troppi dubbi. Se tutto era stato regolare perché chiudere la vicenda in quel modo? Se erano state trovate delle irregolarità perché non procedere alla squalifica?
Mercedes e i suoi alleati vogliono togliere i veli da quanto di secretato nello strano accordo fra la Federazione e la squadra di Maranello. L’obbiettivo è mettere altra pressione sulla Ferrari, far capire a Liberty Media che la Ferrari non può più avere certi vantaggi contrattuali. Si parte dai motori, ma l’obbiettivo è un altro.

