Era il 19 marzo 2006 e quella domenica è ancora nella storia perché è l’ultima in cui un pilota italiano ha vinto una gara: Giancarlo Fisichella…
Ecco cosa mi ha raccontato per il Giornale

Buongiorno Fisichella, ricorda cosa capitò il 19 marzo di vent’anni fa?
“Come posso scordarlo. Fu il mio weekend perfetto”.
Racconti.
“Pole, primo dal via alla bandiera a scacchi. La Malesia è la gara più difficile del Mondiale per il caldo, l’umidità e le caratteristiche del circuito. Dopo sette-otto giri ero già distrutto, ma sono rimasto concentrato perché fisicamente ero ben preparato. E poi la doppietta con Alonso fu straordinaria per la Renault”.
Non ha messo la firma solo sull’ultima vittoria italiana, ma anche sull’ultimo Mondiale per un pilota italiano: diede un bel contributo per il titolo Costruttori.
“Non solo in quella gara. Mi sono anche sacrificato per la squadra e per Alonso. Il team lo ha riconosciuto”.
Incredibile come Fernando sia ancora lì.
“Un Highlander. Però l’Aston Martin sembra in difficoltà, rischia una stagione dura. A metà anno capirà se continuare o no”.
Lo sa che il suo record è a rischio? Quest’anno Kimi potrebbe portarglielo via.
“E’ giusto così. Da una parte mi fa piacere essere l’ultimo italiano ad aver vinto, dall’altra vent’anni sono davvero troppi. Speriamo che Antonelli possa vincere qualche gara e fare podi”.
Sulla carta la Mercedes sembra messa bene.
“Sì, e Kimi è un talento da quando era nei kart. Toto Wolff l’ha preso giovanissimo e l’ha portato subito in F1. L’anno scorso ha fatto gare pazzesche, anche qualche errore, ma li fanno tutti. L’importante è crescere, e lui sta crescendo. Fare una pole, anche se nella gara sprint, conta tanto perché la pole la vogliono tutti…”.
Kimi, Fornaroli nel giro McLaren che ha sotto contratto anche il giovane De Palo, Wolff che ha bloccato un altro dodicenne come Perico. I piloti italiani stanno tornando?
“Speriamo. Con la Pro Racing che gestisco insieme a Marco Cioci seguiamo ragazzi come De Palo, ora tester McLaren e in F3 con Trident. Con Antonelli, Fornaroli, Perico c’è fermento. Il problema sono i costi. Oggi cominciare con i kart costa 250/300 mila euro e per salire in Formula 4 si arriva a 800 mila”.
Con tanti cambi regolamentari cosa prova un pilota?
“Un po’ di tutto: curiosità o preoccupazione, dipende dai test. Oggi col simulatore arrivi preparato. Ai miei tempi imparavi tutto in pista”.
Quando passò dalla Force India alla Ferrari senza test fu impossibile.
“Fu uno shock. Ogni curva l’ingegnere mi diceva cosa fare. Stile di guida opposto al mio, dovevo cambiare abitudini che avevo da 14 anni”.
Con il nuovo regolamento vincerà il più veloce o il più intelligente?
“Alla fine vince sempre il più veloce e costante. Tutti imparano a gestire l’energia”.
I giovani hanno un vantaggio nell’adattarsi?
“Sì, un po’. Cambiare stile dopo vent’anni è più difficile. I ragazzi si adattano subito”.
Da italiano sogna una vittoria di Antonelli e da ferrarista una grande Ferrari?
“Assolutamente sì a entrambe. Sono legato alla Ferrari dal 2009 come ambassador. Quando dici Ferrari, tutti si girano: è amore puro”.
Un amore che varrebbe la pena rinforzare. Se un italiano non vince al 2006. La Ferrari non è Mondiale con un pilota dall’anno dopo.


