MonacoGp: instruzioni per l’uso, cominciando dalla pole

Mezzo gran premio lo si vince al sabato in qualifica. A Monte Carlo è stato così negli ultimi tre anni, cinque volte nelle ultime dieci, tredici nelle ultime venti. Chi non ha vinto pur dopo avcer ottenuto la pole, non c’è riuscito per colpa sua o del team. Lo sa bene Charles Leclerc che er due anni fila ha cominciato a credere che la sua pista di casa si fosse trasformata in maledizione.

Correre qui forse non ha più senso, ma è la gara che tutti si aspettano e vorrebbero vincere. Da sola vale quasi un mondiale. da sola vale la triplice corona con Indianapolis e la 24 ore di Le Mans (anche se c’è la versione che sostituisce il Gp di Monaco con il Mondiale di F1).

Il Gp di Monaco è il primo della stagione a disputarsi in Europa dove la F1 resterà fino a settembre. La gara del Principato torna a disputarsi a giugno a distanza di 23 anni dall’ultima volta: nel 2003 però si gareggiò il primo del mese mentre questa è la prima volta che la gara nel Principato si disputerà dopo il 3 giugno, data che fu teatro dei GP del 1962, 1973 e 1984.

  • La pista, su cui si corre dal 1929, si snoda tra le strade cittadine del Principato: misura 3,337 chilometri ed è composta da 19 curve, alcune delle quali caratterizzate da angoli molto stretti.
  • La carreggiata, che coincide sostanzialmente con i due sensi di marcia del normale traffico urbano, è estremamente stretta ed è quasi del tutto priva di vie di fuga. Le barriere di protezione delimitano l’intero tracciato e vengono spesso sfiorate dai piloti, che cercano di guadagnare anche pochi centimetri seguendo la traiettoria ideale.
  • La velocità media, mantenuta lungo i 78 giri del circuito, è la più bassa del Mondiale di Formula 1: in alcuni punti le vetture scendono fino a circa 50 km/h. Dal punto di vista tecnico, il fine settimana a Monaco è tra i più complessi per le scuderie, chiamate a configurare le monoposto con il massimo carico aerodinamico e a puntare tutto sulle qualifiche per ottenere una buona posizione in griglia, dato che le possibilità di sorpasso sono estremamente limitate.
  • Per Monaco viene sempre scelta la gamma di pneumatici Pirelli più morbida, quest’anno C3, C4 e C5, per garantire la massima aderenza su un asfalto molto liscio. In questa edizione, il manto stradale è stato riasfaltato tra le curve 19 e 1, tra la curva 7 e l’ingresso del tunnel, oltre che in entrata e uscita dalla pit lane.
  • Il fenomeno del graining potrebbe manifestarsi, ma non dovrebbe influenzare in modo significativo il comportamento delle gomme, che nel Principato sono sottoposte principalmente a sollecitazioni legate alla trazione.
  • Il basso degrado degli pneumatici sulla pista monegasca fa sì che la gara preveda tradizionalmente una sola sosta ai box. Fa eccezione lo scorso anno, quando la FIA introdusse una modifica regolamentare sperimentale per obbligare i piloti a utilizzare almeno tre set diversi di gomme, imponendo così almeno due pit stop. La norma è stata però successivamente abbandonata e si tornerà al formato classico perchè non produsse nessun risultato evidente.
  • Dovrebbero rendere obbligatoria la pioggia, allora sì che ci divertiremmo…
  • A influenzare le strategie sono soprattutto le neutralizzazioni e le bandiere rosse, piuttosto frequenti data l’elevata probabilità di contatti con le barriere e la difficoltà di rimuovere le vetture senza interrompere la gara.
  • Nel 2024, ad esempio, una bandiera rossa al primo giro ha consentito a tutti i piloti di rispettare immediatamente l’obbligo di utilizzo delle due mescole, permettendo poi di completare la restante parte del Gran Premio con strategia differenziata tra Medium e Hard.
  • La FIA ha deciso che questo fine settimana a Monaco non ci sarà la modalità rettilinea (SM) a causa dei rettilinei corti e della mancanza di vie di fuga.
  • La gara vanta il maggior numero di giri di qualsiasi evento, con 78 giri del circuito che compongono il Gran Premio di Monaco. È l’unica gara che non rispetta la distanza minima di 305 km imposta dalla FIA, misurando 260,286 km.
  • La pit lane, più stretta e angusta rispetto alla maggior parte dei circuiti di Formula 1, impone a Monaco un limite di velocità di 60 km/h, anziché i soliti 80 km/h. 
  • Monaco, insieme a Jeddah, è il circuito con il maggior numero di curve a destra nel calendario della Formula 1, ben 11.
  • Il primo Gran Premio di Monaco fu organizzato nel 1929 da Antony Noghès. L’ultima curva del circuito porta il suo nome.
  • L‘edizione del 1996 detiene il record per la gara di Formula 1 con il minor numero di piloti che hanno tagliato il traguardo. Solo Olivier Panis, David Coulthard e Johnny Herbert, saliti sul podio, hanno completato la gara.
  • Secondo gli ingegneri del gruppo Brembo, il Circuit de Monaco da 3.337 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti scarsamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 2 perché le monoposto attuali effettuano solo 9 staccate al giro per circa 16,3 secondi, pari al 23 per cento della gara: 2 frenate sono della categoria High, 3 sono Medium e 4 sono Light.
  • Dalle simulazioni effettuate la curva più dura del Circuit de Monaco per l’impianto frenante della Formula 1 è la prima dopo il traguardo, nota con il nome di Sainte Devote: le monoposto passano da 276 km/h a 132 km/h in 1,67 secondi durante i quali percorrono 91 metri. Consistente ma non esagerato lo sforzo richiesto ai piloti in quel frangente: 4 g è la decelerazione massima a cui sono sottoposti e 114 kg il carico che devono esercitare sul pedale del freno. La potenza frenante è invece di 1.463 kW.
  • Rispetto al GP Monaco 2025, per effetto delle caratteristiche delle monoposto 2026 gli spazi e i tempi di frenata si sono dilatati. All’ingresso della chicane, dopo il tunnel, la diminuzione di velocità è praticamente la stessa rispetto all’anno scorso, dai 190 ai 195 km/h, tuttavia lo spazio di frenata è passato da 91 a 136 metri e il tempo di frenata da 2,06 secondi a 2,87 secondi. Non a caso la decelerazione massima a cui sono soggetti i piloti in quel punto è scesa da 4,5 g a 3 g, mentre il carico sul pedale è crollato da 145 kg a 86 kg.

