La Ferrari accende la Luce: un’auto destinata a far discutere

La nuova Ferrari Luce e’ un’auto coraggiosa destinata a far discutere più per la sua linea che per i suoi contenuti che hanno fatto divertire Leclerc e Hamilton quando l’ha no provata a Balocco perdendosi sulla pista delle Langhe.

Luce avrà anche le prestazioni da Ferrari ma ha line di una Apple Car. Era giusto esplorare, anche andare lontano a cercare ispirazione. Ma viene spontaneo chiedersi perché quando tutto il mondo viene in Italia alla ricerca dello stile dettato da anni di lavoro dei suoi carrozzieri e poi dei suoi designer, la Ferrari abbia sentito il bisogno di farsi disegnare l’auto più importante della sua storia recente da chi non aveva mai disegnato auto ed era diventato celebre per aver inventato l’iPhone.

Misteri di Elkann che e’ cosi’ orgoglioso della scelta di aver voluto tutta la famiglia, con moglie e figli, accanto nella sera del lancio.

Ferrari ha scelto Roma per cambiare la propria storia. Non Maranello, non Fiorano, ma la Vela di Calatrava, simbolo incompiuto e futurista della Capitale, per presentare la prima Ferrari completamente elettrica. Si chiama “Luce” e già nel nome c’è tutto il senso dell’operazione: illuminare una strada nuova senza spegnere l’identità del Cavallino Rampante. Non un’auto elettrica qualsiasi, ma una Ferrari che vuole restare Ferrari anche senza il rombo di un V12 o il soffio di un turbo.

La data scelta non è casuale. Il 25 maggio del 1947 la Ferrari conquistava la sua prima vittoria ufficiale al Gran Premio di Roma con Franco Cortese al volante della 125 S. Settantanove anni dopo, sempre a Roma, il marchio torna per inaugurare un’altra rivoluzione. Stavolta non c’è benzina, ma una piattaforma a quattro motori elettrici da oltre 1000 cavalli complessivi, trazione integrale e un’architettura completamente nuova.

La Ferrari Luce non nasce per sostituire le sportive tradizionali di Maranello. John Elkann e Benedetto Vigna insistono sul concetto di “neutralità tecnologica”: termico, ibrido ed elettrico convivranno nella stessa gamma. Ma è evidente che questa vettura rappresenti molto più di una semplice estensione di prodotto. È un manifesto culturale. Ferrari entra nel mondo delle elettriche scegliendo di farlo a modo suo, senza inseguire Tesla o Porsche Taycan, ma cercando di ridefinire il concetto stesso di gran turismo ad alte prestazioni.

I numeri raccontano una macchina impressionante: 1040 cavalli, 0-100 in 2,5 secondi, oltre 310 km/h di velocità massima e più di 530 chilometri di autonomia. Ma la vera sfida non era costruire un’elettrica veloce. Quello ormai sanno farlo in molti. La sfida era creare emozione. Per questo Ferrari ha lavorato su dinamica, sensazioni e perfino sul suono.

La Luce utilizza quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota, con una sofisticata gestione elettronica della coppia che promette una precisione di guida mai vista prima su una Ferrari stradale. Le quattro ruote sterzanti, le sospensioni attive e il nuovo sistema Vehicle Control Unit coordinano tutto 200 volte al secondo. In pratica, ogni ruota “ragiona” autonomamente per adattarsi alle richieste del pilota e alle condizioni della strada. È la Formula 1 trasferita su un’auto di serie, ma senza il rumore della combustione.

Ed è proprio il suono uno dei punti più delicati. Ferrari sa bene che una parte del mito nasce dall’acustica dei suoi motori. Per questo gli ingegneri hanno evitato effetti artificiali da videogame. Il sistema sviluppato a Maranello amplifica vibrazioni e armoniche reali generate dagli assali elettrici, trasformandole in una nuova firma sonora. Non una simulazione di un V8 o di un V12, ma qualcosa di diverso, pensato per accompagnare la guida senza tradire l’autenticità meccanica.

Anche il design rompe gli schemi. Ferrari ha affidato il progetto al collettivo LoveFrom di Jony Ive, storico designer Apple, e Marc Newson. Una scelta clamorosa, quasi provocatoria per un marchio tradizionalmente geloso del proprio stile. Il risultato è una vettura molto distante dalle Ferrari classiche: abitacolo avanzato, cinque posti, quattro porte e una silhouette pulita dominata da una grande superficie vetrata continua. Una Ferrari pensata non soltanto per la pista o il weekend, ma anche per l’uso quotidiano.

Dentro, l’approccio è ancora più radicale. Materiali raffinati, alluminio riciclato, vetro Gorilla Glass, schermi OLED sviluppati con Samsung e una combinazione di pulsanti fisici e digitale che richiama l’ossessione Apple per l’interfaccia uomo-macchina. Persino la chiave diventa un oggetto tecnologico con display E Ink integrato. La sensazione è che Ferrari abbia voluto costruire non solo un’automobile, ma un ecosistema di lusso tecnologico.

Naturalmente resta la domanda che accompagnerà la Luce per anni: i ferraristi sono pronti? Per molti appassionati una Ferrari senza motore termico appare ancora un’eresia. Eppure a Maranello sembrano convinti che l’identità del marchio non risieda soltanto nel rumore, ma nella capacità di creare coinvolgimento. La storia Ferrari è sempre stata fatta di rivoluzioni che inizialmente sembravano tradimenti: il passaggio dal motore anteriore al centrale, l’arrivo del turbo, l’ibrido della SF90. Ogni volta c’è stata resistenza. Ogni volta Ferrari ha finito per riscrivere le regole.

La Luce apre un capitolo completamente nuovo. E forse la vera intuizione di Maranello è proprio questa: capire che il futuro dell’emozione automobilistica non passerà necessariamente dalla nostalgia del passato.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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