Ascari, 70 anni dopo il tuffo di Monaco e il mistero di Monza

Chissà che un giorno non salti fuori la verità sulla tragedia di Ascari a Monza. Sono passati 70 anni, ma non si sa mai in un paese dove dopo 18 anni si riaprono casi di cronaca con condannati in carcere da una vita. Peccato che non ci sia la sua Ferrari 3000 da analizzare con le tecnologie moderne. Peccato che non sapremo mai come andò davvero.

Tutto cominciò il 22 maggio a Monaco. Quattro giorni prima della tragedia, Alberto Ascari era finito in mare durante il Gran premio di Monaco con la sua Lancia (all’inizio dell’anno, anzi alla fine di quello precedente c’era stata la traumatica separazione da Ferrari).

Il racconto del tuffo

Si legge sulla prima pagina del Corriere d’Informazione di quel giorno: “Ascari aveva appena superato la galleria che immette sul percorso a mare e compiutobrevissima lieve discesa che si raccorda a una blanda serpentina, quand’ecco all’improvviso la paurosa avventura. Il bloccaggio del freno anteriore destro provocava uno sbandamento della Lancia 2500 verso destra, dalla parte cioè opposta al mare, sbandamento reso più violento da una macchia d’olio sull’asfalto. La vettura urtava contro il marciapiede e rimbalzava verso sinistra, cioè verso il mare. La velocità rendeva inefficiente lo sbarramento di balle di paglia che veniva sfondato dall’urto”.

“La macchina, fortunatamente, passava fra due grosse bitte di ghisa alle quali si assicurano gli yachts che solitamente stazionano nel porto di Montecarlo, e diciamo fortuitamente perché se la vettura avesse cozzato contro una di queste bitte, probabilmente Ascari se la sarebbe cavata ad assai caro prezzo. La macchina proseguiva la corsa e precipitava in mare”.

“Nell’urto contro l’acqua, Ascari subiva un contraccolpo che lo scaraventava fuori del posto di guida e, dopo una breve immersione, il pilota milanese veniva a galla. Egli era perà impacciato dagli indumenti e probabilmente sarebbe affondato se gli organizzatori, assai previdenti, ben conoscendo le insidie di quel tratto, non avessero predisposto un servizio di vigilanza a mezzo di sommozzatori muniti di motoscafi….”

“Non ricordo molto di quei terribili minuti – raccontò due giorni dopo – il sommozzatore che mi venne a
recuperare mi disse che appena a galla avevo fatto in tempo ad incitarlo a prendere il mio casco portafortuna che per la rottura della cinghietta avevo perso in mare. Anche gli occhiali e il portafoglio si erano persi sott’acqua, ma quel bravo giovane recuperò tutto…Mi risvegliai all’ospedale tutto indolenzito,
ma sostanzialmente incolume… dall’incidente di Padova in moto, quando finii su un albero mi convinsi che la buona stella si era messa a guardare le mie corse, ora devo soltanto augurarmi che duri”.

La tragedia di Monza

Giovedì 26 è a casa sua in Corso Sempione quando squilla il telefono. Castellotti lo invita a Monza dove sta provando la Ferrari 3000 in vista della 1000 chilometri in programma quel fine settimana. Ascari si lascia convincere, passa a prendere Villoresi e guida fino a Monza. Un panino, una bibita e poi arriva ai box. Improvvisamente chiede a Castellotti “Mi fai fare un paio di giri?”. Ascari era un pilota avversario, quella una Ferrari ufficiale seppure non ancora colorata di rosso.

Oggi non potrebbe accadere mai. Ma nessuno osò dirgli di no. Quattro giorni dopo il volo di Montecarlo, Ascari, pilota ufficiale Lancia, era pronto a tornare al volante di una Ferrari. “Alberto era molto superstizioso: 13, venerdì, gatti neri… guai a chi toccava il suo valigino in cui riponeva il casco, i guanti, le
visiere. Quando è morto non indossava nulla di suo. Si era fatto prestare tutto. Non so come si era fatto convincere a guidare con gli arnesi di Castellotti”, raccontò la moglie Mietta a Enzo Biagi qualche anno dopo. E’ uno dei misteri di quel giovedì 26 maggio, 26 come il giorno in cui morì suo padre Antonio.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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