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#Formula noia, anche Aldo Grasso la demolisce

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La Formula1 annoia. Lo ha detto addirittura Lewis Hamilton nella conferenza dopo la sua vittoria in Francia. Oggi gli ha dedicato la sua rubrica televisiva anche Aldo Grasso, il critico tv del Corsera, professore in televisione e grande amante dello sport (soprattutto del ciclismo e del Toro). Difficile dargli torto. Forse solo quando propone la via d’uscita (gare senza stop) sbaglia perché così sarebbero ancora più noiose… ma eccoci il suo scritto tratto dal Corsera.

È ufficiale. Dopo il Gp di Francia, possiamo tranquillamente affermare che l’automobilismo è lo sport televisivo più noioso al mondo. Peggio del curling o delle freccette. Non per colpa delle riprese o delle telecronache. No, è noioso di suo.

Se anche le Ferrari regalassero qualche soddisfazione in più ai loro tifosi, il discorso non cambierebbe. E se uno pensa ai milioni che girano sui circuiti di Formula 1, la delusione è ancora più grande. Il Grande Circo è ora gestito da Liberty Media che, se possibile, fa ancora peggio di Bernie Ecclestone: hanno cambiato il logo, posticipato gli orari dei Gp, sostituito le ombrelline con Grid Kids, vogliono che i motori facciano più rumore, hanno introdotto il giro più veloce, ma a vincere è sempre la noia. Le strategie di corsa dipendono dal degrado delle gomme, i sorpassi si fanno solo con l’aiuto del Drs e così via.

Hanno trasformato le qualifiche in un Gp in minore, rendendo la gara della domenica un’inutile ripetizione. Lo sport che ha avuto la più grande evoluzione televisiva è l’automobilismo: interviste ai protagonisti prima della gara, telecamere disseminate ovunque e on board, commenti da ogni angolo del circuito. Eppure, visto il dominio preponderante di una sola casa automobilistica (le altre 18 fanno da sparring partner), ora è diventato lo sport più soporifero che ci sia, salvo incidenti. Di fatto, la Formula 1 vive sul paradosso delle gomme: per rendere più interessante la competizione hanno abbandonato la strada dell’affidabilità per percorrere quella della mescola, ovvero dell’incertezza. E se si tornasse all’origine?

Come si parte si deve arrivare, senza pit stop (salvo pioggia), senza tante strategie che alla fine finiscono per penalizzare la manifestazione. Altrimenti lo spettacolo della Formula 1 rischia di essere prigioniero solo della safety car. E delle troppe regole, una sorta di ideologia del politicamente corretto adattata alla Formula 1.

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