Miami, istruzioni per l’uso della seconda Sprint

Primo dei tre appuntamenti annuali negli Usa per la Formula 1. Il circuito è realizzato all’Hard Rock Stadium sito nei Miami Gardens, casa dei Miami Dolphins, franchigia di football americano. Finora si è corso due volte e due volte ha vinto Max che ha una serie di sei successi di fila in Usa da Austin 2021… Il layout utilizzato ha avuto la meglio su altre 35 soluzioni considerate dai progettisti. È costituto da 19 curve e 3 rettilinei, con parecchie variazioni altimetriche specie tra la curva 13 e la curva 16. Si replica il format della Sprint Race come in Cina.

  • Di azzurro non ci sarà solo la Ferrari. Debutterà infatti una speciale edizione del Podium Cap, che Pirelli fornisce ai tre piloti che si classificano ai primi tre posti del Gran Premio: di colore turchese – che riprende le acque antistanti le spiagge della città – riporta infatti delle palme stilizzate – uno degli elementi emblematici di Miami, nonché la bandiera degli Stati Uniti d’America.
  • Lungo 5,412 chilometri – da ripetere 57 volte – il tracciato presenta 19 curve, tre rettilinei, tre zone DRS e velocità massime superiori ai 340 km/h. Ci sono anche dei dislivelli, il principale dei quali si trova tra le curve 13 e 16, con la pista che passa sopra una rampa di uscita e sotto vari cavalcavia su un terreno irregolare. La chicane della curva 14-15, invece, ha un approccio in salita, con una cresta nel mezzo, per poi scendere in uscita.
  • I tre settori sono piuttosto diversi fra loro e rendono il giro molto completo. La prima parte è caratterizzata da otto curve veloci in successione e precede un secondo settore con un lungo rettilineo e alcune curve percorse a bassa velocità. L’ultima parte che conduce al traguardo è formata da un rettilineo e da tre curve filanti.
  • Anche se due sole gare rendono relativamente probante la statistica, il Gran Premio di Miami si pone sopra la media in termini di numero di sorpassi. Per quanto riguarda le forze esercitate sui pneumatici, sia laterali che longitudinali, si colloca invece nella parte medio bassa delle gare in calendario.
  • Le tre mescole da asciutto selezionate da Pirelli per questo appuntamento sono quelle mediane: C2 come Hard, C3 come Medium e C4 come Soft. L’asfalto, dopo il rifacimento che aveva preceduto la scorsa edizione, è molto liscio e, naturalmente, offre un livello di aderenza piuttosto basso, anche perché il circuito non viene utilizzato in altri eventi motoristici: l’evoluzione delle condizioni della pista è quindi molto marcata. Il graining potrebbe fare la sua comparsa, soprattutto su Medie e Soft.
  • Miami è caratterizzata da un clima tropicale. La temperatura massima dell’aria è solitamente superiore a 25°C e molto spesso a 30°C, con un record di 33°C. Nella prima decade di maggio, il tempo è generalmente soleggiato, ma l’evoluzione giornaliera con rovesci o temporali si verifica un giorno su due o tre.
  • Il vento soffia come brezza marina con raffiche che raggiungono un massimo di 50 km/h. Il numero medio di giorni con temperature superiori ai 30°C a maggio è passato da 13 giorni negli anni ’90 a 23 giorni negli ultimi dieci anni. Lo scorso anno furono raggiunti i 55 °C sul manto stradale, uno dei valori più elevati di tutta la stagione.
  • Dal punto di vista della strategia, il Gran Premio di Miami è una classica gara ad una sosta, con Hard e Medium a fare da assolute protagoniste. Lo scorso anno Verstappen, che partiva solamente nono, iniziò la gara sulla Hard per poi passare alla Medium mentre gli altri due piloti saliti sul podio, Perez e Alonso, scelsero l’opzione invertita (Medium-Hard).
  • Peraltro, quest’anno il weekend adotterà il format Sprint, con quindi soltanto un’ora di prove libere – il venerdì mattina – per cercare la miglior soluzione in termini di assetto e valutare il comportamento dei pneumatici. Già nel pomeriggio del primo giorno ci sarà la Sprint Qualifying per definire la griglia di partenza della gara Sprint di sabato mattina. Nel pomeriggio, dopo una breve finestra di interruzione della regola del parco chiuso, si tornerà in pista per le qualifiche e poi domenica il classico appuntamento con il Gran Premio.
  • Secondo i tecnici Brembo il Miami International Autodrome da 5.412 metri di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti mediamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 5 si è meritato un indice di difficoltà di 3 complici le 7 frenate per circa 14,2 secondi al giro. L’indice di potenza frenante per l’intera gara è il più basso dei primi 10 GP e anche i carichi sul pedale sono contenuti, fatta eccezione per 3 curve
  • La curva più dura del Miami International Autodrome per l’impianto frenante è la 17 in cui le monoposto passano da 320 km/h a 73 km/h in 2,95 secondi durante i quali percorrono 126 metri. Notevole lo sforzo richiesto al termine del rettilineo precedente ai piloti: 4,7 g è la decelerazione massima a cui sono sottoposti e 148 kg il carico sul pedale del freno che devono esercitare. La potenza frenante è invece di 2.505 kW.
  • Negli Usa si sono disputati finora 76 GP di F1 validi per il Mondiale, incluse 11 edizioni della 500 Miglia di Indianapolis, dal 1950 al 1960. La stessa Indianapolis ospitò nel 2005 uno dei GP più curiosi della storia: presero il via soltanto 6 monoposto perché le restanti impiegavano gomme di una marca che consigliò ai team di non partire per questioni di sicurezza. Le 6 auto tagliarono il traguardo, con la terza e la quarta ad un giro, la quinta e la sesta a due giri. Tutte e 6 utilizzarono componenti frenanti Brembo. 
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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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