Hamilton: io Lauda, la Ferrari e la voglia di cambiare il mondo

Lewis Hamilton si è confessato con la stampa internazionale mentre corre su una spiaggia (vedi social). Moltro bella e interessante l’intervista rilasciata a Gianluca Gasparini per la Gazzetta…

Quando Lewis Hamilton passò dalla McLaren alla Mercedes chiede una cosa più di ogni altra. Essere libero. Potersi sentire l’uomo che sentiva di essere e non quello che gli altri volevano fosse. «Non voglio essere frainteso, ma credo che se in qualsiasi azienda una persona super positiva e scherzosa finisce in un angolo, deve adeguarsi e non si sente se stessa, quello non è l’ambiente giusto per lei. Succede spesso: la gente rimane perché ha bisogno di lavorare, di arrivare alla fine del mese. In McLaren sono cresciuto molto, ma avevano certe aspettative su come doveva comportarsi un pilota e contrastavano col fatto che sono sempre stato un outsider, un anticonformista. Prima di firmare con la Mercedes ho detto: “Guardate, io sono differente dagli altri. Lasciate che sia me stesso, lasciatemi sperimentare perché devo scoprire chi sono. Comunque vi aiuto e faccio crescere il brand nel mondo dei giovani in modo migliore”. Ed è ciò che è successo». 

Fresco di settimo titolo mondiale, l’inglese ne ha parlato stamattina in una lunga intervista con Gianluca Gasparini per la Gazzetta dello sport, dicendo che con la Ferrari le posizioni non si sono mai allineate (“Mai davvero vicino. Abbiamo parlato in qualche occasione, ma non siamo andati oltre il capire che opzioni ci fossero sul tavolo, e non erano quelle giuste. Ma c’è un’altra chiave di lettura interessante. Le nostre posizioni non si sono mai allineate, credo che il tempismo conti e le cose alla fine succedano per un motivo: nelle ultime stagioni il mio contratto scadeva sempre in anni diversi da quello di tutti gli altri piloti. Alla fine è andata così”) e indicando quali siano le figure di riferimento che lo ispirano. «In tanti, atleti e non. Muhammad Ali è il mio preferito per il carisma, lo stile, la tecnica che usava, resto affascinato da ciò che ha fatto e colpito dai suoi valori. Altri nello sport, come Serena Williams. E poi Nelson Mandela, certo. Crescendo sono stato in grado di capire perché queste persone sono un’ispirazione per me: non solo perché sono dei grandi della storia ma perché sono del mio stesso colore. Li vedo e penso: “Hanno fatto qualcosa di grosso, posso riuscirci anch’ io”. La rappresentazione è molto importante: alcuni sognano in grande anche senza avere esempi davanti, ma spesso è importante osservare chi ha compiuto certe imprese. Quando sei giovane tanta gente ti spiega che ci sono cose che non puoi fare, anche i genitori: “Nessuno in famiglia, delle nostre origini, c’è mai riuscito prima”. Ecco perché le persone di cui ho parlato mi piacciono e sono state fondamentali». 

Tutte figure che sono diventate, ciascuna a modo suo, riferimenti della comunità afro-americana e della lotta per l’uguaglianza, contro le disparità, anche economiche, anche di genere. Hamilton è tornato a parlare allora del sostegno alle proteste di Black Lives Matter che ha guidato dentro il suo mondo. «Non ho ancora trascinato l’intera F.1 con me: sto sempre cercando di coinvolgere più persone, restano tanti quelli rimasti in silenzio. Ci vorrà del tempo per cambiare le opinioni di tutti, ma io posso contare su questa piattaforma mondiale dove corro ogni settimana o due. Non credevo mi seguisse così tanta gente e ne sono grato, perché interagiscono con me e hanno un grosso impatto sulla mia vita quotidiana. Tutti abbiamo un ruolo importante, ognuno di noi ha una voce, dobbiamo parlare e fare di più. Ci sono molti problemi nel mondo, posso smuovere le cose, portare consapevolezza e spero anche un cambiamento. Questo è il mio sogno: far parte della soluzione e non del problema. Perché per gran parte della mia vita sono stato parte del problema. Non ero al corrente di tante cose, anche sul tema della diversità in generale. Insomma, non è facile tirar fuori questi temi e parlarne. Ecco perché cerco di essere molto aperto. Magari da qualche parte un ragazzino e una ragazzina stanno subendo una forma di discriminazione o sessismo e anche loro sanno di avere molto da dire: vedendo me possono trovare il coraggio per farlo». 

Fondamentale il suo rapporto con Niki Lauda: “Con Niki ho avuto solo momenti belli, compresa una visita a casa sua a Ibiza che resta nei miei pensieri. Prima di conoscermi aveva un’opinione sbagliata di me, poi abbiamo iniziato a parlare e ha realizzato che eravamo molto più simili di quanto pensasse. Ricordo le telefonate che faceva per convincermi a passare in Mercedes, in cui alla fine immancabilmente gli dicevo: “Mmm, non so Niki, non è che stiate andando così bene…”. E lui insisteva: “Con te arriviamo al top!”. Litigi mai, non ne ricordo. Più facile succedesse con Toto o altri del team. Niki si presentava dopo averlo saputo e mi cercava per fare due chiacchiere e risolvere tutto”.

E con Toto Wolff: “Per il fattore umano, parliamo molto e profondamente. Gli uomini faticano a condividere i dolori e le questioni personali, ma noi abbiamo trovato un luogo in cui siamo completamente trasparenti uno con l’altro. Esiste una fiducia totale implicita, ed è la base di una unione che non è solo business ma famiglia e poi anche business, bilanciate in un modo straordinario”.

Hamilton ha parlato anche con il Guardian, che pubblica l’intervista nel suo inserto G2 Life & Arts. Lewis parla soprattutto di razzismo e del suo impegno nel contrastarlo. «Vedere George Floyd per quegli otto minuti e 30 secondi, come è successo ad altre persone, ha suscitato in me tante emozioni. Competere, vincere campionati, è una cosa fantastica, ma cosa significa veramente? Non significa nulla a meno che tu non possa aiutare a spingere per il cambiamento. Non ho potuto più tacere durante questo periodo. Ho deciso che dovevo usare questa piattaforma. Ci sono così tante persone là fuori che stanno lottando e così tante che hanno vissuto ciò che ho vissuto io, anche peggio». 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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