Domenicali, la Formula 1 non si ferma: «Kimi sta portando un pubblico nuovo. E il futuro sarà più leggero»

Stefano Domenicali torna a Monza e parla di una Formula 1 che non vuole fermarsi. Cresce, cambia pubblico, allarga i propri confini geografici, prepara nuove formule per coinvolgere i tifosi e intanto comincia già a interrogarsi su quale dovrà essere la macchina del futuro. Con una convinzione sopra tutte: il pericolo maggiore sarebbe pensare che il successo di oggi possa bastare anche domani.

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«Il rischio è quello di essere autoreferenziali. Non dobbiamo accontentarci del successo che abbiamo oggi. Dobbiamo continuare a capire perché siamo diventati così grandi e non perdere i piedi per terra», racconta l’amministratore delegato della Formula 1 nel briefing organizzato alla vigilia del weekend di Monza.

I numeri, per il momento, gli danno ragione. L’interesse continua a crescere, ma soprattutto sta cambiando la geografia del Mondiale. Non ci sono soltanto gli Stati Uniti: Domenicali cita la Cina, il Sudamerica, l’Africa e il Far East come territori nei quali la Formula 1 vede ancora enormi possibilità di sviluppo. E racconta di un pubblico profondamente diverso rispetto a quello di qualche anno fa: oggi circa il 40 per cento degli appassionati è composto da donne e l’età media sarebbe scesa da 57 a circa 34 anni.

Dentro questa trasformazione c’è anche un fenomeno tutto italiano che si chiama Kimi Antonelli. Domenicali non nasconde di essere rimasto sorpreso dalla capacità del giovane pilota Mercedes di trascinare verso la Formula 1 una fascia di pubblico che prima non la seguiva.

«È riuscito a portare non solo competitività in pista a un Paese che ne aveva bisogno, ma anche a coinvolgere ragazzi della sua età. Ha dimostrato di essere un pilota davvero molto forte e ha portato un’ondata di gente che prima non seguiva la Formula 1».

L’effetto Antonelli, ammette Domenicali, è andato persino oltre le previsioni: «I numeri mi stanno stupendo perché sono in grande crescita». Il problema adesso sarà trasformare l’esplosione di interesse in qualcosa di stabile, evitando che rimanga soltanto uno “spike” destinato a sgonfiarsi. La Formula 1 deve conquistare chi arriva per la prima volta e insegnargli, in qualche modo, la cultura di questo sport.

Per Domenicali il segreto di Kimi sta anche fuori dall’abitacolo. Nella naturalezza con cui sta vivendo una situazione enorme senza sembrare schiacciato dal peso della responsabilità.

«È un ragazzo che affronta questa grande responsabilità di essere in testa al Mondiale con una leggerezza tipica dei giovani. Gli auguro di conservare per sempre questa naturalezza e freschezza. I ragazzi della sua età si riconoscono in lui e quindi è trainante». E poi c’è qualcosa che Domenicali considera profondamente italiano: «La capacità di essere con un sorriso, con una giovialità straordinaria, tipica del nostro modo di vivere».

L’altra Italia della Formula 1 resta naturalmente la Ferrari. Su Maranello Domenicali sceglie però di tenere il freno tirato, rispettando il suo ruolo istituzionale: «È sicuramente competitiva e deve trovare continuità».

Il punto è che la Formula 1 di oggi pensa già alla Formula 1 che verrà. E qui Domenicali indica una direzione piuttosto precisa. I regolamenti devono continuare a salvaguardare la presenza dei grandi costruttori, ma contemporaneamente il sistema deve essere abbastanza solido da poter sopravvivere anche se le strategie dell’industria automobilistica dovessero cambiare. Perché il mondo si muove molto più rapidamente di quanto accadesse soltanto cinque anni fa.

Quando vennero pensate le regole attuali, ricorda Domenicali, sembrava che l’elettrificazione fosse il futuro inevitabile dell’automobile. «Non è più così». E quindi anche la Formula 1 deve saper reagire, mantenendo al centro la sostenibilità senza rimanere prigioniera delle strategie industriali dei costruttori.

La ricetta tecnica del futuro parte da due concetti: carburanti sostenibili e automobili più leggere. «Dobbiamo scegliere una definizione della vettura che vada nella direzione di alleggerirla, perché vogliamo vedere piloti che possano davvero spingere al limite un mezzo che deve essere nelle loro mani». E tra le questioni da affrontare compare anche quella dell’intelligenza artificiale e dell’influenza che potrà avere nello sviluppo dello sport.

Più semplice potrebbe significare anche più accessibile. «Più il progetto tecnologico è meno complesso, ovviamente rispettando gli obiettivi di costi e prestazioni, più aiuta a essere indipendenti», spiega Domenicali pensando anche all’eventualità, oggi non concreta ma impossibile da escludere per il futuro, che qualche grande Casa possa scegliere altre strade.

Intanto cambia anche il modo di consumare la Formula 1. Domenicali difende le Sprint e annuncia che in futuro saranno più numerose, anche se resteranno «meno della metà» dei Gran Premi. La spiegazione è semplice: soprattutto il pubblico giovane vuole che ogni giornata offra qualcosa che conti. Le prove libere tradizionali interessano sempre meno, mentre una qualifica già al venerdì crea immediatamente attenzione.

È la stessa filosofia che ha trasformato il Gran Premio in un evento che comincia al mattino e finisce la sera, tra pista, fan zone, musica e intrattenimento. Anche davanti alle critiche di chi rimpiange il silenzio e la tensione quasi sacrale della vecchia griglia di partenza, Domenicali non arretra: «Oggi le cose sono cambiate. Lo sport è diventato anche una forma di divertimento».

E poi c’è Monza. Una pista che per Domenicali possiede un vantaggio competitivo impossibile da comprare: oltre cent’anni di storia. Ma la storia da sola non basta. «Deve essere proiettata al futuro». Servono infrastrutture, tribune, sicurezza, servizi, fan zone e investimenti continui. Essere un monumento della Formula 1 non significa conservare ciò che è vecchio, ma usare il patrimonio del passato per costruire qualcosa che continui a funzionare domani.

«Continueremo a crescere perché ci sono gli elementi per crescere», dice Domenicali. «Il mio dovere è strutturare lo sport perché questa crescita possa durare il più a lungo possibile».

Perché la Formula 1 di Domenicali ha imparato soprattutto una cosa: se il piatto fosse rimasto quello di una volta, sarebbe diventato freddo. E alla fine, come dice lui, non lo avrebbe più mangiato nessuno.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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