La catastrofe #Ferrari letta sui giornali italiani. Rassegna stampa rassegnata…

L’esordio Ferrari letto attraverso la stampa. Una rassegna di quanto e’ stato scritto oggi è raccolto da loslalom …

Pole position per la Mercedes di Bottas nel GP d’Austria. Come era accaduto alla prima gara del Mondiale 2019. Hamilton con lui in prima fila e Verstappen terzo. Ma il caso è la Ferrari, finita con Vettel addirittura fuori dal turno finale di qualifiche, “un progetto sbagliato che tale si era già rivelato quest’inverno a Barcellona ma che non è stato possibile correggere in corsa”, scrive Alessandra Retico su la Repubblica. Leclerc partirà settimo e Frédéric Ferret su l’Équipe è preoccupato perché il 2020 non si annuncia in linea con le attese del giovane monegasco.

Daniele Sparisci su Corriere della serascrive che “una Ferrari così brutta e fragile non era immaginabile nemmeno dai più pessimisti. Non bluffavano quando dicevano di essere indietro, del resto da un po’ di tempo giungevano segnali preoccupanti, ma il ritardo certificato dal primo sabato della stagione è da autostrade liguri. Solo un miracolo oggi potrebbe raddrizzare una situazione critica”.

Anche gli altri motori Ferrari montati su Alfa e Haas hanno offerto prestazioni deludenti: tre piloti su quattro sono usciti già dopo la prima manche delle qualifiche. Il confronto con il 2019 dice che la vecchia Ferrari era di nove decimi più veloce dell’attuale SF1000.

Stefano Mancini su la Stampa analizza: “Da un’occhiata ai tempi, tra Bottas e Leclerc trascorre un secondo, che su un circuitino da un minuto a giro significa doppiaggio in gara. Viene facile dare la colpa al motore. Finché c’erano i cavalli, i difetti dell’aerodinamica venivano superati usando ali più cariche. Nella seconda parte del 2019 il motore della Rossa è finito sotto la lente di ingrandimento della Fia e qualcosa nelle prestazioni è cambiato. In peggio”.

Umberto Zapelloni, che poi sono io…, su il Giornale è perfino più esplicito quando scrive che “non è stato un disastro, è stata una catastrofe. È una Ferrari tutta da rifare. I piloti non hanno colpe. Quelle sono tutte di Mattia Binotto e del suo team. La squadra sarà anche giovane, avrà bisogno di tempo, ma non si capisce il passo del gambero rispetto alla scorsa stagione. Se a Maranello ci fosse ancora un presidente dedicato solo al Cavallino, sentiremmo tremare i muri. Il congelamento del regolamento anche per il 2021 fa temere due anni infernali. E se i problemi dovessero continuare, tornerebbero a galla i cattivi pensieri sull’accordo con la Fia sul motore, con il dubbio che la Ferrari abbia dovuto cambiare qualcosa dopo esser stata sorpresa (senza poterlo dimostrare) con le mani (e probabilmente anche i gomiti) nel vasetto di marmellata”.

Tra una definizione di predestinato per Leclerc, una di prepensionato per Vettel e una di latitante per la Ferrari, Leo Turrini su Resto del Carlino si fa le domande che girano oggi e che scrive che “fortissimo è il disagio di chi assiste ad uno spettacolo che è nemico dell’ottimismo. Chi mi legge lo sa: non sono i piloti il problema della Ferrari. Non lo erano nemmeno dieci anni fa”. Se le forze in campo sono quelle viste finora, Gianluca Gasparini su la Gazzetta dello sport trova che il Mondiale sia già segnato.

Quanto alla Ferrari, “non c’è un unico problema da sistemare: tra lentezza sul dritto e sovrasterzo evidente, i guai sembrano toccare motore e telaio. Con il solito corollario della resa aerodinamica insufficiente, che da tempo disturba i sonni del reparto corse di Maranello”. 

Ho Se anche non volessimo attribuire un significato definitivo alla prima pole della stagione, Fulvio Solms su Corriere dello sport-Stadio sottolinea comunque che “l’invenzione del DAS conferma la squadra Mercedes come un polo inesauribile di genialità ed efficienza”.

Prospettive? Giorgio Terruzzi su Corriere della sera commenta: “Il problema, dato per deludente l’esordio, è capire se le correzioni a questo progetto, in arrivo per l’Ungheria, saranno così profonde e prodigiose da ribaltare un destino gramo”.

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umberto zapelloni

Nel 1984 entro a il Giornale di Montanelli dove dal 1988 mi occupo essenzalmente di motori. Nel gennaio 2001 sono passato al Corriere della Sera dove poi sono diventato responsabile dello Sport e dei motori. Dal marzo 2006 all'aprile 2018 sono stato vicedirettore de La Gazzetta dello Sport

5 commenti

  1. Quante risate se Vettel l’anno prossimo andasse in un team “minore” (Mclaren?) e si lasciasse dietro la Ferrari..

    1. Gli basterebbe la Force India

    2. La Racing Point…

  2. tranquilli una mano arriverà dalla Mercedes….. correre, e vincere, solo contro i clienti non piacerà al marketing di Stoccarda

  3. Macche catastrofe ..un team che prende 100000 dollari annui dalla Fia di cui è socia..fà un 7 e un 11..dovrebbe esultare..

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