Senna resta il re del Principato

  • Il Gran Premio di Monaco è uno dei più longevi nella storia della Formula 1.
  • L’edizione di quest’anno sarà la 72° nel Principato.
  • Il pilota con più successi rimane Ayrton Senna con 6 vittorie, una in più di Graham Hill e Michael Schumacher.
  • Ayrton Senna ha conquistato cinque vittorie consecutive su questo circuito tra il 1989 e il 1993, un record di vittorie consecutive nello stesso Gran Premio, eguagliato da Lewis Hamilton al Gran Premio di Spagna (2017-2021).
  • Con tre vittorie tra le strade del Principato, Lewis Hamilton è il pilota attualmente in gara con il maggior numero di successi al Gran Premio di Monaco (2008, 2016 e 2019). Fernando Alonso e Max Verstappen ne hanno due a testa; Charles Leclerc e Lando Norris una ciascuno.
  • McLaren è il costruttore con più successi, 16, seguito da Ferrari a quota 10.
  • Il GP Monaco 1975 fu il primo vinto da una monoposto dotata di componenti frenanti Brembo. Merito di Niki Lauda e della Ferrari 312T disegnata da Mauro Forghieri e spinta dal motore 12 cilindri. Quell’auto impiegava i dischi in ghisa Brembo, mentre quelle moderne utilizzano dischi in carbonio. All’epoca la decelerazione massima non raggiungeva nemmeno i 2 g. Di conseguenza gli spazi di frenata erano maggiori degli attuali, tanto che non erano rari i punti in cui il pilota si attaccava ai freni già prima dei 200 metri dalla curva.

Il peso della pole è cresciuto negli anni

  • A Monaco la pole position vale quasi mezza vittoria. Storicamente, nel Mondiale di Formula 1, il vincitore è partito dalla pole in 32 occasioni. Considerando le 71 edizioni valide per il campionato del mondo disputate fino al 2025, significa che circa il 45% dei Gran Premi di Monaco è stato vinto dal poleman.
  • Nell’era moderna il peso della pole è aumentato enormemente. Negli ultimi 20 GP di Monaco, 13 sono stati vinti da chi era partito davanti a tutti, per una percentuale del 65%
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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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