Il motorsport italiano vale 5,4 miliardi di euro

Con circa 35 milioni di appassionati, di cui 15,5 milioni di praticanti abituali, lo Sport System è un settore di primaria importanza per l’economia e la società italiana. Nel 2019, prima dell’emergenza Covid, lo sport ha generato ricavi per 95,9 miliardi di euro, con un’incidenza sul Pil italiano del 3,6%, dando lavoro a circa 389 mila persone. È quanto emerge dal primo Osservatorio sullo Sport System realizzato dall’Ufficio Studi di Banca Ifis presentato in primavera. Oggi sono state estrapolate le cifre riguardanti il motorsport.

Ecco il report:

A livello mondiale esiste un solo Paese capace di concentrare tutti gli aspetti della passione per il motorsport in un’unica fucina di eccellenze. Se si considera, infatti, la produzione dei veicoli di top brand noti a livello globale, la presenza sul territorio di circuiti storici – tappe fisse per i principali campionati motoristici – nonché la nascita di talenti sportivi, in particolare sulle due ruote, non si può non pensare all’Italia. Un ecosistema, quello del motorsport italiano, che vale 5,4 miliardi di euro, sommando i ricavi delle aziende produttrici di veicoli sportivi e la spesa generata dal turismo legato ad eventi e musei. Si tratta di un segmento pari al 6% dell’intero sistema sportivo italiano (96 miliardi di euro): questo è quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Ufficio Studi di Banca Ifis all’Osservatorio sullo Sport System Italiano.

Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Aprilia: eccellenze italiane

Ferrari, Lamborghini, Maserati,  Ducati e Aprilia: eccellenze dell’industria del Made in Italy, conosciute in tutto il mondo, che rappresentano uno status symbol incomparabile, sogno degli appassionati della velocità.

I produttori di veicoli sportivi vantano un peso specifico di rilievo nel fatturato complessivo delle aziende produttrici di beni per lo sport: pur costituendo solo il 10% delle circa 10 mila imprese produttrici contribuiscono al fatturato complessivo per il 30%, ossia un controvalore economico di 5,2 miliardi di euro.

In questo contesto, il valore in export generato dai love-brand italiani rappresenta un fattore di richiamo sui mercati internazionali. Ducati vanta un giro d’affari estero dell’83% con Stati Uniti, Germania e Francia quali bacini di maggior peso. Analizzando Ferrari, è la zona EMEA ad avere il maggior share, con il 53% degli introiti mentre, se si guarda al singolo Paese, sono gli USA, con il 22%, il principale mercato di Maranello. Anche le top car di casa Lamborghini viaggiano forte negli Stati Uniti, con il 31% dei ricavi, seguiti dalla Cina. Maserati, invece, concentra il 43% dei suoi introiti sul mercato asiatico, seguito dal Centro-Nord America.

 Circuiti storici e turismo: connubio vincente

Gli autodromi nazionali si confermano tappe immancabili nei calendari dei massimi campionati motoristici mondiali e la partecipazione dal vivo a questi eventi rappresenta un traguardo che ogni appassionato vuole raggiungere almeno una volta nella vita. Non a caso, sia la Formula 1 che la MotoGp hanno previsto una doppia tappa in Italia per la stagione 2022, con Monza e Imola per le quattro ruote e Misano e il Mugello per le due.

La stagione sportiva in corso, infatti, complice il graduale ritorno alla normalità dopo gli anni di pandemia e la piena capienza per gli eventi sportivi, si sta riposizionando oltre i livelli pre-crisi. Per le competizioni del 2022 si stimano 272 milioni di euro di ricavi, contro i 233 milioni del 2019, in crescita del 17%. La previsione complessiva in termini di spettatori ammonta a circa 536 mila, capaci di generareuna spesa media(complice anche l’aumento dei prezzi) di circa 507€ pro capite tra ticket e indotto (trasporti, hospitality, ristorazione, merchandising, shopping, ecc). Come nel 2019, il GP di Monza di Formula 1 si conferma il re dei gran premi nazionali in termini di ricavi con oltre 117 milioni di euro stimati per il 2022, pari al 43% del totale ricavi complessivi da GP.

