La Ferrari azzurra vi piace o no?

La Ferrari azzurra di Miami non piace moltissimo. Nel mio mini sondaggio su Instagram il 56% la boccia. Non basta ispirarsi alla storia evidentemente. Il giallo che aveva colorato la Ferrari l’anno scorso e il rosso antico sfruttato per il millesimo gran premio, era piaciuto molto di più. Eppure l’idea era buona e anche l’abbigliamento dei piloti ha un non so che di affascinante…

I tocchi di colore sono visibili sulle ali, sull’engine cover, sull’halo, sugli specchietti retrovisori, sui numeri di gara e, in una citazione storica che non poteva mancare, anche sui cerchi, com’era sulle monoposto di Formula 1 di Ferrari negli anni Sessanta, a cominciare dalla 158 F1 con la quale John Surtees si aggiudicò il titolo mondiale proprio sessant’anni fa in terra americana.

La SF-24 di Miami ricorda in parte le Ferrari che venivano schierate nelle gare di monoposto e a ruote coperte dal North American Racing Team (N.A.R.T.) di Luigi Chinetti che della Casa di Maranello era l’importatore – e del quale si ricorda la Ferrari blu e bianca di Surtees, ma che schierò molte volte in gara anche delle Ferrari rosse con strisce blu scuro – mentre i più appassionati potranno anche notare una citazione cromatica del team britannico Maranello Concessionaires, per anni impegnato con svariate Ferrari nelle corse a ruote coperte negli anni Sessanta.

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Charles e Carlos indosseranno una speciale divisa prevalentemente Azzurro La Plata, comprendente tuta, scarpe, guanti e casco, con inserti in Azzurro Dino e anche la squadra la domenica del Gran Premio avrà la divisa dello stesso colore.

L’Azzurro La Plata, piuttosto chiaro, caratterizzava le vetture delle squadre argentine negli anni Cinquanta ed era pure simile a quello che Alberto Ascari prediligeva e portava regolarmente in corsa nelle sue stagioni più vincenti. L’italiano due volte campione del mondo era infatti solito indossare una maglietta azzurra con un casco coordinato, perché convinto gli portassero fortuna.

Quando Ascari nel 1952 diede l’assalto alla 500 Miglia di Indianapolis sulla sua Ferrari 375 Special, costruita appositamente per quella gara, il muso era dipinto di azzurro. Della stessa tinta erano anche le tute dei piloti degli anni Sessanta come John Surtees e Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti e Chris Amon. Era di quella tonalità anche la tuta di Niki Lauda nel suo primo anno con la Scuderia così come i camici dei meccanici quelle degli operai a Maranello, nel pieno rispetto di quelli che erano i colori stereotipati della società dell’epoca, dove questi lavoratori erano anche definiti “tute blu”, in contrapposizione ai “colletti bianchi” di impiegati e manager.

L’altro colore che Ferrari riscopre per Miami è l’Azzurro Dino, decisamente più carico, che attirò l’attenzione di diversi piloti della Scuderia e notabilmente di Arturo Merzario e Clay Regazzoni. Lo svizzero fu l’ultimo a sfoggiare una tuta di questo colore, nel 1974, mentre progressivamente camici e indumenti da lavoro di meccanici e operai si spostarono su tale tonalità fino a diventare il riferimento in fabbrica nel corso degli anni Settanta e fino ai primi Ottanta.

Dal 1975 le tute da gara dei piloti divennero invece prevalentemente rosse – in diverse sfumature – con qualche generosa concessione al bianco, in sintonia cromatica con lo sponsor Philip Morris International, arrivato a sostenere la Scuderia nel 1973 e tutt’ora al fianco del team di Maranello. Anche gli indumenti da lavoro degli operai oggi sono prevalentemente rossi.

I piloti per tutto il weekend, e la domenica il resto della squadra, saranno vestiti con la divisa Azzurro La Plata, eccezion fatta per i meccanici che devono per regolamento indossare una tuta (tra cui gommisti e benzinai) i quali disporranno di uno speciale indumento ignifugo in Azzurro Dino.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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