Ricordiamo Senna pensando a Kimi

Toto Wolff lo ha definito un paragone insensato. Ma forse il primo a credere che Kimi Antonelli cominci a ricordare Ayrton Senna è proprio lui, il grande capo della Mercedes, l’uomo che ha affidato a un ragazzo senza patente l’auto che era di Lewis Hamilton. Dopo un anno di rodaggio con qualche fiammata e molte lacrime, Kimi riparte da Miami in testa al campionato. Un anno fa in Florida si era preso la prima gloria con la pole nella gara Sprint, questa volta ci arriva con gli occhi puntati addosso dopo un mese di sosta forzata in cui ha cercato di vivere con leggerezza il suo momento, facendo le cose che più gli piacciono, cioè andando su una pista dove magari a girare erano solo gli altri. Ha distribuito autografi e sorrisi, si è anche reso disponibile per una serie in quattro puntate sulla sua vita che è in programmazione su Sky. Non si è nascosto, non ha dato segni di soffrire la pressione che inevitabilmente gli è arrivata addosso dopo due pole e due vittorie di fila. La reazione che ti aspetti da un campione navigato, non da un diciannovenne che ha corso solo 27 gran premi. 

Il weekend della gara di Miami comincia il primo maggio, il giorno della memoria per la Formula 1. Il giorno dedicato ad Ayrton (e a Roland Ratzenberger) anche quando l’anniversario non è tondo come in questo caso in cui di anni ne sono passati 32. Kimi era uno di quelli che, quando stava a casa, il primo maggio andava a Imola a onorare il suo mito. Perché non ha mai nascosto di ispirarsi ad Ayrton come pilota e come uomo. Per correre ha scelto addirittura il numero 12 che era quello di Senna all’inizio dell’avventura. La prima volta che è volato a San Paolo è andato sulla sua tomba a Morumbi portandosi dietro un libro su di lui da leggere in quella verde oasi di pace. Sulla libreria della sua nuova casa ha un suo autografo incorniciato. La loro somiglianza in certe fotografie è incredibile. Ad esser diversi sono solo gli occhi: Ayrton era malinconico, Kimi trasmette solo felicità. Il primo ad accostarsi ad Ayrton è proprio Kimi. E se non pesa a lui…

Essere paragonati a un mito come Senna può trasformarsi in un macigno per un ragazzo che sta ancora costruendosi una carriera. Ma se il primo a cercare un contatto e un’ispirazione con quel mito è proprio il diretto interessato, ecco che il macigno si trasforma in ispirazione, in modello da imitare, magari tralasciando quei lati ombrosi che ogni tanto apparivano nei pensieri di Ayrton. Kimi ha la leggerezza giusta per trasformare un paragone scomodo in qualcosa che lo possa aiutare a trasformare un anno in cui i sogni non sono impossibili.

Questo il pezzo pubblicato su il Foglio

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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