Rassegna stampa: l’Italia celebra Hamilton, ma adesso per chi tiferà?

Sono tornato. Mondialewis. Lewis delirio rosso. Royal Retour. Lewis Hamilton si prende le prime pagine dei quotidiani, sloggia un mondale di calcio che in Italia intetessa il giusta e ci proietta nella nuova sfida… La Ferrari contro Kimi…

Ecco che si dice sui quotidiani (grazie a www.loslalom.it)

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera dice che Lewis è stato un regista perfetto di sé stesso. “Aveva bisogno di capire come regolare le manopole che segnano ogni rapporto con gli uomini di Maranello e poi di calibrare i gesti, le parole. Politica, strategia, psicologia, con un obiettivo: accarezzare i nervi sensibili delle figure chiave, di una macchina, di una squadra che dovevano diventare sue. Lewis sembra aver compreso quanto fosse vitale la conquista di una leadership interna che egli stesso, ben prima di ricominciare a correre, ha proclamato ripetutamente. Come se fosse quello l’unico modo per ottenerla di fatto, sul campo”.

Alessandra Retico su Repubblica spiega che Hamilton “ha rivoltato se stesso e anche la squadra. Ha chiesto e preteso cambiamenti, dai freni (dischi e pastiglie Carbone Industrie e il resto Brembo, Leclerc lo ha seguito) all’ingegnere di pista. Via Riccardo Adami, dentro Carlo Santi. Doveva essere una soluzione passeggera, invece tra i due è scattata la scintilla. Un ingegnere calmo, delicato, che sale timido sul podio”.

Giulia Toninelli sulla Gazzetta si dedica appunto al Sancio Panza che è stato nell’ombra di queste “aggressività e consapevolezza, guidate con sicurezza dalle parole con cui l’ingegnere di pista di Hamilton. Carlo Santi, ha accompagno per tutto il corso della gara il suo pilota. Un rapporto iniziato quest’anno, e decollato immediatamente dopo una stagione di difficoltà anche dal punto di vista della gestione dei rapporti interni al team”.

Umberto Zapelloni sul Giornale fa notare che “Hamilton è l’unico ad esser sempre arrivato in fondo nelle prime sette gare della stagione e qui ha dimostrato di avere una velocità impressionante con una strategia azzeccata”

 Jacopo d’Orsi su La Stampa dice che questa è “la storia di un campione che ama risorgere, d’altra parte da una vita è il suo motto e questa volta l’abisso da cui riemergere era profondissimo. Dodici mesi fa consigliava a John Elkann di cercare un altro pilota, ieri ha ricevuto i complimenti del suo presidente”.

Leo Turrini sul Resto del Carlino gioca un po’ con tutta questa improvvisa e diffusa fede in Hamilton: “Ormai circola già la voce che lo abbiano visto trasformare l’acqua in vino ai tavoli del Montana, il ristorante di Fiorano tanto amato da Michael Schumacher. È inutile negarlo: per un lungo periodo, facciamo per l’intero 2025, era diventato praticamente normale dubitare della credibilità residua del Baronetto. Sembrava quasi in pensione anticipata. E invece stava preparando una rinascita che ha pochissimi precedenti nelle cronache dell’automobilismo”.

Mauro Coppini sul Corriere dello sport-stadio si dedica alla figura crepuscolare di Leclerc. “Il problema è che dopo quasi nove stagioni continua a essere giudicato soprattutto per il suo potenziale. A 21 anni si può dire sarà il predestinato. A 28 anni, dopo 8 vittorie e nessun Mondiale, occorre iniziare a giudicare anche i risultati”.

