Rassegna stampa: da super Max a Elkann velista coraggioso

Rassegna stampa del Gran premio d’Olanda che in Italia trova pochissimo spazio in prima pagina (mi pare normale visti gli insuccessi Ferrari), ma ha comunque dato moto da parlare.

Ecco grazie a www.loslalom.it la rassegna di oggi

Giorgio Terruzzi per il Corriere della sera (dove tra l’altro fa una bellissima intervista a Soldini in cui si farla anche di John Elkann presidente Ferrari come velista) parla di doppia impotenza. Si riferisce a quella della Ferrari, di nuovo manifesta nel quinto posto di Leclerc alle spalle anche di Gasly, ma soprattutto quella della Mercedes, se non altro perché inedita – scrive – “almeno nella forma intravista tra i fumogeni di Zandvoort. Dove Hamilton ha raschiato il barile del proprio talento pur di mantenere i contatti con Verstappen, fuori portata per qualità tecnica e umana visto che ha tirato dal primo all’ultimo metro senza sbagliare una linea. Messa all’angolo per la prima volta anche sul fronte psicologico, visti i segnali di resa trasmessi via radio a un campione che arrendersi non sa, visto il mezzo pasticcio tattico che ha rischiato di dare a Bottas il punto da giro veloce nel finale di una domenica bestiale. Se due fenomeni del gas come Leclerc e Hamilton non ce la fanno a mettere una pezza ai rispettivi guai, significa che i guai sono serissimi”.

John Elkann, di Maserati è l’armatore ma anche, spesso, un componente dell’equipaggio. Che marinaio è?

«Molto appassionato. Un conto è navigare con vento in poppa e mare piatto, un altro è viaggiare contro il mare, contro il vento, con onde di quattro metri. Quando è così la vita a bordo si fa davvero tosta. Il fatto che Elkann decida di affrontare queste condizioni implica una vera disposizione. Con noi ha navigato anche in regate impegnative, quando puoi beccare una depressione australe o un fronte freddo che ti fa rizzare i capelli. Si vede che ha proprio voglia di vivere esperienze autentiche».

dall’intervista di Giorgio Terruzzi

Alessandra Retico su Repubblica celebra Verstappen e racconta che se la corsa sul mare del nord non ha fatto vedere niente di biblico in pista se non i fumogeni, le maglie, i tulipani, i leoni, le corone e i mulini a vento tutti arancioni, il risultato e il modo in cui l’ha raggiunto il suo primo cittadino somiglia a uno spartiacque. I 70 mila spettatori che gli hanno soffiato a favore sul budello di 4259 metri di asfalto misto a sabbia se li è caricati sulla Red Bull, famiglia reale compresa, per fare quello che (quasi) nessuno era finora riuscito a fare: mandare in confusione la Mercedes facendo vacillare un regno che dura, con quasi nessuna imperfezione, dal 2014

Non è possibile disgiungere la prestazione del Max olandese dalla marea arancione che dalle tribune l’ha spinto, tanto che Frédéric Ferret su l’Équipe stamattina scrive: Pensavamo di aver visto tutto e non avevamo visto niente. Il delirio dei giapponesi a Suzuka per i piloti? Dimenticatelo. La viscerale passione britannica per i motori a Silverstone, il folle fervore messicano per la festa, l’ardore ribollente dei tifosi per la Ferrari? Tutto sopraffatto. Il delirio strabiliante dei brasiliani per la F1? Spazzato via. Ora bisognerà considerare la furia selvaggia dei Batavi. Trionfare davanti ai propri tifosi non è un esercizio facile. Ayrton Senna soffrì nella sua carne per vincere a Interlagos la prima volta nel 1991

Stefano Mancini per la Stampa si sofferma sul ritardo della Ferrari dall’élite e scrive chei progettisti ripartono dal foglio bianco, quale condizione migliore per lasciarsi alle spalle tredici anni di sconfitte? Eppure il dubbio resta. Nei commenti post gara, Binotto esprime una saggia prudenza: «Noi stiamo lavorando bene, però non sappiamo che cosa stiano facendo i nostri rivali». Poi pone un dubbio che non ci saremmo aspettati. «Non dimentichiamo che altri partono da una base migliore». Se questo fosse vero, sarebbe quasi impossibile recuperare il giro di svantaggio incassato ieri a Zandvoort. Il popolo di Monza e i milioni di tifosi nel mondo che hanno riposto cappellini e magliette rosse davanti all’onda arancione, hanno bisogno di una promessa che li faccia sognare e riporti l’entusiasmo”.

Di futuro più a lunga scadenza si occupa pure Mauro Coppini sul Corriere dello sport-stadio scrivendo: Il Gran Premio di Olanda dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che nonostante le variabili introdotte dal Covid, siamo in presenza del più bel campionato mondiale degli ultimi trent’anni. Un risultato sorprendente, forse inatteso, che finisce per generare un paradosso per il quale il Mondiale che tutti si aspettavano rischia di essere sconvolto dal regolamento che andrà in vigore dal prossimo anno. Abbiamo il meglio eppure ci buttiamo a capofitto nel peggio”.

Lorenzo Tognacci ha scritto su SportellateLasciamo Zandvoort totalmente impassibili: bello, divertente, belle qualifiche, nice bankings, bel tifo, una sfilata. Una sfilata abbastanza inutile, purtroppo. Zandvoort è bellissima e immagino tutta la gioia dei tifosi olandesi di riavere il GP in casa ma la pista è oggettivamente inadeguata per ospitare una gara con queste macchine. Dopo l’incredibile circo di Spa diciamo che avremmo preferito una gara diversa per riprenderci dal torpore piovoso del Belgio”. 

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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