C’è un’Italia che batte la Mercedes, ma va a vela: Luna Rossa

Luna Rossa è in finale. Ha chiuso la partita sul 7-1 vincendo le ultime due regate e conquistando il diritto di sfidare i padroni di casa di Emirates New Zealand, detentori del trofeo, dal 6 marzo. È la seconda volta che la barca italiana vince il torneo degli sfidanti (Challenger Series), 21 anni dopo il successo su America One, sempre a Auckland. C’era riuscito nel 1992 anche il Moro di Venezia.

C’è un’Italia che batte la Mercedes, gli inglesi, la loro tecnologia, il loro sponsor multimilionario (Ineos) che è proprietario del 33% del team di Toto & Lewis. E’ un’Italia basata sul Rosso della Luna e non della Ferrari. Un’Italia che va a vela e non a motore. Un’Italia che va di moda e con Ferrari (lo spumante trentino) brinda alle sue vittorie.

Per conoscere meglio Jim Ratcliffe, lo sponsor che sta sulle vele britanniche battute da Luna Rossa e sulla Mercedes di Lewis vi rimando a questo articolo pubblicato qualche settimana fa vedi qui Ricordo che a timonare la barca volante inglese c’era niente meno che sir Ben Ainslie, il Dio della vela che nel 2013 aveva vinto l’America’s Cup rimontando da 1-8 a 9-8 con Team Usa…

“Le regole della Coppa America non consentono l’uso della nostra galleria del vento – aveva spiegato Toto Wolff – . Ma parti importanti come le ali, i “foils”, sono state prodotte da noi a Brackley: perché abbiamo tanti banchi di prova, tanti ingegneri e mezzi capaci di simulare le forze delle ali al di fuori dall’acqua. E così è stato messo in piedi un gruppo misto di tecnici con uomini Ineos e Mercedes per seguire il progetto”.

Per questo la vittoria di Luna Rossa fa ancora più piacere. Dimostra che noi italiani possiamo vincere anche contro la Mercedes. Basta andare a cercare il meglio che c’è, costruire una squadra, crederci… Il progetto Luna Rossa è migliorato regata dopo regata, esattamente il contrario di quanto spesso accade con la Ferrari in pista…

Su Luna Rossi poi sono saliti tanti partner tecnologici legati al ondo dei motori da Pirelli a Dainese.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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