La nebbia rimanda il giorno di Mick #Schumacher vent’anni dopo il primo mondiale di papà in #Ferrari

Il giorno di Mick. Vent’anni dopo il primo mondiale ferrarista di papà… Al Nurburgring l’esordio in un weekend ufficiale conl’Alfa Romeo Sauber che potrebbe essere la sua nel 2021. Era tutto pronto ma la nebbia impedendo all’elicottero del soccorso di alzarsi ha vietato le prove. Tutto rinviato... restano le emozioni

È quasi un segno del destino. Vent’anni fa a Suzuka Michael Schumacher vinceva il suo primo titolo da ferrarista. Oggi suo figlio Mick esordirà in un weekend ufficiale in Formula 1 guidando nelle prove libere del mattino un’Alfa Romeo. Lo farà in Germania, a due passi dalla casa di papà con vista sull’autostrada e sul kartodromo che lui, nato e cresciuto in Svizzera, non ha mai frequentato.

Le cronache di quell’8 ottobre 2000 raccontano di uno Schumi paralizzato dalla gioia, incapace di scendere dalla sua Ferrari dopo essere entrato nella storia in attesa di passare alla leggenda. “E’ il mio terzo titolo, ma questo è speciale”, disse commosso dopo aver strizzato Jean Todt sul podio quasi fosse il suo orsetto di peluche. Dopo 21 anni e una paccata di miliardi (di lire), Schumi aveva riportato a Maranello un titolo piloti che mancava dal 1979. “Quando ho tagliato il traguardo ho sentito le emozioni esplodermi dentro”, dichiarava dopo una gara difficile con la pioggia che andava e veniva e Hakkinen che non voleva mollare. Sul podio si mise anche a dirigere l’inno facendo cantare tutta la squadra a squarciagola. Un’esibizione che fece andare su tutte le furie quel picconatore del presidente Cossiga.

Nessuno poteva immaginarsi allora che dopo quel giorno di festa ce ne sarebbero stati altri quattro di fila. Un’egemonia cominciata nel 2000 e finita nel 2004 con quel settimo titolo personale che fino al prossimo mondiale di Hamilton resterà un record unico.  E proprio Hamilton, dopo aver fallito l’attacco al primato in Russia, domenica riproverà ad eguagliare il record delle 91 vittorie di Michael. Un weekend da emozioni forti, un weekend ricco di simboli. Quando Michael vinse il suo primo Mondiale in Rosso, Mick aveva poco più di un anno e non può certo ricordare che mamma e papà l’avevano lasciato a casa per volare lontano a conquistare il mondo. Quella gara, come tante altre, le ha riviste in tv e sul computer. E oggi che ha 21 anni e si appresta a debuttare (sia pur solo in prova) vorrebbe tanto avere di fianco papà a stringerlo forte, a proteggerlo come quando lo accompagnava alle gare dei kart e cercando di togliergli un po’ di pressione lo iscriveva come Mick Betsch, il cognome di mamma Corinna. Michael  era fatto così, lo iscriveva con un altro cognome, poi lo accompagna lui in pista…

Papà Michael debuttò in pista a 22 anni. Un rapido test in Inghilterra e poi subito nella mischia a Spa su una pista dove non aveva mai corso anche se a Eddie Jordan raccontò di conoscerla perfettamente. Gli bastarono pochi giri per mettersi in mostra. Mick sta facendo le cose con più calma, segue tutta la trafila delle formule minori con un miglioramento costante tra la prima e la seconda stagione in qualsiasi serie abbia affrontato. Adesso dopo aver già girato con le vecchie monoposto di papà in esibizione e con la Ferrari 2018 a Fiorano, è pronto per l’ufficialità. Un assaggio in un weekend senza Formula 2 (campionato che sta vincendo) in attesa del grande salto dato per scontato l’anno prossimo. Se papà era un istintivo, un vero cavallo di razza che aggrediva la pista dal primo istante, Mick è più riflessivo, più metodico, ma alla fine arriva al traguardo pure lui. Magari non vincerà mai quanto papà. Ma ormai c’è la certezza che non sia qui solo per il cognome. In questi giorni si emozioneranno in tanti. Ma non come vent’anni fa. A cominciare dal presidente Montezemolo: “Er forse scritto nel destino che le due date coincidessero. Mi riempie davvero di commozione”.

#KeepFightingMichael

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

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