Ciao Alex Fiorio, un campione sempre contro corrente

Alex Fiorio non c’è più: un male incurabile, che lo tormentava da qualche mese, gli ha tolto la vita. Alex lascia papà Cesare e mamma Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare jr. e Milla, la sorella Giorgia, la moglie Oxana e le figlie Mariapaola e Francesca che lo avevano seguito quando, anni orsono, si era trasferito in Puglia alla Masseria Camarda, la nuova residenza di Cesare Fiorio. E che gli sono costantemente stati vicino, senza mai fargli mancare il loro affetto, nell’assisterlo fino in fondo in questo periodo di sofferenza.

L’ultima curva lo ha mandato fuori strada. Alex Fiorio, uno dei migliori rallisti italiani, figlio di Cesare il grande capo prima della Lancia e poi della Ferrari, non ce l’ha fatta a battere la malattia che lo aveva aggredito all’inizio di giugno. Un tumore cattivo che piano piano gli ha portato via la vita facendogli chiudere gli occhi per sempre a 61 anni compiuti a marzo, quando aveva ancora tantissimo da fare e da raccontare dalla Puglia che era diventata la sua nuova casa. Si era rifugiato laggiù, a Ceglie Messapica, per stare vicino al papà Cesare dopo che qualche anno fa l’ex direttore sportivo della Ferrari, oggi ultraottantenne, era stato vittima di un incidente in bicicletta. Alex prima di darsi ai rally, a 17 anni, era stato campione italiano di discesa e di gigante, diventando poi maestro di sci a Cervinia. Anche quella una passione ereditata da papà. Ma poi Alex era stato soprattutto un ottimo pilota da strada, campione del mondo di Gruppo N e nove volte sul podio di gare iridate, si era reinventato agricoltore accanto a papà Cesare e commentatore motoristico su Instagram dove aveva più di 78 mila follower.

Sapeva essere polemico, sapeva essere originale, scatenando il dibattito in rete. Raccontava aneddoti della sua carriera, commentava le gare di rally e quelle del Mondiale di Formula 1. Non era mai banale, anche se non sempre si poteva essere d’accordo con lui. Però lui poteva permetterselo. Era stato un grande pilota (il secondo pilota dietro Biasion nei grandi anni Lancia) e grazie a papà Cesare aveva respirato da vicino anche il mondo di chi gestisce un team di primo livello, non solo in pista o in strada, ma anche in mare dove il Comandante Fiorio aveva ottenuto un record ancora imbattuto con il Destriero navigando dall’Europa a New York.

A Masseria Camarda, insieme a papà, si era inventato anche un circuito da rally dove viene ospitata la Coppa Fiorio e venivano organizzati dei corsi di pilotaggio. Una seconda vita sotto il sole della Puglia. Collegato al mondo dalla rete dove l’8 giugno aveva annunciato a modo suo l’ultima battaglia: “In tanti mi avete scritto: Alex stai bene, sei dimagrito… bip.. ho un tumore…Me lo hanno diagnosticato tre giorni fa. Ho un tumore allo stomaco, alla valvola dello stomaco… Combatterò. Sono forte e combatterò. Non voglio messaggi di conforto, ma solo avvisarvi che probabilmente per qualche giorno non ci sentiremo”. Voleva combattere e dopo aver sconfitto una brutta infezione aveva annunciato un nuovo ciclo di chemio. Ci credeva e lo diceva apertamente, anche se chi gli stava accanto aveva ormai perso le speranze e ha solo cercato di circondarlo di affetto fino all’ultimo momento. Papà Cesare, mamma Francesca, la moglie Oxana, le figlie Mariapaola e Francesca, il fratello Cristiano, la sorella Giorgia. Ma non erano solo loro a volergli bene.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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