Intervistato da Quattroruote Kimi Antonelli racconta il suo momento particolare, ma anche quello che prova quando sale iin macchina e spinge. Interessante il racconto di come si sente tutt’uno con la macchina, una sensazione che solo i grandi campioni riescono ad avere. Si isolano dal mondo e si sentono una cosa sola con la loro monoposto.
“Al Kimi dell’anno scorso direi in primis di non preoccuparsi, di non aver paura di sbagliare, di non pensare troppo al risultato finale, cosa che purtroppo facevo. Di focalizzarsi su quello che sta accadendo nel momento, di non pensare al futuro. Ho la fortuna di fare quello che amo e che ho sognato sin da quando ero piccolo e quindi è giusto che me la goda. Ovviamente è un lavoro, una professione: gareggiare ai massimi livelli non è facile per- ché richiede anche un sacco di sacrifici però alla fine faccio quello che amo, ho questa fortuna e quindi è giusto che mi debba anche divertire il più possibile quando guido la macchina.”
“Il limite? Il limite per me è il cielo. Alla fine in Formula 1 credo che il limite sia il cielo. Ovviamente, l’obiettivo a livello di pilota è cercare di avvicinarsi sempre di più a quel limite e certe volte cercare addirittura di sorpassarlo, quasi per sbloccare un nuovo livello, per alzare questa asticella. Devo dire che è una cosa molto affascinante: noi piloti cerchiamo di raggiungere quel livello di perfezione. Anche se credo che, alla fine, la perfezione non sia mai raggiungibile, perché si potrà sempre fare meglio.
“…Credo che sia uno dei momenti più belli quando guidi un’automobile da corsa. È come se tu fossi in una bolla dentro la quale ci sei soltanto tu, la macchina e la pista: non c’è nient’altro. Io la descrivo come una delle sensazioni più belle in assoluto, perché praticamente guidi in maniera autonoma, è come se mettessi l’autopilota e utilizzi soltanto l’istinto.
“Molte volte non ti accorgi di nulla: tutto ti viene in modo naturale e non ti rendi neppure conto di quello che stai facendo, né di come lo stai facendo. Mi è capitato di essere in questo stato e, in quel momento, di ricevere un team radio: per un attimo ti fa tornare alla realtà, interrompendo quel momento magico.
“È come essere in un sogno, dove sai che guidi la tua macchina e che la guidi in modo istintivo, senza pensieri. E quello è veramente il momento bolognesecui diventi tutt’uno con la macchina: è come se le stessi parlando, come se riuscissi a instaurare una conversazione con lei.
Il numero di Quattroruote con l’intervista di Mirco Magni sarà in edicola la prossima settimana


