Lewis non è il primo Hamilton della Ferrari: c’è stato Duncan

Lewis non è il primo Hamilton della Ferrari. Prima di lui, negli anni Cinquanta c’era stato Duncan, colorito pilota irlandese, nato a Cork nel 1920 e passato alla storia per aver vinto una 24 ore di Le Mans ubriaco.

Questo Duncan ha la faccia da pirata e a leggere le sue memorie deve esser stato un tipo davvero divertente. E pure con la scorza dura perchè al contrario di tanti che hanno gareggiato con lui, è arrivato fino a 74 anni, morendo per un cancro ai polmoni e non in pista.

Dopo aver fatto parte della Fleet Air Army (l’aviazione della Royal Navy britannica), Hamilton aprì un’officina e si avvicinò al mondo delle corse da cui era sempre stato attratto. Cominciò con una Maserati 6CM partecipando a 12 gare non valide per il Mondiale di Formula 1 nel giro di tre anni.

Dopo essersi messo in luce con la sua guida sul bagnato, nel 1951 arrivò nel Mondiale di Formula 1. Disputò 5 Gran Premi esordendo a Silverstone e poi al Nurburgring al volante della propria Talbot Lago. Dal 1952 al 1953 si presentò al via in altre due gare in Inghilterra e in Olanda con la HWM, ottenendo un 7° posto a Zandvoort come miglior risultato.

Ma è nelle gare Sport che si è messo maggiormente in luce, soprattutto a Le Mans, gara alla quale ha partecipato nove volte, vincendo nel 1953 in coppia con Tony Rolt con il quale aveva debuttato nell’edizione del 1950 con un quarto posto e concluso al sesto l’anno successivo con una coupé Nash-Healey. Dall’anno seguente cominciò invece la sua avventura in Jaguar con una C-Type (1952 e 53) e una D-Type nel 1954 quando furono battuti solo va una Ferrari V12 guidata da Froilan Gonzales e Maurice Trintignant, salvati solo perchè alla fine la pista cominciò ad asciugarsi.

A passare alla storia è stata la sua vittoria nel 1953 con una Jaguar C-Type, sempre insieme a Rolt. La leggenda racconta che la coppia fu squalificata per essersi allenata su una Jaguar che aveva lo stesso numero di gara di un’altra in pista nello stesso momento. Una squalifica che poi, su insistenza della Jaguar, fu cancellata, ma a quel punto Hamilton e Rolt erano andati già a consolarsi in un bar della zona senza risparmiarsi.

Quando la mattina dopo furono rintracciati erano completamente ubriachi. Questo almeno racconta la leggenda, mentre loro hanno altre versioni e lo stesso Duncan nel suo libro racconta che il problema non era l’alcol ingerito, ma la mancanza di sonno con un gara di 24 ore da affrontare.

Passarono la mattinata a fare bagni caldi e bere caffè e poi ad ogni pit stop Rolt veniva imbottito di caffè, mentre Hamilton si rifiutava di berne ancora perchè raccontava che gli procurava delle contrazioni alle braccia. A lui davano del brandy per tenerlo sveglio….

Durante la gara Hamilton colpì anche un uccello con la faccia a 130 all’ora, rompendosi il naso… (vedi foto a fianco) Tutto questo non impedì all’allegra coppia di vincere la gara sfondando la barriera delle 100 miglia orarie di media.

Sia Hamilton che Rolt hanno negato di essere stati ubriachi naturalmente e lo stesso team manager della Lotus, Lofty England dichiarò: “non li avrei mai lasciati correre sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Ho avuto abbastanza problemi quando erano sobri!” 

Una settimana dopo la vittoria di Le Mans del 1953, Hamilton guidò fino a Oporto per prepararsi al 
Gran Premio del Portogallo al Circuito da Boavista. Era in testa alla prima curva della gara quando si schiantò con la sua Jaguar contro un traliccio dell’elettricità .

Fu scaraventato fuori dall’auto e contro un palo della luce, dal quale cadde sul lato del circuito e fu quasi investito da una Ferrari. Fu portato in ospedale per un intervento chirurgico d’urgenza…

Nel suo Touch Wood, un libro che è una perla rara nel raccontare le corse di quegli anni, c’è un passaggio fantastico relativo a quell’incidente. Duncan chiede al medico: “Perchè mi state operando al buio”. Risposta: “Perchè lei ha tirato giù un palo della luce lasciando la città al buio”. Altra domanda: “Perchè non c’è l’anestesista?”. Risposta: “Perchè era venuto a vedere la gara”. Terza domanda: “Che ci fanno due suore con lei?”. Risposta: “Sono qui per offrirle un brandy se tutto andrà bene o per darle l’estrema unzione se le cose dovessero andare male!”.

Fu nel 1956 che Hamilton, dopo esser stato licenziato dalla Jaguar per non aver rispettato gli ordini di scuderia a Reims, divenne pilota Ferrari partecipando alla 24 ore in coppia con Alfonso De Portago nel 1956… A Reims si era rifiutato di lasciare la vittoria a Paul Frere che lo seguiva e la Lotus era stata irremovibile. Licenziato. Due ore dopo Enzo Ferrari gli aveva già proposto di correre per lui. “Quando arrivai a casa trovai due lettere: una di Lofty che mi licenziava e una di Enzo Ferrari che mi assumeva“.

Quell’anno a Le Mans la Ferrari aveva Phil Hill, Trintignant, Manzon, Von Trips, De Portago e appunto Hamilton. De Portago e Hamilton era stati i più veloci in prova, la gara cominciò sul bagnagto e la Ferrari chiese a Duncan di partire, ma lui rispose che non gli sembrava giusto perchè era l’ultimo arrivato in squadra. Così scattò De Portago che però fini la sua corsa in un sandwich con due Jaguar. Corsa finita. Hamilton non prese neppure il volante.

Due settimane dopo Hamilton era ancora in Ferrari in Svezia con Fangio, Hawthorn, Castellotti, De Portago, Trintignant e Phil Hill. Dopo un’uscita di pista con annessa uccisione di una gallina, Hamilton si presentò alla gara di buonumore. Al medico che chiedeva a tutti i piloti il loro gruppo sanguigno, rispose: “Whisky e Perrier“. Concluse al terzo posto con una Ferrari 860 Monza in una giornata trionfale per il Cavallino con quattro vetture ai primi quattro posti (il successo andò a Trintignant e Collins).

Si era diviso la guida con De Portago, Collins e Hawthorn. La Ferrari andò in testa al Mondiale Costruttori e quello che successe quella sera in albergo ha riempito un paio di pagine della autobiografia di Hamilton (Touch Wood).

Anche a Monza Hamilton avrebbe potuto guidare una Ferrari, ma la vettura affidata a lui e Von Trips non sopravvisse allo stint di Taffy e alla fine Hamilton non la guidò mai. Così si chiuse la sua avventura ferrarista, ma quella sera lui e i suoi amici piloti fecero visita a tutti i night di Milano. E Hamilton la mattina dopo ne combinò una delle sue impossessandosi del pullman della compagnia di bandiera italiana che li avrebbe dovuti portare in aeroporto. Rischiò anche l’arresto. Ma alla fine tutto si concluse con una bella bevuta.

Un del tipo davvero l’altro Hamilton di casa Ferrari…

Ps: grazie all’amico Carlo che mi ha fatto notare di questo Hamilton in Ferrari negli anni Cinquanta.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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