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Vasseur, Serra e Gualtieri: tre uomini davanti al plotone d’esecuzione

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L’ufficio facce di Maranello ci rimanda un mondo con due volti differenti. Da una parte quello sorridente dei piloti, dall’altro quello stanchissimo dei tre uomini sbattuti in prima fila davanti alle telecamere nella conferenza in streaming che ha aperto la stagione. Fred Vasseur, Loic Serra e Enrico Gualtieri sembrano davanti al plotone d’esecuzione e trasmettono (soprattutto Vasseur e Serra) la loro poca voglia di essere lì.

Eppure rappresentare la Ferrari significa anche questo. Essere sempre in prima fila davanti al mondo. Troppo comodo pensare solo agli onori. Jean Todt non era un mostro di simpatia, ma le sue erano conferenze vere. Fred Vasseur è sicuramente più aperto di Todt e gli piace scherzare, ma purtroppo in conferenza regala spesso il peggio di sè.

L’altro giorno la McLaren ha fatto qualcosa di simile con Andrea Stella, Rob Marshall e Mark Ingham. Hanno fatto un’impressione decisamente migliore. Avevano voglia di rispondere. Avevano un altro tono e un’altra disponibilità (oltre al fatto che c’erano parecchi giornalisti presenti e non solo in streaming, ma questo è un altro discorso).

Che cosa hanno raccontato Vasseur e i suoi compagni?

«È stata una giornata molto emozionante – ha spiegato Vasseur – perché dietro la macchina che vediamo in pista c’è il lavoro di centinaia di persone, non solo di chi opera al muretto. Questo progetto ha richiesto uno sforzo enorme, ma oggi possiamo dire di essere soddisfatti: la vettura è scesa in pista senza problemi ed è un buon inizio».

Con il regolamento 2026, che introduce contemporaneamente nuove norme per telaio, power unit, carburanti e pneumatici, il margine di incertezza è elevato per tutti. Ed è proprio per questo che in Ferrari si predica prudenza. «Non è la fine della storia, ma l’inizio della stagione – ha ribadito Vasseur –. Ora cominciano i test, la raccolta dati, la fase di apprendimento. Il campionato sarà lungo e lo sviluppo sarà continuo».

Dal punto di vista tecnico, la nuova vettura nasce da una fase concettuale più estesa del solito. Lo ha spiegato Loïc Serra, responsabile dell’area telaistica, sottolineando come la squadra abbia volutamente allungato il periodo di studio per evitare soluzioni troppo vincolanti fin dall’inizio. «Con un regolamento completamente nuovo è fondamentale esplorare il maggior numero possibile di opzioni. Dovevamo assicurarci di non limitarci nel potenziale di sviluppo durante la stagione», ha spiegato.

Un approccio necessario in un campionato che, secondo gli addetti ai lavori, vedrà aggiornamenti costanti e un ritmo di evoluzione superiore a quello degli anni precedenti. Il concetto scelto non è frutto di un azzardo, ma di una valutazione approfondita di tutte le alternative possibili.

Sul fronte motore, il 2026 rappresenta una vera rivoluzione. Enrico Gualtieri, responsabile della power unit, ha ricordato come i cambiamenti principali siano tre: l’aumento significativo della potenza elettrica grazie a una MGU-K tre volte più potente, l’introduzione di carburanti sostenibili avanzati al 99% e l’eliminazione della MGU-H. «Torniamo a un turbo più tradizionale, ma con un sistema ibrido profondamente diverso. Questo ci ha costretti a ripensare l’intera filosofia della power unit», ha spiegato.

Nonostante l’elettrificazione sempre più spinta, l’efficienza del motore a combustione interna resta centrale. «I limiti di flusso energetico rendono ancora fondamentale il rendimento del termico – ha aggiunto Gualtieri –. Allo stesso tempo, la power unit non è mai stata così integrata nell’architettura complessiva della vettura». Un’integrazione che ha richiesto una collaborazione ancora più stretta tra reparti, ingegneri di pista e piloti, sempre più coinvolti nel processo di sviluppo.

Anche sul tema dell’affidabilità, in Ferrari non si fanno distinzioni rispetto al passato. «È sempre una priorità assoluta – ha chiarito Serra – soprattutto quando si introducono sistemi completamente nuovi, come l’aerodinamica attiva. Ogni soluzione deve funzionare e funzionare in modo affidabile».

Per quanto riguarda i nuovi carburanti sostenibili, Gualtieri ha ridimensionato l’impatto sulle prestazioni pure. La vera sfida, ha spiegato, riguarda la filiera produttiva e i vincoli sulle materie prime, più che il comportamento del motore in pista.

Guardando avanti, nessuno in Ferrari si sbilancia sulle aspettative per Melbourne. «È troppo presto per parlare di prestazioni – ha concluso Vasseur –. Melbourne non sarà un punto di arrivo, ma solo una tappa. Il ritmo di sviluppo sarà elevatissimo per tutta la stagione e l’unica cosa da fare è restare concentrati su noi stessi».

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