Rassegna stampa: come viene raccontato Lewis VII Hamilton tra gli immortali

Il settimo mondiale di Lewis Hamilton letto sui quotidiani di oggi. Ecco, grazie a loslalom.it come la stampa ha raccontato il settimo mondiale di Lewis Hamilton. Dallo Schumilton de la Gazzetta al The Crown dell’Equipe…

Lewis Hamilton ha scelto di andare a prendersi il settimo titolo mondiale per agganciare Schumacher giocando a fare Senna. Del resto, fa notare Jonathan McEvoy sul Daily Mail stamattina, i fenomeni si riconoscono da come guidano sotto la pioggia. Nel GP più pazzo e spettacolare dell’anno, su un pista che era come una lastra di ghiaccio in avvio e dopo 12 giri aveva obbligato tutto a mettere le gomme intermedie. Hamilton ha vinto aspettando che si esaurisse la fiammata iniziale delle Racing Point di Stroll – in testa per metà gara e poi nono – e di Pérez, attaccando appena ha potuto, per un giorno senza la macchina più veloce, visto che Bottas nel frattempo si faceva doppiare, e poi facendo festa sul podio con l’altro vecchio, Sebastian Vettel, terzo con una guida d’altri tempi, da fenomeno, uno che voleva e doveva stare in questa istantanea della storia, come ha scritto Alessandra Retico su Repubblica

Stefano Mancini su la Stampa sottolinea che Lewis Hamilton avrebbe vinto il settimo titolo anche seduto ai box a chiacchierare con gli ingegneri, ma quando uno è campione lo è sempre, e non solo se serve

Maurizio Crosetti, ancora su Repubblica, aggiunge al ritratto tecnico la sfumatura umana, quasi da nuova icona. Quando mai, prima di Hamilton, avremmo visto i piloti di Formula Uno inginocchiarsi per un nero ucciso da un poliziotto in America? Nel mondo algido e cinico dei motori, dove spesso anche la morte deve farsi da parte per lasciar sfrecciare i bolidi, Lewis Hamilton ha portato una luce accecante, è riuscito a rendere tutto più chiaro. Persino le avventure che il pilota racconta sul suo cane vegano (come lui, del resto) escono dal grottesco e diventano simpatiche e credibili. Lewis ha vinto su tutte le piste del mondo, col sole e nel diluvio, persino su tre ruote, come Nuvolari che una volta arrivò al traguardo con la chiave inglese al posto del volante. Ma di lui conta la vita tutta intera, una vita che ci parla forte.

Marco Evangelisti sul Corriere dello sport-Stadio scrive che Hamilton è diventato Hamilton quando è riuscito a liberarsi dai condizionamenti del personaggio costruito nella prima fase della carriera, cioè tutta quella sceneggiatura con la quale tredici anni fa lo avevano lanciato sul mercato, il figlio di immigrati bullizzato a scuola, il bravo ragazzo che non poteva fare a meno della famiglia e del fratello con qualche problema di mobilità, il monello simpatico che andava a tirare per la giacca alle feste Ron Dennis, il capo della McLaren, per procurarsi qualche opportunità di finanziamento. Non era questo, Hamilton. E non era neppure quel fenomeno fragile, più permaloso che umile, più furbastro che astuto. Qualcuno, non abbiamo neppure la curiosità di sapere chi, gli aveva preparato quella parte in commedia, nel grande film di cui parlava Flavio Briatore intendendo che prima ancora della competizione viene lo spettacolo.  Non ne avrebbe avuto bisogno e lo sa”. 

  Quest’anno non sono mai uscito a cena. Sono rimasto chiuso nella bolla anti-Covid, perché non voglio correre rischi. Stasera andrò a casa, mi riguarderò la gara, davanti a una zuppa e aprirò una bottiglia di vino. 

Lewis Hamilton

Come già dopo il sorpasso per numero di GP vinti, la faccenda ora diventa assoluta. Con l’urgenza di stabilire chi sia stato più grande. Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera ribadisce che i numeri strepitosi di questa coppia sono il frutto di una intensità che non detta alcuna gerarchia. Schumi e Lewis possono convivere in una reciproca deferenza, circondati dal rispetto di chi, come noi, ha avuto la fortuna di vederli in azione, dentro un tempo ristretto. Con la certezza che nel percorso tracciato da Michael, proprio Hamilton abbia individuato più di una ispirazione”. Per Stefano Mancini su la Stampa in comune i due hanno la dedizione al lavoro, un talento coltivato con cura maniacale e la capacità di far lavorare un team intorno a loro. Se hanno avuto le migliori macchine, è anche per questo. Hamilton ha il tempo di scrivere altre pagine di storia.

Luigi Perna mette i due giganti della F1 uno di fronte all’altro sulla Gazzetta dello sport e considera che “l’acqua è stato il loro elemento naturale. Sotto la pioggia Schumacher e Hamilton hanno realizzato alcune delle imprese più belle: da Montmelò 1996, quando il tedesco trionfò la prima volta con la Ferrari, a Silverstone 2008, capolavoro dell’inglese nel diluvio. La sensibilità di guida sul bagnato, come nel caso di Ayrton Senna, è stata la cartina di tornasole del loro talento. Due gemelli diversi. Spinti dalla stessa voglia di vincere, ma opposti per il modo di vivere la vita. Schumacher, un idolo dei tifosi, è sempre stato riservato e attento a proteggere la privacy della sua famiglia. Al contrario, Hamilton è il personaggio più mediatico della storia delle corse”.

Rebecca Clancy sul Times ha pochi dubbi. “Siede all’apice del suo sport, all’apice dello sport britannico, il suo nome è inciso nel pantheon dei grandi. Ovviamente Hamilton è alla guida della macchina migliore, proprio come Schumacher, come Senna e molti altri prima di lui, ma non è solo una questione di macchine. È senza dubbio il più grande pilota della sua generazione e probabilmente il più grande atleta britannico di sempre”. 

Quando ero un ragazzino, non c’era nessuno nello sport che mi somigliasse, era facile pensare che non ci fossero possibilitàNon si vedevano in tv neri in F1, quindi spero che questo mandi un messaggio ai bambini che stanno guardando. Possono vedere che non importa da dove vieni o quale sia il tuo background. Se non vedi qualcuno della tua stessa origine, etnia o religione, creati da solo il tuo percorso

Ha parlato di eguaglianza e cambiamento a Istanbul, io su il Giornale ho scritto. Andare a tenere un discorso politico in Turchia non è banale. Volete che perda l’occasione di farsi sentire anche in Arabia Saudita dove la Formula 1 l’anno prossimo sbarcherà per la prima volta?. Sono queste le parole che Benny Casadei Lucchi, sempre sul Giornale, giudica allora preziose, perché dicono ben altro: che il talento è dentro tutti noi da bambini, è lì, va solo colto ma per farlo «bisogna crederci sempre e non mollare mai». Lewis aveva tutto per non diventare il più grande pilota di sempre, il re della F1, il più bianco degli sport, non certo l’atletica dove il mondo razziale è capovolto con i bianchi che provano ad emergere e i neri che spopolano, non certo il basket, l’Nba. Ma ciò che si ha addosso si può scrollare via, come polvere, è quel che si ha dentro che se nutrito resta e cresce. «Perché ragazzi, quel che ho fatto io, lo potete fare voi». Questa la lezione di Lewis. Che sì, tra le altre cose, ha raggiunto Schumi”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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