Prost incorona Antonelli: «Kimi è un fenomeno quasi inspiegabile. A vent’anni sembra già un veterano»

Il quattro volte campione del mondo racconta all’Équipe lo stupore per il trionfo dell’italiano: «Non commette errori, non sente la pressione e ha il coltello tra i denti. Gli altri piloti lo rispettano già come un grande». E sul futuro: «Può vincere ancora, ma in Formula 1 non si può mai essere sicuri di niente».

Alain Prost aveva trent’anni quando conquistò il primo dei suoi quattro titoli mondiali. Kimi Antonelli ne ha appena compiuti venti e ha già riportato l’Italia sul tetto della Formula 1, 73 anni dopo Alberto Ascari. Dieci anni di differenza che raccontano due epoche, due mondi, due modi completamente diversi di arrivare al successo. Ma anche per uno che di campioni se ne intende come il Professore francese, l’impresa del ragazzo della Mercedes conserva qualcosa di misterioso.

«Questo successo è quasi inspiegabile», racconta Prost in una lunga intervista concessa a Frédéric Ferret dell’Équipe. «Quello che sta realizzando alla sua seconda stagione, dopo un primo anno più difficile, è impressionante. Certo, c’è la macchina, c’è la squadra, c’è il cambiamento dei regolamenti. Ma c’è anche qualcosa di indescrivibile».

Prost è colpito da tutto di Antonelli. Dalla nazionalità, dall’età, dalla rapidità con cui è arrivato al vertice. «Tutte e tre le cose insieme lo rendono fuori dal comune. La Formula 1 è cambiata moltissimo e si è professionalizzata. La Mercedes ha fatto un lavoro straordinario da quando lo ha preso sotto la propria ala, quando correva ancora nei kart e non aveva nemmeno quindici anni. Io sono arrivato in Formula 1 soltanto a venticinque. Le generazioni sono diventate letteralmente incomparabili».

C’è però qualcosa che va oltre le differenze generazionali. È la maturità con cui Antonelli ha affrontato un Mondiale che avrebbe potuto schiacciarlo. «Normalmente, quando si è molto giovani, serve del tempo per adattarsi al sistema. A lui no. È questo che mi sorprende di più. Si ha l’impressione che sia un veterano».

Prost cita soprattutto Montecarlo, dove Kimi ha costruito una delle sue vittorie più significative: «Non ho visto nemmeno il più piccolo errore durante tutto il fine settimana. Eppure ho seguito tutto, dalle prove alle qualifiche fino alla gara. Monaco è uno di quei posti dove, quando attacchi per conquistare la pole o la vittoria, è facilissimo sbagliare. Lui, niente».

Ancora più sorprendente è la capacità di resistere alla pressione. Antonelli è arrivato in Mercedes giovanissimo, si è trovato accanto un compagno esperto e veloce come George Russell e ha dovuto imparare a convivere con le aspettative di un’intera nazione. «A Kimi sembra scivolare tutto addosso. Ha il vantaggio della giovinezza, quello di non essere stato condizionato dalle vecchie monoposto e di avere una mente particolarmente adatta alle nuove macchine. Ma rimane incredibile la sua capacità di resistere alla pressione a soli vent’anni. Quest’anno ha costruito le sue vittorie con una solidità straordinaria. Ha saputo assimilare i piccoli errori di gioventù e quando scende dalla macchina mostra una calma e una fiducia in sé stesso assolutamente incredibili».

Una sicurezza che, secondo Prost, nasce in parte dal talento naturale e in parte dall’ambiente che Mercedes ha saputo costruirgli attorno. «Credo che ci sia qualcosa di innato, nei geni. Ma quando si è così giovani è fondamentale avere persone capaci di guidarti e aiutarti a mantenere la calma. È quello che Toto Wolff e Mercedes hanno fatto con lui».

Anche il comportamento degli avversari ha contribuito alla crescita dell’italiano. «Gli altri piloti non lo hanno mai visto come un ragazzino di vent’anni destinato prima o poi a crollare. Lo consideravano già a un livello eccezionale. Questo mi ha sorpreso e forse gli ha dato ancora più fiducia. Perché quando hai fiducia, hai anche il controllo della situazione. In un solo anno Kimi si è costruito una sorta di corazza».

Un rispetto che arriva persino da Max Verstappen, intervenuto in sua difesa dopo l’incidente tra i due in Austria. «Oggi in Formula 1 una generazione dura cinque anni, non dieci. Verstappen, che ha debuttato a diciassette anni, ormai è un grande vecchio», scherza Prost. «Max rispetta Kimi, lo stima. E questo dice molto».

Il discorso torna inevitabilmente all’Italia, che ha dovuto aspettare 73 anni per ritrovare un campione del mondo. «C’è stato un vuoto generazionale e adesso è arrivato un pilota italiano eccezionale. Il fatto che per molto tempo la Ferrari non abbia voluto piloti italiani probabilmente non ha aiutato. Era quasi come se in Italia non si volesse spingere troppo sui propri piloti». Prost ripensa anche a Elio De Angelis, scomparso nel 1986: «Senza quell’incidente avrebbe potuto rappresentare l’anello di congiunzione. Sarebbe stato il campione italiano perfetto dal punto di vista della personalità. Ma aveva quel qualcosa in più per diventare campione del mondo? Non ne sono sicuro. Probabilmente era troppo buono. Per essere campioni bisogna essere cattivi».

E Antonelli lo è? «Kimi è un ragazzo molto gentile, ma quando abbassa la visiera, anche a vent’anni, ha davvero il coltello tra i denti. Ha la grinta e la voglia di vincere».

Quanto lontano potrà arrivare? Prost, che di titoli ne ha conquistati quattro come Sebastian Vettel e Max Verstappen, non esclude che Kimi possa raggiungerli presto. Ma invita alla prudenza. «Quando un pilota comincia così, inevitabilmente ci si pone la domanda. Ha vent’anni e tutta la vita davanti, ma deve continuare ad avere la macchina giusta e la squadra alle spalle. In Formula 1 non si può mai essere sicuri di niente».

Il prossimo ostacolo, paradossalmente, potrebbe essere proprio il successo. «Dovrà imparare a gestire questo cambiamento di status, trovare nuove motivazioni e sopportare la pressione di un intero paese. Anche una pressione amichevole può destabilizzare». La Ferrari, però, non perderà il monopolio delle polemiche italiane. Quando gli chiedono se adesso tutta la pressione passerà da Maranello ad Antonelli, Prost scoppia a ridere: «Ah, questo no! Ci sarà sempre un motivo per creare qualche polemica. E purtroppo non cambierà mai».

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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