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Schumi e Monza, storia di goia e di lacrime

Schumacher vince a Monza nel 2006

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Sono già passati vent’anni. Sembra incredibile, ma l’ultima vittoria di Michael Schumacher con la Ferrari nel Gran Premio d’Italia risale al 10 settembre 2006. Ed è bello che la Ferrari abbia pensato proprio a lui per inventarsi una livrea speciale per il prossimo appuntamento monzese.

Quella di Michael a Monza è una storia fatta di sorrisi e di pianti. Di gioia e di emozioni che non riescono a trattenere le lacrime, come accadde dopo i successi del 2000, fondamentale per invertire l’inerzia del campionato, e del 2006, poche ore dopo aver annunciato un ritiro che poi scopriremo essere arrivato troppo presto.

Michael a Monza ha vinto cinque volte con la Ferrari, ma su quella pista aveva esordito in Formula 1 con la Benetton nel 1991, dopo il famoso ratto di Briatore che lo strappò alla Jordan. All’Autodromo Nazionale era arrivato già l’anno precedente, guidando la Mercedes nel Mondiale prototipi, quello che oggi chiameremmo WEC. E proprio lì lo avevo conosciuto insieme agli altri ragazzi del Junior Team Mercedes, Karl Wendlinger e Heinz-Harald Frentzen. La Mercedes organizzò un incontro con la stampa italiana all’Antico Ristorante Fossati di Canonica Lambro, mitico indirizzo da sempre frequentato dal mondo delle corse.

Leggi qui quel racconto

La vittoria del 1996 fu quella della speranza. La sua terza con la Ferrari nel primo anno in rosso, dopo Barcellona e Spa. Un successo che a Maranello aspettavano da otto anni, dalla vittoria di Gerhard Berger nel 1988.

«Non avevo mai provato un’emozione come questa. Ero sul podio, sotto di me un mare rosso di folla in delirio: incredibile, fantastico. In quel momento ho capito che cosa vogliono dire Ferrari e Monza. E mi è venuta la pelle d’oca», raccontò Michael.

Il successo del 1998 fu quello dell’illusione. Con quella vittoria Schumacher raggiunse Mika Häkkinen a quota 80 punti in testa al Mondiale, con due gare ancora da disputare: il Gran Premio del Lussemburgo al Nürburgring e quello del Giappone a Suzuka. Lì, pur partendo dalla pole, Michael fece spegnere il motore prima del via. La sua straordinaria rimonta venne poi vanificata da una foratura quando era già risalito fino al terzo posto.

La vittoria del 2000 fu quella della liberazione e del tormento. Il Mondiale sembrava ormai essere diventato una maledizione. Nel 1997 lo aveva perso all’ultima gara contro Jacques Villeneuve, nel 1998 ancora all’ultima gara contro Häkkinen, nel 1999 si era rotto una gamba a Silverstone. A Monza arrivò dopo aver subito a Spa il celebre sorpasso di Häkkinen, con Ricardo Zonta in mezzo. Doveva vincere per ribaltare il campionato.

Con il successo di Monza si portò a due punti da Häkkinen e, soprattutto, raggiunse Ayrton Senna a quota 41 vittorie. Ma fu una domenica segnata anche dalla tragedia: in pista era morto Paolo Gislimberti, vigile del fuoco della CEA, colpito dai detriti dell’incidente alla prima variante. Una notizia che colpì profondamente Michael, che si diede da fare per stare vicino alla moglie di Gislimberti, tra l’altro in dolce attesa in quei giorni.

«Sono deliziato. Penso di non aver mai vissuto niente di più meraviglioso. Sono esausto, ma sono contento e commosso», disse Schumi subito dopo la gara in televisione.

Poi gli venne chiesto che effetto facesse aver raggiunto Senna a quota 41 vittorie. Il tedesco mosse gli occhi e riuscì soltanto a dire: «Quarantuno vittorie significano molto per me». Si interruppe, chinò la testa e scoppiò in lacrime. Ralf, suo fratello, terzo al traguardo, lo consolò accarezzandogli la testa. Quando il telecronista tornò sull’argomento, Schumacher, asciugandosi gli occhi, rispose: «Puoi farmi un’altra domanda?». E l’intervista internazionale finì lì.

La vittoria del 2003 fu quella della squadra. Quell’anno il duello mondiale lo vedeva contrapposto a Juan Pablo Montoya, che prima di Monza era a un solo punto dal ferrarista. Da dietro, però, stava risalendo anche Kimi Räikkönen, che avrebbe poi chiuso il campionato al secondo posto.

Il successo di Monza davanti a Montoya fu ancora una volta decisivo, anche se Michael dovette ripetersi a Indianapolis e quindi conquistare un soffertissimo ottavo posto a Suzuka, sufficiente per garantirgli il titolo con appena due punti di vantaggio su Räikkönen.

«Un pomeriggio storico, nel quale ho ripagato me stesso e la squadra, che ha avuto una reazione fantastica. Credo che sia il giorno più bello della mia carriera: dal presidente fino alla signora che fa le pulizie a Maranello, io sono innamorato perso di questa gente», disse Michael.

Dalla prima pagina del Corriere della Sera del 15 settembre 2003

La vittoria del 2006 fu quella del rimpianto. In quel weekend Schumi prima annunciò il ritiro, poi vinse per la quinta e ultima volta a Monza. La Ferrari ormai aveva ingaggiato Raikkonen, aveva pensato al futuro. Michael aveva deciso di lasciare e lo aveva già comunicato da tempo al team che si era mosso per sostiurlo. Quando gli vennero dei dubbi era ormai troppo tardi, ma qualche anno dopo fu chiarissimo come quella scelta era stata affrettata perchè Michael aveva ancora voglia….

Il tributo di Ac Milano vedi qui

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