Quanto conti la Ferrari anche economicamente nei bilanci di Exor lo raccontano i quotidiani di oggi. “Il Nav o valore netto degli attivi di Exor dai 28,2 miliardi di fine dicembre 2022 è passato a 34,2 miliardi: 30,1 miliardi solo dalle società in portafoglio. Qui a fare la parte del leone è Ferrari che con i suoi 13,3 miliardi (valeva 8,8 al dicembre scorso) pesa quasi il doppio di Stellantis, che invece conta per 7,2 miliardi (5,9 miliardi a dicembre). Il Cavallino da solo fa il 33% del Nav lordo di Exor (38,4 miliardi)”, scrive il Corriere della Sera evidenziando il peso del Cavallino nella cassaforte di famiglia.
E’ insomma normale che John Elkann guardi con particolare attenzione al futuro dell’azienda e della Scuderia che non vince il Mondiale piloti dal 2007 con Kimi e il Mondiale Costruttorui dall’anno seguente, quello del famoso Singapore Gate tornato di attualità proprio in questi giorni grazie all’azione giudiziaria intentata da Felipe Massa (per ora senza aiuto dalla Ferrari) per riavere quel titolo.
I rumors di cui ho scritto l’altro giorno (Aria di terremoto in casa Ferrari: Vasseur non è più saldo) nascono proprio da questa volontà di cercare la soluzione migliore per la Scuderia dopo che l’innesto di Vasseur non ha dato i risultati sperati sia in pista che nell’immaginario collettivo.
Tu vedi da una parte Christian Horner (leggete tra l’altro la bella intervista di Daniele Sparisci qui), Toto Wolff e dall’altra Fred Vasseur. Nonostante la grande competenza in pista, il paragone è abbastanza evidente. Non basta indossare una divisa con il Cavallino sul cuore per trasmettere autorevolezza.
Pensiamo a Jean Todt per capire meglio. Todt era il tipo che con uno sguardo poteva incenerire. E ricordiamoci che quando arrivò in Italia per mesi fu paragonato ad Alvaro Vitali… Non aveva insomma cominciato su una strada di velluto, ma con il suo modo di gestire il team e i risultati (arrivati al terzo/quarto anno) si è conquistato anche la critica.
L’aria rivoluzionaria che arriva da Maranello coinvolge anche il numero uno dell’azienda dopo il presidente: il ceo Benedetto Vigna, l’uomo che sta aprendo alla Ferrrai nuovi orizzonti grazie alla sua visione. Perchè ci siano delle voci anche sul suo futuro non è chiaro. Di certo non è un uomo che arriva dal settore automobilistico, non è un car guy come si usa dire. Non lo era neppure io suo predecessore Camilleri. E Elkann lo ha scelto anche per questo.
Ora, forse, si sente la mancanza di una figura come quella rappresentata un tempo da Amedeo Felisa che oggi sta facendo la fortuna di Aston Martin. A quei tempi la Ferrari aveva due amministratori delegati: Felisa e Todt.
La mia idea è che una nuova rivoluzione non serva. Quelle che è necessario è un rafforzamento dei team. Quanto si doveva fare già lo scorso anno. Vedremo se, come già accaduto lo scorso con Binotto, i rumors cresceranno fino a diventare cronaca. Oppure se certe idee torneranno nei cassetti.

