Audi eleganza e promesse: mondiale entro il 2030. Parola di Binotto

L’Audi ha fatto le cose in perfetto stile Audi per lanciare la sua prima stagione in Formula 1. Show berlinese con musica, champagne e promesse che, rileggendo la storia sportiva del gruppo, hanno grandi possibilità di essere mantenute. «Il nostro compito è diventare vincenti entro il 2030. Può sembrare un obiettivo lontano, ma non lo è», ha ripetuto Mattia Binotto.


Audi si è data cinque anni per vincere il Mondiale. Sembrano un’infinità, ma in Formula 1 non esistono bacchette magiche e, pur avendo a disposizione la cultura tecnologica che ha permesso alla Casa degli anelli di vincere ovunque (rally, raid, endurance), la Formula 1 resta un animale differente e complicato. C’è il vantaggio di arrivare in un “anno zero” del regolamento, in cui tutti sono ripartiti da un foglio bianco, ma, come ha spiegato l’ex grande capo ferrarista, non sarà una passeggiata: «Non sarà realistico dare subito fastidio agli avversari. Loro hanno maggiore esperienza. Sono un’organizzazione ben strutturata e consolidata. Se una squadra o un costruttore è stato grande in passato, rimarrà grande anche in futuro. Su questo non ci sono dubbi. Sono concorrenti molto forti. Per noi sarà una sfida molto difficile».

«È la nostra grande occasione per entrare nella storia. Una di quelle opportunità che ti capitano una volta nella vita», assicurano i piloti. Il giovane e l’esperto. Il mix che finora ha funzionato: Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto, che ha tutto per diventare un campione. Un anno fa, quando ho chiesto a Mattia se Audi non gli avrebbe chiesto di ingaggiare un top driver, lui mi ha risposto: «Gabriel è un top driver». Al suo secondo anno avrà l’occasione di dimostrarlo definitivamente.

L’obiettivo al debutto, tra poco più di un mese in Australia, è semplice. «Credo che il nostro target a Melbourne sia finire la gara – assicura Binotto – perché l’affidabilità, per me, in questo stadio di sviluppo è fondamentale. Dunque fare tutta la gara, fare tutto il weekend senza problemi significativi in pista. Questo servirà ai piloti e al team per sviluppare ulteriormente la macchina. Per farlo ci serve tanto tempo da passare in pista. Il primo obiettivo è quindi essere affidabili. Credo che ciò che conti maggiormente sia come il team costruisce la stagione e fa progressi».

Della R26 presentata si può commentare davvero solo la livrea, che è in perfetto stile Audi: sobria ed elegante. Certo, nell’ultimo anno Sauber, con quel verde fosforescente, si faceva notare di più. Ma essere eleganti è un’altra cosa. Come diceva Giorgio Armani: «L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare». Audi è qui per questo.


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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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