#Ferrari1000 è qui la festa. Ed è giusto che ci sia

È qui la festa. Ed è giusto che si celebri (sabato sera a a Firenze con un sacco di piloti del passato) anche se il momento della Ferrari non è esattamente dei più allegri in 71 anni di storia in Formula1. Tutto cominciò il 21 maggio 1950 a Montecarlo. Da allora ci sono stato 999 gran premi, 238 vittorie, 228 pole, 16 mondiali costruttori e 15 piloti. È ora di invertire la rotta. Non sarà semplice e allora consoliamoci con la storia. Eccovi 10 più per entrare in atmosfera (chi mi segue su il Giornale li avrà già letti)

Il più bello: 14 luglio 1951

Il gran premio della prima vittoria con il mitico Cabezon, ovvero Froilán González, a Silverstone. “Oggi ho ucciso mia madre”, disse Enzo Ferrari riferendosi all’Alfa Romeo dove era nato e cresciuto. Ma quel giorno ha capito, più di ogni altra volta, che il secondo è il primo dei perdenti, come amava ripetere. L’argentino amico di Fangio, con un testone da cartone animato, gli ha regalato la gioia più bella e insieme il dolore più grande: aver ucciso suo madre.

Il più brutto: 14 agosto 1988

E’ il momento dell’addio. Enzo Ferrari se ne va quasi di nascosto in un giorno in cui in Italia non escono i quotidiani. La notizia della sua morte, così come il funerale, restano segreti. Una cerimonia per pochi intimi. Senza il fondatore il 90% della Ferrari passa alla Fiat, lasciando al figlio Piero il 10% e la responsabilità di rappresentare la famiglia e un padre tanto ingombrante. In attesa che venga il momento del nuovo Enzo Ferrari, il nipote di Piero, figlio di Antonella.

Il più felice: 3 agosto 1952

Il primo Mondiale in Rosso lo conquista in Germania Alberto Ascari che Ferrari non avrebbe voluto mettere in macchina per paura potesse fare la fine del padre. Ma Alberto fu così convincente (“Se non mi dà una Ferrari, compro un’altra auto”) che l’ingegnere alla fine dovette cedere. E’ l’uomo dei record di gran premi vinti di fila (9), ma anche il primo e insieme l’ultimo italiano ad aver conquistato il Mondiale per la Ferrari.

Il più triste: 6 settembre 2020

Un Gran premio d’Italia così non lo vorremmo rivedere mai più. La peggior qualifica e due auto ritirate. La tristezza è ancora troppo fresca per andare via e rappresenta uno dei momenti più bassi negli oltre 70 anni di partecipazione al Mondiale. La Scuderia spende e tanto (secondo Binotto è quella che investe di più in F1) ma i risultati sono sottozero. Difficile trovare un momento più triste.

Il più emozionante: 8 ottobre 2000

Il digiuno più lungo della storia Ferrari. Dal Mondiale di Scheckter al primo di Michael Schumacher sono trascorsi 21 anni. L’emozione provata quel giorno a Suzuka resta qualcosa di magico per chi c’era e chi l’ha vissuta in diretta tv per poi riversarsi nelle strade come per un Mondiale di calcio. Schumacher e Todt sul podio, Montezemolo in collegamento telefonico dall’Italia. Emozione e felicità vanno a braccetto nell’immagine della grande rivincita. Senza poter ancora sapere che era soltanto l’inizio di un’abbuffata straordinaria.

Il più tragico: 8 maggio 1982

Ciao Gilles. Enzo Ferrari le chiamava le sue “gioie terribili”. Perché le vittorie sono state accompagnate da dolori immensi. Villeneuve non è l’unico pilota ad essersene andato al volante di una Ferrari, ma a lui l’ingegnere teneva come a un figlio. Se lo era inventato, lo aveva ingaggiato e poi protetto fino a quel maledetto i giorno di Imola in cui si ruppe l’amore e l’amicizia con Pironi. La gara dopo, in Belgio, la tragedia. La più dolorosa per Ferrari e i tifosi che da anni ormai avevano contagiato la febbre Villeneuve.

Il più imbarazzante: 26 ottobre 1997

Quando sei campione del mondo a pochi giri dalla fine della gara, ma ti vedi il giovane arrembante arrivarti sotto come un pirata, ti si può spegnere il cervello. E’ quanto capitato quella domenica a Jerez, quando Schumacher  ha giocato all’autoscontro con Villeneuve ,perdendo il titolo e la reputazione che poi ha dovuto aspettare tre anni per recuperare. Una figuraccia in mondovisione con tanto di processo e condanna ai servizi sociali o meglio a dar lezioni di sicurezza stradale.

Il più inaspettato: 11 settembre 1988

Il primo gran premio d’Italia senza Enzo Ferrari pareva destinato a diventare una festa McLaren. Quell’anno Senna e Prost stavano dominando il mondo (vinceranno 15 gare su 16) ma quella domenica a Monza qualcuno guardò giù dall’alto e i quotidiani titolarono “Lassù qualcuno ama la Ferrari”. Quel qualcuno era l’ingegnere appena salito in Paradiso. O piuttosto era Senna che per ingordigia aveva sbagliato il doppiaggio della Williams di Schlesser finendo fuori alla variante. Via libera per la doppietta Berger Alboreto, la più inaspettata delle pazze feste ferrariste.

Il più giovane: 1 settembre 2019

A 21 anni 10 mesi e 16 giorni, Charles Leclerc diventa il ferrraista più giovane della storia a vincere un Gran premio. Lo fa in Belgio, all’università della Formula 1 e poi si ripete una settimana dopo a Monza davanti a una folla ubriaca di gioia. E’ il predestinato, anche se al momento gli manca l’auto per realizzare il sogno più grande. 

Il più vecchio: 2 agosto 1953

Vincere a 46 anni, 9 mesi e 3 giorni fa una certa impressione. Se poi lo fai guidando una Ferrari resti nella storia come Giuseppe Nino Farina quel giorno al vecchio Nurburgring. Se poi lo fai pure tenendo dietro Fangio… Un record che nessuno batterà più.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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