“Kimi era già così intelligente a 10 anni”, parola di Minardi

“È un somaro perché vuole andare a sfruttare tutti i centimetri della pista e rischia sempre di oltrepassare i limiti della pista e incappare in una penalità”. Parola di papà Marco, l’unico che riesce a trovare una sbavatura nel nuovo capolavoro dipinto dal figlio. Qui si punta alla perfezione. E i dettagli in Formula 1 hanno sempre fatto la differenza.

“Io ho capito che Kimi aveva svoltato un anno fa in Brasile quando negli ultimi venti giri si è tenuto dietro Verstappen difendendo il suo secondo posto. Se andate a rivedere quel finale di gara, vedrete tutta la sua grandezza”, racconta Giancarlo Minardi, colui che, grazie a suo figlio Giovanni, segnalò Kimi a Toto Wolff. In quella gara Kimi uscì definitivamente dalla crisi estiva, dimostrò di aver capito il mondo in cui era stato catapultato.

“Ero sicuro che Kimi sarebbe arrivato a questi risultati, ma onestamente non avrei scommesso sulle sei vittorie nelle prime dieci gare. Invece… domenica a Spa è stato strategicamente perfetto. Dopo la prima curva ha lasciato sfilare Max e poi è andato a riprenderlo… Quando si è trovato dietro a Charles ha avuto la pazienza di aspettare… Ma io non mi sorprendo perché è da quando ha 10 anni che corre con quest’intelligenza”. Viene da pensare in grande.

Se continua così può diventare uno dei più grandi di sempre. Giancarlo suona il campanello e lancia un avvertimento: “Ricordiamoci sempre che ha 19 anni e a quell’età è facile perdere la bussola. Non credo sia il suo caso, ma lasciamolo lavorare in pace”, aggiunge Giancarlo, felice di aver assistito alla prima vera sfida in pista tra un pilota italiano e la Ferrari: “Speriamo di vederne ancora tanti da qui alla fine anno perché comunque vada suonerebbe il nostro inno. Io sono un tifoso della Ferrari e un fan sfegatato di Kimi. L’augurio è che si continui con questi duelli e che la gente si diverta, senza tifare contro nessuno… Poi che vinca il migliore”.

Siamo solo all’inizio dello show. Domenica in Ungheria la Ferrari dovrebbe essere ancora all’altezza. E poi, dopo le ferie e l’Olanda, arriverà il Gran premio d’Italia. Con quei due, anzi quei tre perché non possiamo scordarci di Hamilton, si batterà ogni record di presenze. Tanto per restare nella Formula Italia.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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