#Ratzenberger, il morto del giorno prima. A Imola col papà

Se il primo maggio è il giorno di Ayrton, il 30 aprile è il giorno di Ratzenberger, il morto del giorno prima. Credo sia giusto ricordarlo con la commozione che aveva suo papà nei giorni scorsi a Imola.

Almeno quest’anno, nel 25° aniversario della sua scomparsa, è giusto ricordare anche lui, il ragazzone austriaco che con la Simtek cercava una qualificazione al Gp di San Marino. Il morto del giorno prima, il morto dimenticato, il morto di cui qualche addetto ai lavori storpiava abitualmente il nome.

«Da quando aveva quattro anni, Roland sapeva che un giorno avrebbe guidato auto da corsa, che sarebbe stato un pilota. Aveva solo quello in testa», ha raccontato il padre Rudolf, ormai 85 enne, nei giorni scorsi a Imola, ospite della famiglia Minardi.

Roland Ratzenberger 4 luglio 1960

Sacrifici e lavoro per inseguire il suo sogno. Questa è stata la vita di Ratzenberger che in Giappone aveva cominciato a guadagnarci pure qualcosa. Un terzo posto alla 24 ore di Daytona, una vittoria di classe a LeMans. Poi con l’aiuto di una procacciatrice cdi sponsor l’ingaggio per 5 Gp con la Simtek. Per provare la Formula1, l’ebrezza che fa il vertice dell’iceberg. “Mamma, queste sono le auto più sicure che ci siano, in Giappone era molto più pericoloso”, diceva Roland in famiglia. Ai tecnici invece ripeteva che quella Simtek era un cetriolo.

E il cetriolo lo ha tradito proprio mentre inseguiva il sogno. Una rottura dell’ala anteriore dopo una toccata in una curva precedente. L’urto mortale alla curva Villeneuve. Il soccorso disperato dei medici. Senna che corre a vedere di persona e poi si ferma a parlottare con il dottor Watkins che gli dice “Ayrton hai vinto tutto, sei il più veloce. Lascia tutto e andiamo a pescare”.  Ayrton che risponde di non poterlo fare, ma cerca una bandiera austriaca da mettersi in tasca il giorno dopo. La vuole sventolare sul podio. Vuole ricordare così il giovane collega scomparso in pista, il primo dopo tanti anni felici, anni senza croci. Invece… “L’ho scoperto l’anno dopo la morte di Roland venendo qui a Imola. Me lo hanno raccontato il fratello di Senna e il suo massaggiatore che era austriaco e amico di Roland. Ayrton aveva voluto che gli procurassero una bandiera austriaca per ricordare mio figlio. Non posso dire che erano amici, ma sapendo della passione di Ayrton per gli aereomodellini si erano messi d’accordo per vedersi vicino a Salisburgo dove c’era un grande campo volo”, racconta papà.

«Roland vive sempre con noi, abitiamo nella sua casa, quella che si era comprato coi guadadgni delle corse pochi giorni prima di morire ed è come se lui fosse sempre qui. E anche se molti dei ricordi di quel fine settimana sono legati alla scomparsa di Senna, di Roland si ricordano in tanti. Riceviamo ancora lettere di suoi tifosi, la sua tomba è sempre visitata, ci sono giapponesi che portano pesci secchi che appendono come omaggio, uno olandese ha lasciato un mulino a vento…». Un amico giornalista ha girato un documentario su Roland che ora è visibile su Amazon Prime.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

1 commento

  1. Mi auguro semplicemente di non rivedere un fine settimana del genere. RIP Ratzenberger è Senna.

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