Che cosa hanno in comune un piatto di pasta, una Ferrari di Formula 1 e una poltrona disegnata da Vico Magistretti? Più di quanto sembri. Hanno la stessa ostinazione per il dettaglio, la stessa ricerca della forma perfetta, la stessa convinzione che la bellezza non sia un lusso, ma il risultato di un progetto. È da questa intuizione che nasce “Il gusto della velocità – Un viaggio tra cibo, design e Formula 1”, la mostra che accompagnerà la ventisettesima edizione del Mercatino del Gusto di Maglie e che resterà aperta al Museo Civico fino al 31 ottobre (inaugurazione il primo agosto).



















L’idea è tanto semplice quanto insolita: raccontare tre mondi che apparentemente non hanno nulla in comune e dimostrare invece che parlano la stessa lingua. Il cibo, il car design italiano e la Formula 1 condividono infatti un’identica cultura del progetto. Prima ancora che prodotti, sono idee. Prima ancora che oggetti, sono visioni. Dietro un piatto firmato da un grande chef, dietro una vettura che ha fatto la storia del design o una monoposto capace di vincere un Gran Premio c’è lo stesso equilibrio tra tecnica e creatività, tra funzione ed emozione.
È una riflessione che supera il semplice omaggio al Made in Italy. Perché se c’è una caratteristica che rende riconoscibile il nostro Paese nel mondo è proprio la capacità di trasformare la competenza tecnica in cultura. Non basta costruire bene: bisogna costruire bello. Vale per una Ferrari come per un piatto di pasta, per una sedia di design come per un casco da corsa. La qualità italiana nasce spesso dall’incontro fra ingegneria e poesia, tra industria e artigianato, tra razionalità e immaginazione.
La mostra, curata dagli architetti e designer Cintya Concari e Roberto Marcatti di RMA Studio, due amici ai quali ho dato una mano per la parte “formulistica”, prova a raccontare proprio questo filo invisibile attraverso fotografie, disegni, oggetti di design e memorabilia provenienti da alcune delle più importanti istituzioni culturali italiane e internazionali.
Dalle fondazioni dedicate a Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Vico Magistretti al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino, fino alla Collezione Maserati Umberto Panini, all’Autodromo di Imola e agli archivi di aziende come Barilla, Brembo, Cassina, Ferrari, Pirelli, Red Bull e Sparco.
Il percorso attraversa il Novecento e arriva fino ai giorni nostri, evocando anche il Futurismo, il movimento che per primo trasformò la velocità in un ideale estetico. Ma non si tratta di una nostalgia per il passato. Al contrario. Il messaggio è che l’innovazione nasce quasi sempre dall’incontro tra discipline diverse. Il design dialoga con l’ingegneria, la gastronomia con l’industria, la Formula 1 con la cultura.
E proprio da queste contaminazioni prende forma quell’idea di eccellenza che continua a rappresentare uno dei marchi più forti dell’identità italiana. Come ogni progetto culturale destinato a lasciare traccia, la mostra sarà accompagnata anche da un volume pubblicato da Sfera Edizioni, con contributi di protagonisti provenienti da mondi differenti, da Massimo Bottura a Paolo Barilla, da Walter de Silva a Charles Leclerc.
Una scelta coerente con il filo conduttore dell’intera iniziativa: dimostrare che il gusto non appartiene soltanto alla tavola, ma è un modo di guardare il mondo. E che, qualche volta, la velocità può essere una forma di cultura.
Ci sono tute, caschi, guanti, trofei prestati da amici collezionisti e da Antonio Giovinazzi che qui gioca in casa. Poi ci sono controbuti di Brembo, Pirelli, Barilla. Insomma se siete in Salento ne vale davvero la pena.


