L’Italia ha imparato a tifare per Kimi. Una mini rassegna stampa

Fenomeno. Sembra Ayrton. Formula Kimi. Perfino un Kimi Five un po’ cervellotico. Il festival di Kimi è esploso in tutta la sua potenza dopo la quinta vittoria di fila, la prima per un ragazzo così giovane a Monte Carlo dove l’albo d’oro è un concentrato di campioni. Il giorno dopo il successo è un piacere leggere i quotidiani italiani…

E’ arrivata anche la pubblicità di Aci: “Grazie Kimi. Le tue vittorie guidano tutti noi. Da quando eri un bambino con il kart hai gareggiato con passione, talento e coraggio. Oggi i suoi successi ispurano l’intero movimento dell’automobilismo italiano. Il tuo esempio ci spinge a dare sempre il massimo”.

Ecco una mini rassegna stampa grazie a www.loslalom.it

 Daniele Sparisci, Corriere della sera: “La F1 è un mare di squali diceva. Ma è lui a essere diventato il predatore più feroce, una trasformazione più rapida che inattesa per chi lo conosce da sempre. Piccolo principe a chi?”

Arianna Ravelli, La Gazzetta dello sport: “Non fatevi ingannare da quel sorriso commovente: questa è una storia di sport con una sua dose di violenza. Perché violente sono le rivoluzioni.  È questo contrasto che affascina e spiazza: il bambino e il predatore. L’autorità dei campioni maturi e la leggerezza di chi non sente ancora il peso della propria grandezza.

Gabriele Romagnoli, Repubblica: “Nella Formula Uno la somma di Sinner e Alcaraz. È la sfrontatezza della gioventù accoppiata alla sicurezza, un ragazzino che ancora dipende dai genitori per gli alimenti, ma in pista dà la paga a chiunque. Dietro di lui Lewis Hamilton è Djokovic, il futuro nel retrovisore, un’ombra ben presto sarà. Kimi è un nuovo cannibale, con i modi e il volto più gentili mai mostrati da un antropofago.

Umberto Zapelloni, Il Giornale: “Il piccolo principe è diventato re. … Kimi fa tutto con una naturalezza impressionante. … Con la leggerezza che può avere un ragazzo di 19 anni. Kimi ha il mondo in mano. Oggi il vento è tutto alle sue spalle e anche il fatto che sul podio abbia voluto andare Toto Wolff ha un significato particolare. È quasi una scelta di campo del team.

Alessandra Retico, Repubblica: “Il ragazzo che la sera prima a casa gioca con la racchetta di plastica, elettrica, per scacciare le zanzare. Lo stesso che il giorno dopo scende in pista, parte davanti a tutti dopo una pole magica e nessuno lo vede più”.

 Jacopo D’Orsi, La Stampa: “Allora non è vero che la perfezione non esiste, Kimi inarrivabile lo è stato dall’inizio alla fine: non di una, ma di tre gare”.

Daniele Dallera, Corriere della sera: “Una vita a fare il tifo per la Ferrari e poi ci si ritrova a sgolarsi per un giovane nato campione che si chiama Kimi: ci perdonerà la Ferrari se negli ultimi giri del Gp di Montecarlo, la corsa più famosa al mondo, non solo abbiamo esultato per Kimi Antonelli, ma addirittura avuto paura che commettesse un errore?”

 Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “Senza parole. Sì, forse è il caso di scomodare il mitico Vasco, uno che ha saputo raccontare emozioni meglio di tantissimi altri. Senza parole: Kimi Antonelli, il nostro Harry Potter, mi costringe ormai ad alzare bandiera bianca. Nel senso che, da vecchio guardone di storie dell’automobilismo, nemmeno più so a quali aggettivi fare ricorso”.

 Pierfrancesco Archetti, La Gazzetta dello sport: “Spostare sempre più in avanti l’età delle persone per ritenerle mature è un riflesso sociale nel nostro Paese che contamina anche il calcio. Ma se ci guardiamo attorno, vediamo Kimi Antonelli quasi neo patentato che stritola i senatori in F1, o Mattia Furlani che a 20 anni è diventato campione del mondo del salto in lungo”

Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Ciò che sta combinando Antonelli, ciò che segna il percorso di Antonelli, comporta una sofferenza doppia per Leclerc, arrivato nel suo regno carico di progetti felici. … Charles dovrebbe aver imparato cosa significa correre per la Ferrari, una squadra che gli garantisce un ottimo ingaggio, che lo premia in popolarità ma che pare incapace di dargli ciò che più cerca e conta .  Era lui, Leclerc, il predestinato, lo chiamavano tutti così. Per questo le sue ore sono difficili adesso”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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