I musei dell’auto, per una passione 365 giorni l’anno

Un contributo importante all’appeal del motorsport tricolore arriva anche dal patrimonio museale a cui si deve anche il merito di spalmare l’attrattività lungo tutto l’annoI musei motoristici legati alla tradizione sportiva italiana – il Mauto, i Musei Ferrari e Lamborghini e il Museo Ducati – attraggono ogni anno quasi 1 milione di visitatori, con ricavi annui di poco inferiore ai 9 milioni di euro, in crescita del 4,5% nel 2022.

Con l’apporto del patrimonio museale, il giro d’affari generato dal “motor turismo” nel 2019 ha raggiunto 242 milioni di euro, pari al 3% della spesa totale generata dal turismo sportivo italiano, per un totale di 1,5 milioni di viaggiatori appassionati di motori nel corso dell’anno, pari al 5% del totale (32 milioni di presenze).

Il “motor turismo” ha recuperato velocemente: nel 2022 +16% rispetto ai ricavi pre-pandemia. L’opportunità potenziale per il comparto e i territori è però più elevata, grazie a una spesa media per la partecipazione ai Gran Premi del 97% superiore a quella generata da altri eventi sportivi e che sfrutta la propensione all’acquisto di servizi aggiuntivi.

Metodologia dello studio

Per redigere l’Osservatorio sullo Sport System Italiano, l’Ufficio Studi di Banca Ifis ha adottato il perimetro più ampio previsto dallo standard della Comunità Europea (Vilnius 2.0) e analizzato società legate al mondo dello sport, ad ampio spettro, includendo società sportive, di gestione degli impianti, di produzione di beni e servizi legati alla pratica sportiva ma anche non strettamente necessari per fare sport (es. media, attività ricettiva, betting). In particolare, per il motorsport, sono stati utilizzati i seguenti strumenti di stima:

  • attività di business intelligence: ricerca, studio e confronto di fonti;
  • dati di bilancio e dati di stima di settore da banche dati certificate;
  • machine learning in grado di elaborare grandi volumi di dati per identificare tra i produttori dell’automotive e delle due ruote la quota di produzione relativa al mondo dello sport (veicoli sportivi).
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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

5 commenti

  1. Peccato che Lamborghini e Ducati NON siano italiane. Gruppo Volkswagen entrambe quindi i profitti non sono qui. Maserati è gruppo Stellantis quindi, nella migliore delle ipotesi, italiana al 50%.

    1. Lamborghini e Ducati dove vengono prodotte? La gente che ci lavora dove vive dove guadagna dove paga le tasse?

      1. Gli utili dove vengono distribuiti? Anch’io lavoro in una società con capitale americano di proprietà di Buffet. crede che gli utili rimangano in Italia?

  2. Quando la Fiat acquisì la Chrisler modificò anche la denominazione a rendere evidente fosse diventata italiana in FCA, però se VW acquisisce la Lamborghini, lasciandolo il marchio, questa non è tedesca. Se lei diventasse proprietario di Porsche (glielo auguro!) gradirebbe si dicesse che lei è tedesco o che Porsche è italiana? Fiat produceva auto in Spagna e Polonia ma non per questo è diventata spagnola o polacca e chi lavorava pagava là le tasse ma i profitti arrivavano in Italia. Adesso VW produce auto marcate Lamborghini e moto marcate Ducati in Italia, ma sempre tedesche sono; il management è là, le decisioni possono essere influenzate dai manager italiani ma alla fine le prendono i manager tedeschi. Di casi analoghi ce ne sono: la Mini è ancora inglese dal momento che le vende la BMW? Volvo non è cinese? Land Rover non è indiana? Certi marchi rimangono ma l’etichetta non definisce la proprietà.

    1. Non e’ così. Fabbriche operai manodopera tutti italiani

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