La prima volta della Ferrari: 75 anni fa Enzo uccise sua madre

La Ferrari oggi festeggia il 75° anniversario della sua prima vittoria in Formula 1, quella di Froilan Gonzalez a Silverstone il 14 luglio 1951, quella che Enzo Ferrari celebrò a modo suo con la celebre frase “Oggi ho ucciso mia madre” che il settimanale Autosprint ha risbattuto in prima pagina questa settimana.

Festeggia forse è eccessivo visto che alle 10 ancora non ha postato nulla, preferendo anteporre un “product placement” San Pellegrino alla Storia che pure le ha appena regalato, proprio a Silverstone, la vittoria numero 250.

Ma perché Ferrari disse di aver ucciso sua madre?

Enzo Ferrari che era il responsabile della squadra corse Alfa, fu licenziato dal Portello il 6 settembre del 1939 a causa di alcuni dissidi interni con altri dirigenti. Firmò una clausola che gli impediva di ricostruire la Scuderia Ferrari per quattro anni. Con la liquidazione (920 mila lire) si comprò tra l’altro il palazzo di Largo Garibaldi a Modena poi visse fino alla scomparsa. «Lasciai l’Alfa per dimostrare a quelli dell’Alfa chi io fossi», scrisse.

In attesa di riaprire la sua Scuderia fonda la Auto Avio Costruzioni realizzando due vetture, le mitiche 815, le prime Ferrari, anche se ancora non potevano farsi chiamare così. Per vedere la prima Ferrari, di nome e di fatto, bisogna attendere il 1946 quando la 125 (1500 cc, 12 cilindri, 118 cv) esce dagli stabilimenti di Maranello che il futuro Ingegnere aveva acquistato nel 1943 sfruttando una legge di decentramento industriale con condizioni agevolate.

Nel 1947 arriva la prima vittoria a Roma, alle terme di Caracalla. Ma è quando una Ferrari batte un’Alfa nel mondiale di Formula 1 che il delitto viene eseguito. La Ferrari ha ucciso l’Alfa. Il 1951 è infatti anche l’anno dell’ultimo Mondiale firmato Alfa. Dall’anno dopo comincerà l’era Ferrari… Della Scuderia Ferrari. Quella sigla SF che è tornata nel nome della vettura del 2015 e che è sempre rimasta.

E pensare che Ferrari all’inizio voleva chiamare Mutina la sua scuderia. Il nome latino di Modena era la sua prima scelta. Poi, per fortuna, intervenne l’avvocato Enzo Levi, il papà di Arrigo, che lo convinse a chiamarla Scuderia Ferrari. Grazie.

Nelle “Mie gioie Terribili” descrisse così la sua vittoria: «Quando nel ‘51 Gonzales su Ferrari, per la prima volta nella storia dei nostri confronti diretti, si lasciò alle spalle la 158 e l’intera squadra dell’Alfa, io piansi di gioia, ma mescolai alle lacrime di felicità anche lacrime di dolore, perché quel giorno pensai: “Io ho ucciso mia madre”».

Considerava l’Alfa come una mamma, come scrisse anche in una lettera di risposta ai complimenti che gli erano arrivati dal Biscione: «Cari amici dell’Alfa permettetemi di incominciare così questa lettera che vi scrivo dopo tanti anni. Il vostro telegramma di oggi mi ha portato una grande ventata di primavera e nel cielo terso ho letto, con chiarezza sconcertante, l’intero libro dei nostri ricordi. Venti anni fa ho vissuto con voi: quanti fatti, avvenimenti, uomini sono passati! Tutto e tutti oggi ho ricordato. Ho ancora per la nostra Alfa, statene certi, l’adolescente tenerezza del primo amore, l’affetto immacolato per la mamma».   

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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