La grande fuga dalla Formula1: colpa della Ferrari. Lo raccontano StageUp e Gazzetta

Sta andando in onda la grande fuga dalla Formula 1. Lo aveva intuito Stefano Domenicali che infatti sta correndo ai ripari con un grande lavoro social e una rinfrescata al palinsesto del weekend. Lo testimonia un’interessante inchiesta di Stage Up Ipsos riportata oggi da Marco Iaria sulla Gazzetta. Il dato è preoccupante: in Italia la grande fuga è cominciata da quando la Ferrari ha smesso di vincere…

Il passaggio da Rai a Sky, dalla tv free a quella a pagamento non ha influito più di tanto secondo quando racconta l’inchiesta. Su questo fattore ho i miei dubbi perchè passare da un’audience di 5/7 milioni a un ascolto decisamente inferiore nonostante lo sforzo qualitativo della tv a pagamento ha certamente influito. Va aggiunto che la Ferrari perdente ha anche ridotto molto lo spazio dedicato alla Formula 1 sui quotidiani e per gli appassionati duri e puri non restano che i siti per aggiornarsi.

Interessante notare l’interesse in aumento per la Formula E (La Formula E invade Roma) anche se la strada da fare è lunghissima e fino a che non vedremo in pista un’auto o un pilota italiano…

Ecco il report Gazzetta:

Quando sgommava Schumi era tutta un’altra cosa. La Formula 1, che a livello globale vanta oltre 500 milioni di fan, in Italia ha sofferto i deludenti risultati della Ferrari.

D’altra parte il pubblico tricolore del Circus si è sempre sovrapposto con il tifo per la scuderia di Maranello. Lo certifica la ricerca Sponsor Value di StageUp e Ipsos, in esclusiva per la Gazzetta. Se nel 2002 gli interessati alla F1 nel nostro Paese erano 31,5 milioni, nel 2020 sono scesi a 27,3 milioni. Ma ciò che colpisce di più, leggendo l’indagine demoscopica su un campione rappresentativo di italiani tra i 14 e i 64 anni, è il crollo degli appassionati, cioè di coloro che seguono l’evento con frequenza: dai 14,7 milioni del 2002 ai 7,3 milioni del 2020. Un bacino d’utenza dimezzato.

Sono dati che devono far riflettere, soprattutto se paragonati a quelli della Serie A rimasti sostanzialmente stabili. Pensate che nel 2002 la Formula 1 vantava più interessati del massimo campionato di calcio, a quota 28,5 milioni”, spiega Giovanni Palazzi, amministratore delegato di StageUp.

Se si guarda il trend più nel dettaglio si scopre che durante il dominio di Schumacher sulla Rossa, nei primi anni Duemila, l’80% degli italiani era interessato al Mondiale di automobilismo e uno su tre lo seguiva assiduamente. Dopo l’ultimo titolo piloti vinto (Raikkonen nel 2007) il declino ferrarista è coinciso con un progressivo raffreddamento del pubblico italiano nei confronti della Formula 1. Attualmente il 70% degli italiani è interessato al Circus e il 19% si definisce un appassionato. “Se ci ritrovassimo con una Ferrari di nuovo competitiva assisteremmo a un balzo del pubblico – aggiunge Palazzi -. La verità è che la F1, quantomeno in Italia, da fenomeno nazional-popolare è diventato un prodotto più segmentato”.

Secondo Palazzi il passaggio dal free al pay non è stato tra le cause del calo degli interessati, semmai l’effetto: “Nel 2013 c’è stato lo storico sbarco su Sky che, pur non raggiungendo la platea della Rai, ha comunque fornito un servizio e una fruizione in grado di stabilizzare il valore dell’evento negli ultimi anni”.

Un altro elemento cui prestare attenzione è quello relativo al target degli interessati. Il pubblico tra i 14 e i 24 anni è sceso dal 18% del 2002-04 al 16% del 2019-20 e quello tra i 25 e i 34 anni dal 23% al 18%, con il contestuale incremento degli interessati in età adulta (dal 21% al 23% per i 35-44enni e dal 19% al 24% per i 45-54enni). Tutto ciò in parte si spiega con l’invecchiamento della popolazione italiana ma, in termini assoluti, i giovani interessati alla Formula 1 sono molti di meno rispetto a 10-20 anni. “Qui si pone il problema di cercare soluzioni che vadano nella direzione di comunicare verso quel tipo di pubblico. La Formula 1 era stata trainante per la motorizzazione di massa in Italia, rappresentava un’avanguardia che attraeva anche chi acquistava l’utilitaria come prima auto. Adesso l’impressione è che la F1 possa essere più orientata su una fascia alta, anche perché rivolgendosi a una platea globale può contare su numeri molto elevati: in Cina 100 milioni di persone possono permettersi auto dei segmenti D, E o F (lusso). Pure gli attuali sponsor del Mondiale comunicano a una fascia alta dei consumatori. Ecco, se vuoi avvicinare i giovani devi muoverti in maniera diversa, visto che il loro potere di spesa è inferiore a quello dei genitori. È un tema che riguarda il marketing, la comunicazione, le regole della competizione”. Non a caso Stefano Domenicali, da qualche mese presidente e a.d. della F1, è al lavoro per rendere le corse più spettacolari con la sperimentazione delle gare sprint e per offrire ai più giovani la giusta dose di intrattenimento e interattività, anche attraverso il gaming.

StageUp e Ipsos hanno misurato anche il grado di interesse del pubblico italiano verso la Formula E. I dati sono in crescita: gli interessati sono passati da una penetrazione del 33% nel maggio 2018 al 36% del novembre 2020, gli appassionati dal 2,3% al 3,6%. Con punte rispettivamente del 43% e del 3,7% nel giugno 2019, in occasione dell’E-prix di Roma che torna questo weekend dopo la cancellazione dell’anno scorso a causa del Covid

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. In formula E non ci sono italiani, ne auto italiane eppure l’interesse cresce. Forse in F1 in Italia è in calo, occorre vedere com’è in Germania. Non è che la F1 è solo vincolata al mercato Italia. Io la seguo dagli anni 70 e non ho mai tifato per la rossa.

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