#ForzaAlex hai una squadra fortissima che ti aspetta, Daniela e Nicolò. “Papà c’è la farà”

Le parole di Nicolò adesso tengono viva la speranza. #ForzaAlex là dentro ci sono le persone giuste per rimetterti in sesto e qui fuori c’è l’Italia, anzi il mondo che ti aspetta. Daniela e Nicolò poi sono una squadra fortissima. Nel 2001 Nicolò era troppo piccolo per poter aiutare la mamma. Oggi sta diventando un uomo e tu lo hai fatto crescere in fretta combinandone una dette tue. Adesso sono lì a parlarti a darti la forza per ricominciare un’altra volta. Hai imparato a camminare senza gambe, oggi Dio solo a cos’altro dovrai fare a meno. ForzaAlex fallo almeno per Daniela e a Nicolò, torna a completare la tua magnifica famiglia.

Ecco la bella intervista pubblicata da il Corriere a firma Elisabetta Rosaspina.

«Non è più in pericolo di vita, ed è già molto, ma ha davanti a sé un percorso ancora lunghissimo, e lo sappiamo, siamo preparati. Siamo anche contenti perché il suo recupero è stato molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Ma non bisognerebbe sorprendersi: questo è papà. È incredibile l’energia di quell’uomo, ha una forza straordinaria».

«Interagire è un’altra cosa. Ma adesso ci sono segnali incoraggianti. Ripeto, ci vorrà ancora molto tempo. A differenza di mia madre, io vorrei dirvi di più sulle sue condizioni. Vorrei rispondere alle domande di tutte le persone che gli vogliono bene e che ci scrivono per avere sue notizie. Ma davvero neanche noi sappiamo come andrà».

Però sente la vostra presenza?
«Sì, questo è importante. Noi gli stiamo sempre accanto. Anche a Siena, del resto, siamo sempre stati lì con lui. Non ho mai perso uno solo dei miei turni al suo fianco in ospedale. Con la mamma abbiamo fatto tutti i giorni la spola, trecento chilometri al giorno tra andata e ritorno».

Gli parlate? Vi ascolta?
«Gli parliamo, certo. Ora che non è più sedato si può. Prima era proprio controindicato. I medici ci spiegavano che stimoli esterni avrebbero interferito con la sedazione. Adesso invece ci dividiamo i compiti: noi diamo gli stimoli affettivi, i medici quelli neurologici».

Con una squadra così, c’è di che essere fiduciosi, vero?
«Papà ce la farà, sono sicuro. Ce la farà anche questa volta. E un giorno ne parleremo. La racconterà a me e la racconterà anche ai miei figli. Sono fiducioso e lo è anche la mamma».

Lei come sta?
«È molto stanca, provata. Però è un po’ più tranquilla. Eppoi ci sono io con lei. Ho 21 anni. Quando accadde il primo incidente, a Berlino, non potevo fare nulla per aiutarla, ero molto piccolo. Avevo solo tre anni e infatti non ricordo nulla. Questa volta, invece, tocca a me essere l’adulto di casa».

Bisogna maturare in fretta in momenti come questi.
«Sì, sono davvero dovuto crescere in fretta in questo periodo, ma va bene».

I medici vi hanno detto se il papà recupererà la vista?
«Il problema della vista è il meno per adesso. Quel che conta è sapere se potremo di nuovo riuscire a comunicare con lui. Abbiamo una lunghissima strada davanti, ma finalmente è una strada in discesa».

Non siete soli, c’è tutta Italia che fa il tifo per Alex Zanardi.
«Sì, lo abbiamo visto e sentito. Ogni mio post su Instagram diventa virale. C’è tantissimo affetto attorno a noi e attorno a lui. In questo periodo mi è capitato di riflettere su quanto siamo fortunati per questo. Ma non oso a pensare a chi si trova magari in una situazione altrettanto dura e difficile, ma deve affrontarla da solo».

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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