Il Gran premio del Giappone, trasformato in Sprint Race (40 minuti, 28 giri) è una riserva di caccia per Max Verstappen che si prende tutto e a tempo scaduto per la penalità di Leclerc diventa anche campione del mondo quando non se lo aspettava più. Meritatamente campione in un giorno in cui la Fia si contraddistingue ancora per l’ennesimo pasticcio.
Dopo quello che era accaduto un anno fa in Belgio, la Fia aveva deciso di ridistribuire il punteggio a seconda dei giri completati. Con 28 giri completati, poco più del 50% di quelli previsti (53), la Fia ha comunque deciso di assegnare il punteggio pieno perché la gara si è conclusa alla scadere delle tre ore da quando era scattata. Un’altra bischerata a dirla gentilmente, anche se prevista in una postilla del regolamento.
Questa volta i commissari sono stati rapidissimi a penalizzare Leclerc per il taglio di chicane all’ultimo giro. Quei 5″ hanno retrocesso il ferrarista dal secondo al terzo posto, rendendo così aritmetico a casa Honda il mondiale di Max.
Verstappen ha corso la gara da solo. Leclerc ha retto il ritmo fino al passaggio dalle full wet alle intermedie, poi ha perso velocemente terreno, subito in crisi di gomme fino a subire l’attacco di Perez nel finale quando con le gomme ormai slick lo hanno portato a saltare la chicane prendendosi la penalità.
La penalità ci sta, la rapidità nella decisione pure. Quello che non ci stava era la lentezza di Singapore. Binotto alza la voce anche sulla penalità: “Una decisione ridicola e inaccettabile. A Singapore ci hanno messo una vita, qui hanno deciso in pochi secondi senza sentire i piloti e accusandoci di aver preso un vantaggio dal taglio cosa che non è successa”.
Quello che resta meno comprensibile e aver attribuito il punteggio pieno in una gara che ha visto completato poco più del 50% dei giri in programma. Fia pasticciona, come sempre. Come durante i primi giri quando è entrato in pista un trattore (Formula 1 senza pace: anche un trattore in pista) scatenando vecchi e drammatici ricordi.

