
Questo ragazzo non ha limiti. Pista che va, record che trova. Adesso Kimi Antonelli è anche il più giovane ad esser partito in pole in Belgio, in quella che tutti chiamano l’Università della Formula 1.
Si è preso la sesta pole stagionale, un traguardo che solo Alberto Ascari aveva raggiunto nella storia della Formula 1. E siamo solo alla decima gara stagionale… “E’ stato bello, grandioso, ma domani è un altro giorno e con Max di fianco dovrò partire bene”, racconta spostando già l’obbiettivo alla gara, quello che conta davvero per il Mondiale. In Belgio l’ultimo pilota italiano a vincere è stato Michele Alboreto nel 1984, Kimi ha ancora una volta l’occasione per dare una spolverata all’albo d’oro. Ma i record interessano più a noi che a lui. A Kimi interessa prendersi più punti possibili, arrivare in fondo davanti a tutti e dare un’altra lezioncina al suo compagno di squadra, rimasto a 0”508, ma che grazie alla penalità di Norris (10 posizioni sulla griglia), riuscirà a scattare in seconda posizione.
L’importante è che la Mercedes assista Kimi e non lo pianti in asso come a Silverstone. Per correre ai ripari Kimi sta correndo con un motore termico nuovo dopo che alle verifiche la terza unità usata in Inghilterra aveva tossito un po’. La cura dei dettagli è fondamentale. Prendete Kimi che, dopo aver dominato Fp2 e Fp2 in Q1 si era improvvisamente perso per strada, realizzando solo l’ottavo tempo. Che cosa abbia fatto sulla sua Mercedes resta un segreto (“Mi sono detto, cavolo qui siamo nei guai. Poi abbiamo lavorato su differenziale, ala, bilanciamento dei freni e ho trovato un bel giro pulito”), ma in Q2, Kimi ha ricominciato a volare e anche Max Verstappen, pur sfruttando la scia di Hadjar (il francese scatterà dal fondo per le penalità accumulate), ha dovuto accontentarsi prendendo 0”317 di distacco.
Dietro a Kimi, Max e Russell ci sono le due Ferrari con Leclerc davanti a Hamilton. Charles è a 0”532, ma è stato penalizzato da una “strana” bandiera gialla sventolata a ingresso box. Una bandiera che era dedicata solo alla pit lane (c’era Hadjar fermo) e che quindi Charles avrebbe dovuto ignorare come scritto nelle note degli steward. Se non avesse alzato il piede, Charles sarebbe salito almeno in seconda fila. Ha sbagliato lui, ma quella era una bandiera ingannatrice. E fa specie che uno sport così tecnologico, sempre alla ricerca della perfezione, crolli su certi dettagli regolamentari. Si era sbagliato in Austria, si è sbagliato anche in Belgio.
Ma la Ferrari in gara va sempre meglio che in qualifica e la scia dopo la Source può aiutare chi parte dietro. Charles è un po’ arrabbiato, ma pensa a quello.