Per chi tiferà l’Italia: Kimi contro la Ferrari

Fabio Tavelli su Il Foglio propone una lettura interessante: “Adesso sì che si capirà chi tifa davvero per Kimi Antonelli e chi, invece, rimarrà ferrarista in purezza dopo il primo successo in rosso di Lewis Hamilton. … Nel giorno in cui ha ceduto 25 punti a Hamilton e 18 a Russell ha forse incassato il dividendo più consistente. Ha demolito psicologicamente Russell, passandolo senza pietà prima di doversi ritirare per un problema alla batteria. Ha costretto Toto ad ammettere che il muretto avrebbe dovuto dire a Russell di dargli strada prima di metà gara per non fargli perdere tempo contro Hamilton. Un bel bottino, nonostante lo zero alla voce: “punti”. Che, citando l’immortale Enrico Cuccia quando guidava Mediobanca, a volte si contano, mentre altre si pesano. Anche quando non se ne fanno”.

La stampa inglese e Lewis

Luke McLaughling per il Guardian: “Lewis Hamilton ha trionfato al Gran Premio di Barcellona-Catalunya con una prestazione magnifica. La strategia a tre soste della Ferrari si è rivelata un colpo da maestro. Una volta in testa, Hamilton ha guidato in modo impeccabile”.

Tom Cary per il Telegraph: “Quando Lewis Hamilton è arrivato nella sala stampa del Circuit de Barcelona-Catalunya, circa un’ora dopo aver conquistato quella che è stata una brillante e meritatissima prima vittoria per la Ferrari, George Russell e Lando Norris si stavano già preparando ad andarsene. Solitamente i tre atleti saliti sul podio tengono insieme la conferenza stampa post-gara. Ma in questa occasione, con tutta la buona volontà del mondo, Russell e Norris non erano necessari. Alla fine si sono fermati abbastanza a lungo da scattarsi qualche selfie. Hamilton di nuovo in vetta. Chi l’avrebbe mai detto? Certamente non le tante persone che lo avevano dato per spacciato verso la fine della sua esperienza in Mercedes. O le tante altre che sostenevano che il sette volte campione del mondo stesse danneggiando irreparabilmente la sua reputazione girando per la Ferrari l’anno scorso, anni luce indietro rispetto al suo compagno di squadra Charles Leclerc. Hamilton ha sempre insistito sul fatto di voler avere la possibilità di vedere cosa sarebbe riuscito a fare con i regolamenti del 2026 e con una vettura sulla quale aveva effettivamente dato il suo contributo. A quanto pare, è capace di fare parecchio. Hamilton quest’anno sembra un pilota completamente diverso. Solo il tempo dirà se la Ferrari ha ancora le carte in regola per competere con la Mercedes nella lotta per il titolo”

Molly Hudson per il Times: “Ci sono stati momenti, la scorsa stagione, in cui questo giorno sembrava non arrivasse mai. Non solo per la pressione costante esercitata dalla combinazione tra Hamilton e la Ferrari, il team più iconico della Formula 1, ma anche per i dubbi del sette volte campione del mondo, che si chiedeva se i suoi frequenti piazzamenti a metà classifica fossero tutto ciò che gli restava da dare. Aveva ancora la voglia, la capacità, il talento per battere il suo compagno di squadra, per non parlare di vincere gare, all’età di 41 anni? La risposta è stata un sonoro sì, una dimostrazione del vecchio Hamilton, quello che controllava il comando come se fosse il suo destino naturale. Hamilton, con una macchina capace di vincere, è semplicemente un animale diverso”.

Andrew Benson per la BBC: “Poche persone conoscono Hamilton meglio di Toto Wolff, il team principal della Mercedes con cui Hamilton ha vinto sei dei suoi sette titoli, periodo durante il quale sono diventati amici. Secondo Wolff, la rinascita di Hamilton quest’anno è dovuta in parte al lavoro svolto e in parte al fatto che le nuove vetture gli si addicono maggiormente rispetto a quelle degli ultimi quattro anni, che presentavano un design aerodinamico diverso. Wolff ha addirittura detto di ritenere che pure la nuova relazione di Hamilton con Kim Kardashian abbia avuto un ruolo”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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